Denatalità, che fare?
Crisi demografica, dalla casa al family factor, la ricetta delle Bcc (alla politica e non solo)
Questa mattina i vertici di Federcasse sono stati auditi dalla Commissione parlamentare di inchiesta “Sugli effetti economici e sociali della transizione demografica”, presieduta da Elena Bonetti. A Palazzo San Macuto, il presidente Augusto Dell'Erba e il d.g. Sergio Gatti hanno illustrato le sei leve che il sistema del Credito cooperativo sta muovendo per accompagnare l'Italia che non fa più figli: lavoro, casa, welfare, educazione, ecosistemi di prossimità, contratti di lavoro. E lanciato una proposta: modificare un regolamento europeo per aumentare per sostenere il credito alle famiglie. Come è accaduto per le Pmi. Rivedi l'audizione
Si fa presto a dire “inverno demografico”, si fa presto a dire “nuova natalità”, dopodiché bisogna provare a mettere in campo, ognuno nel proprio, qualche azione, qualche correttivo, qualche impegno.
Il sistema del Credito cooperativo in campo c’è da tempo, per accompagnarla la transizione demografica. Lo si è compreso meglio stamane a Roma, a Palazzo San Macuto, quando i vertici della Federazione italiana delle Banche di Credito cooperativo, Casse rurali e Casse Raiffeisen italiane – Bcc, più conosciuta come Federcasse, sono stati “auditi” davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta “sugli effetti economici e sociali della transizione demografica”, quella costituita alla Camera e presieduta dall’ex-ministro della famiglia, Elena Bonetti.

Al centro, la presidente Elena Bonetti
Augusto Dell’Erba e Sergio Gatti, rispettivamente presidente e direttore generale, sono arrivati a Palazzo San Macuto con una memoria, in modo che ciò che non rientrasse nello spazio di confronto coi parlamentari (peraltro durato oltre un’ora, si può rivedere sotto, ndr) rimanesse comunque agli atti e, soprattutto, lasciasse all’analisi e allo studio dei membri della Commissione un’idea, la più estesa possibile, dell’importante lavoro svolto dalle Bcc.
Una memoria che ricordava come «le Bcc si distinguano per il loro impegno concreto nel fornire supporto alle imprese e ai nuclei familiari dei territori in cui operano e sono partner d’elezione delle famiglie italiane per il finanziamento dei progetti di vita».
Le sei leve delle Bcc
Ma vediamo nel dettaglio le leve che le Bcc stanno utilizzando nella loro presenza a favore delle comunità su cui insistono, con sportelli e soprattutto con un personale che è storicamente prossimo alle famiglie, soprattutto nei piccoli centri.
Rammentando poi che le 216 banche e casse rurali, con 4.097 sportelli in tutto il territorio italiano, sono presenti in 2.504 comuni, il 21% del totale nazionale. Dettaglio non banale: le Bcc si trovano in 791 municipi italiani in cui sono l’unica banca e oltre 1.200 sportelli si trovano in Aree interne, nelle quali la sboom demografico s’è manifestato prima che altrove, assieme allo spopolamento.
Lavoro non stanca
Va da sé che, per metter su famiglia e per scegliere di far figli, lavorare è quasi una precondizione. «Contribuire a generare lavoro attraverso l’erogazione del credito», scrivono Dell’Erba e Gatti, «significa contribuire concretamente alla realizzazione di progetti di vita familiare, creare ricchezza e aumentare l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro, contribuendo a contrastare in tal modo gli effetti del declino demografico e l’emigrazione dei giovani (spesso altamente qualificati) in modo particolare dal Sud Italia verso il Nord e da tutta Italia verso l’estero. Nell’ultimo quinquennio i finanziamenti lordi erogati dalle Bcc sono cresciuti del 7,8% ( il resto del mercato fa invece -4%)».

Abitazione, leader sui mutui casa
«L’acquisto della prima casa rappresenta uno dei più importanti progetti per i giovani e per le famiglie», ricordano i vertici di Federcasse, e quindi «fornire supporto per l’acquisto di un immobile, anche nelle fasi di ciclo economico più complesse, significa creare le basi per un contesto abitativo solido e sostenibile. Il 95% dei finanziamenti erogati dalle Bcc alle famiglie sono mutui (74% il resto dell’industria bancaria)».
Educare sempre. Al risparmio e non solo
Sull’educazione – altra leva individuata dalle Bcc – Federcasse ricorda come «occorra investire sulla formazione dei giovani per costruire il futuro, fornendo loro accesso e strumenti (di conoscenza e consapevolezza) attraverso la formazione e lo scambio. In particolare, educare al risparmio, all’uso responsabile e previdente del denaro e far conoscere gli effetti positivi della sempre più necessaria previdenza complementare aiuta i giovani a concepire progetti di vita con uno sguardo di lungo termine». Nel 2024 più di 600 eventi di educazione finanziaria sono stati organizzati dalle Bcc coinvolgendo complessivamente oltre 40mila persone, in maggioranza giovani (càpita di leggerne su VITA, per il puntuale contributo di Marco Marcocci sulle attività di Fondazione Tertio Millennio, promossa dalla stessa Federcasse, Iccrea Banca, Mcl e altri soggetti).
Attraverso «il movimento dei “Giovani soci e socie”» – 80 gruppi attivi, promossi da altrettante Bcc – viene poi incentivato il protagonismo attivo dei più giovani (formazione, responsabilità, democrazia e partecipazione).
Welfare e dintorni: una piattaforma e 100 mutue
Sul Welfare, Federcasse è convinta che «occorre sviluppare le politiche per generare produttività economica, sostenibilità finanziaria e adeguatezza sociale» e inoltre «valorizzare le politiche di welfare per la migliore distribuzione dei servizi sociali e sanitari e per la promozione della salute e la prevenzione delle malattie».
Le Bcc hanno peraltro costituito la piattaforma “Crea Welfare” per fornire servizi di welfare ai propri dipendenti e ma anche alle piccolissime imprese socie e clienti delle Bcc (che non avrebbero gli strumenti e i numeri per accedervi). «Crea Welfare», spiegano da Federcasse, «è una “piattaforma comunitaria” che propone servizi offerti da operatori territoriali, valorizzando anche in questo modo l’economia locale, in una logica cooperativa e circolare».

Senza dimenticare che le Bcc hanno creato «oltre 100 proprie associazioni mutualistiche forniscono servizi di supporto alle famiglie e alle persone».
Ecosistemi di prossimità, contro lo spopolamento
Altro nodo, come hanno ricordato Dell’Erba e Gatti a Palazzo San Macuto, «la tutela degli “ecosistemi di prossimità”», convinti che occorra in questo modo contrastare i fenomeni di spopolamento di vaste aree del Paese.
«Rafforzare gli “ecosistemi di prossimità” (luoghi dove la biodiversità di persone e organizzazioni sostengono relazioni e collaborazioni, esercitando un effetto di trattenimento di persone, capitale sociale e culturale)», scrive Federcasse, «può rappresentare una strategia per valorizzare soprattutto le Aree interne, incentivando anche la nascita e la permanenza di nuove famiglie».
Non a caso, lo scorso 11 ottobre Federcasse ha sottoscritto un Protocollo d’intesa con l’Associazione nazionale dei comuni italiani-Anci, «con il duplice obiettivo di valorizzare e incentivare la presenza e l’innovazione dei servizi bancari offerti dalle Bcc nei territori e di sviluppare la loro capacità di servizio nei confronti delle amministrazioni comunali e dei loro consorzi in tutte le aree del Paese, sia centrali sia periferiche».
Nella Memoria ricordato anche il Protocollo stipulato col Cnel: «Volto a favorire la funzione sociale del Credito cooperativo massimizzando le potenziali sinergie tra le parti, sostenendo lo sviluppo economico e sociale delle famiglie, delle comunità e dei territori, valorizzando le specificità della contrattazione collettiva nazionale di lavoro nel settore, nonché promuovendo processi di educazione finanziaria cooperativa e mutualistica».

Contratti di lavoro, l’esperienza dei 38mila
Last but not least, i contratti di lavoro. A Federcasse hanno potuto ricordare i propri contratti collettivi, che disciplinano la vita professionale di 38mila persone: «Negli ultimi anni hanno proseguito l’attività di rafforzamento degli istituti che riguardano la parità di genere e l’armonizzazione tra tempi di vita e di lavoro, spesso in combinazione tra loro, e il supporto alle politiche di sostegno della genitorialità e della famiglia in generale. La distribuzione del personale», hanno ricordato presidente e direttore generale, «nelle Bcc vede una quota crescente di occupazione femminile (+1,3% su base annua, -1,2% per le altre banche)».
Una proposta, il Family supporting factor
come per le Pmi
L’occasione di confrontarsi con un ambito parlamentare dedicato a un tema sociale urgente, ha spinto Federcasse a ricordare la necessità di «una proposta legislativa di respiro europeo».
In particolare la Federazione «ritiene che nella legislatura europea 2024-2029 possa e debba trovare spazio anche una misura che incentivi le banche a erogare crediti alle famiglie (nelle loro diverse accezioni) per i loro investimenti fondamentali».
Un provvedimento che possa introdurre il “Family supporting factor”, «ovvero una misura che riduca l’assorbimento patrimoniale delle banche quando esse erogano prestiti (con un importo massimo ragionevole da definire) alle famiglie che vogliono/debbono investire nell’acquisto della prima casa, nello studio dei figli, nell’assistenza e/o accompagnamento sotto il profilo sanitario e sociale di componenti del nucleo familiare colpiti da patologie e/o disabilità significative».
Come farlo? Federcasse propone l’inserimento di un Articolo 501 sexies nel Regolamento (Ue) n. 575/2013 relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi.
Di fatto, il “Family Supporting Factor” «non inciderebbe in alcun modo sul gettito fiscale e si inserirebbe nella positiva scia del collaudato “Pmi Supporting factor” (articolo 501 del già citato Capital Requirement Regulation-Crr), misura europea che, da oltre 10 anni, riduce in termini apprezzabili l’assorbimento patrimoniale a carico delle banche che erogano crediti fino a un massimo di 2,5 milioni di euro per le piccole-medie imprese».
La voce di 1,5 milioni di soci
Si tratta della voce di 1,49 milioni di soci, in crescita del 2,0% su base d’anno, che i deputati avranno ascoltato con cura. D’altra parte, non sono ragionamenti teorici, ma le considerazioni un pezzo importante del sistema del credito di questo Paese.
Con i 142,6 miliardi di impieghi (al 30 giugno scorso) – +2,8% sul 2023 e un lusinghiero +0,5% rispetto al settore – sono una parte importante del credito nazionale: il 23,3% dell’artigianato e piccola manifattura; il 24,8% del turismo; il 24,3% dell’agricoltura e alla pesca; il 15,6% delle costruzioni e dell’immobiliare; l’11,2% dei crediti del commercio.
E c’è anche 10,2% del totale erogato dall’industria bancaria alle famiglie consumatrici. Appunto.
Rivedi l’audizione qui sotto.
Al tema della denatalità VITA ha dedicato, esattamente un anno fa, un numero del magazine che ha ancora da dire molto. Lo trovate qui.
La foto in apertura è di Michael Kroul su Unsplash
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