Migranti

Da Cutro ad oggi nel Mediterraneo sono morti oltre 300 minori

In totale le vittime, dal 2014, sono stimate in 34.200: soltanto in questa prima parte dell'anno sono state 600. «Gli Stati europei si ostinano a rendere i confini esterni sempre più invalicabili, proponendo soluzioni improntate sulla deterrenza anziché sulla solidarietà, mentre salvare vite umane dovrebbe essere la prima preoccupazione», commenta Giorgia D’Errico, direttrice Relazioni istituzionali di Save the Children

di Redazione

Sono più di 300 (stima approssimata per difetto) i minori che hanno perso la vita nel Mar Mediterraneo dalla tragica notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, quando fu registrato il naufragio di Steccato di Cutro, nel quale morirono 94 tra uomini, donne e bambini a pochi metri dalla riva. «Di fronte alla tragedia di tre anni fa, in cui molte persone vicinissimo alla costa, alla salvezza agognata, hanno trovato la morte, alle immagini di quella spiaggia dove il mare aveva restituito i giocattoli di chi grande non sarebbe diventato mai, si sono levati impegni che dicevano “mai più”, esattamente come accaduto a Lampedusa dopo il terribile naufragio del 2013», sottolinea in una nota Save the Children, l’organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro. «Il Mediterraneo si conferma tra le rotte migratorie che causano il numero più elevato di vittime. E invece, la storia continua a ripetersi. Molti naufragi, però, non sono visibili, avvengono in alto mare, lontano dagli sguardi, senza tracce, come testimoniano i corpi di persone migranti che il mare sta restituendo un giorno dopo l’altro sulle coste calabresi e siciliane. Persone travolte dai flutti ma respinte da un approccio che antepone la deterrenza alla protezione delle vite umane. Sono più di 34.200 le persone morte o disperse in mare nel Mediterraneo dal 2014, di cui quasi 3mila dopo il naufragio di Cutro, oltre 600 solo nel 2026.

«Gli Stati europei si ostinano a rendere i confini esterni sempre più invalicabili, proponendo soluzioni improntate sulla deterrenza anziché sulla solidarietà, mentre salvare vite umane dovrebbe essere la preoccupazione principale», dichiara Giorgia D’Errico, direttrice Relazioni istituzionali di Save the Children. «È urgente un’assunzione di responsabilità condivisa tra gli Stati membri e le istituzioni europee, che garantisca un meccanismo coordinato e strutturato di ricerca e salvataggio delle persone in difficoltà in mare, agendo nel rispetto dei principi del diritto internazionale, e che si ponga l’obiettivo di garantire vie sicure e legali per l’ingresso in Europa. E invece, le recenti norme sul tema – dal Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo, all’adozione della lista sui Paesi sicuri, al disegno di legge sull’immigrazione varato dal Consiglio dei ministri l’11 febbraio – sembrano andare in direzione opposta. Come la previsione di ampie e generiche ipotesi di interdizione delle acque territoriali alle navi di salvataggio: sanzionare e limitare l’attività delle navi nel Mar Mediterraneo, siano di esse organizzazioni non governative o mercantili, quando soccorrono e sbarcano le persone in difficoltà aderendo al diritto marittimo internazionale, è pericoloso e mette a rischio la vita delle persone, a maggior ragione se si tratta di minori e altre persone vulnerabili».

«L’Ue e gli Stati membri dovrebbero adottare tutte le misure necessarie per garantire che migranti e rifugiati, molti dei quali minori, siano soccorsi e sbarcati nel minor tempo possibile in porti sicuri dove possano ricevere una protezione adeguata», conclude la nota di Save the Children.

Credit: nella foto di Save the Children la spiaggia di Cutro

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