Cultura
Da Thomas Reid a Sant’Agostino, due giornate a Milano per celebrare il filosofo Michele Federico Sciacca
A 50 anni dalla morte del pensatore siciliano, giovedì 19 e venerdì 20 febbraio 2026 numerosi intellettuali si ritroveranno ai Musei Diocesani “Carlo Maria Martini” per ripercorrere il lungo e articolato percorso filosofico, umano e spirituale di Sciacca
di Redazione
Il Centro internazionale di studi rosminiani di Stresa conclude le celebrazioni del 50esimo anniversario della scomparsa del suo fondatore, il filosofo Michele Federico Sciacca (nella foto) con un convegno che si terrà ai Musei Diocesani “Carlo Maria Martini” di Milano giovedì 19 e venerdì 20 febbraio prossimi. Nelle due giornate si ripercorrerà lo sviluppo del pensiero del filosofo giarrese, seguendo le grandi tappe della sua vita: dalla tesi sul filosofo inglese Thomas Reid al riavvicinamento al tomismo, passando per Sant’Agostino e Antonio Rosmini. Proprio a quest’ultimo Sciacca, una delle principali figure dello spiritualismo filosofico del Novecento, dovette la sua conversione filosofica e religiosa avvenuta negli anni Trenta.
Nato a Giarre (Catania) nel 1908 e morto a Stresa (provincia del Verbano-Cusio-Ossola) nel 1975, Sciacca si rivelò ben presto studioso attento e rigoroso, tanto da essere considerato il più significativo tra i filosofi italiani del XX secolo. Fu docente già in età giovanissima, dapprima a Pavia e poi a Genova. Amava definirsi uomo di scuola. «Accademico no, uomo di scuola sì per la mia vocazione inequivocabile all’insegnamento, alla comunicazione e al dialogo… Non posso fare a meno di comunicare con gli altri, con i giovani», diceva.
Fu autore di circa settanta volumi, tradotti nelle principali lingue europee: sentiva come una necessità fecondare degli spiriti, suscitare problemi e sentirsi fecondato dagli altri. Anima inquieta e assetato di verità, Sciacca trovò nella filosofia di Rosmini sistematicità, chiarezza, profondità. Prese le mosse dal pensatore roveretano per fondare la propria filosofia dell’integralità. Riconobbe la grandezza del Maestro tanto da restituirgli il posto che gli spettava nell’ampio dialogo culturale del primo Novecento. Lavorò con audacia al primo centenario della morte di Rosmini, chiamando i più autorevoli esponenti del mondo culturale di allora. Nel 1966 fondò il Centro internazionale di studi rosminiani, luogo deputato ad approfondire la teoresi rosminiana. Istituì nel 1967 la Cattedra Rosmini, per facilitare il confronto e il dialogo tra la filosofia del roveretano e le filosofie. Inoltre, nel 1973 diede inizio all’edizione nazionale e critica delle opere edite e inedite di Rosmini.
Durante il convegno, numerosi relatori di fama nazionale ricorderanno la sua rete di rapporti personali e amicizie coi più grandi esponenti del mondo culturale del Novecento, e metteranno in luce le sue molteplici attività, fra cui la fondazione e animazione di centri culturali tuttora fiorenti (Stresa, Bolzano e Merano) e riviste scientifiche ancora oggi in corso (Giornale di metafisica, Humanitas, Città di Vita, Rivista Rosminiana).
Prendendo spunto dal pensiero e dall’eredità di Sciacca, il convegno intende riaffermare l’importanza della cultura cattolica e, più in generale, del dialogo tra Chiesa e mondo contemporaneo, nel panorama dei secoli XX e XXI. Sciacca, così come Rosmini e altri pensatori cattolici, possono costituire uno strumento per un ponte con le filosofie e i pensieri moderni e postmoderni, e con la società occidentale attuale figlia del pensiero debole, del post-umanesimo e dell’ateismo moderno.
I relatori delle due giornate milanesi
Samuele Francesco Tadini parlerà di “Sciacca e la filosofia di Thomas Reid”, mostrando in particolare lo Sciacca storico della filosofia e prendendo in esame l’opera dedicata alla filosofia di Reid.
“Dopo Rosmini: l’atto di Giovanni Gentile e l’integralità di Sciacca” è il titolo dell’intervento di Hervè A. Cavallera. Il pensiero di Rosmini costituisce, infatti, uno dei punti di partenza della riflessione del giovane Gentile su cui svilupperà il suo attualismo.
Jacob Buganza parlerà di “Sciacca, il problema dell’interiorità e Sant’Agostino”. È un fatto incontrovertibile che la filosofia di Sciacca riceva un’influenza profonda e decisiva dal pensiero del Santo, come traspare in tante pagine della sua produzione.
“L’infinito che è nell’uomo. Sciacca interprete di Leopardi e di Pirandello” è invece il titolo scelto da Luigi Capitano. I due illustri letterati rappresentavano per Sciacca due “fratelli separati”, peraltro anche tra loro affini. Secondo il filosofo giarrese, sia Leopardi che Pirandello hanno indicato nell’infinito che è nell’uomo la privilegiata, per quanto illusoria, via di fuga dal male del mondo.
“Platone fondatore del principio dell’interiorità” sarà il tema al centro della relazione di Roberto Rossi, secondo il quale Platone infrange l’autoreferenzialità della ragione e dell’esperienza, che segna le correnti di pensiero che affascinano lo Sciacca degli anni giovanili.
Paolo De Lucia parlerà di “Lo spiritualismo cristiano. Armando Carlini e Sciacca a Pavia”. Sciacca, a partire dalla vicinanza al neoidealismo di Gentile, evolve verso forme sempre più articolate di spiritualismo, sino a formulare definitivamente il suo pensiero nei termini di una compiuta “filosofia dell’integralità”.
Francesco Totaro ha scelto un titolo più legato al territorio: “Il contributo di Sciacca al centro di Gallarate: essere, persona, trascendenza”. Il filosofo di Giarre è stato probabilmente la presenza più incisiva tra quelle dei primi anni del Centro di Gallarate. La sua riflessione, che ha un riscontro nell’opera “L’interiorità oggettiva”, spazia dai temi di carattere teoretico (filosofia e cristianesimo, natura della verità, rapporto tra esistenza finita e affermazione del principio metafisico come Essere infinito) a quelli attinenti alla morale e alla relazione tra persona e società.
“Gli esordi del Giornale di Metafisica e l’autocritica dello spiritualismo cristiano” saranno invece le basi dell’intervento di Giuseppe Nicolaci, il quale intende mettere a fuoco gli anni dell’approdo di Sciacca a Genova e gli esordi della rivista “Giornale di Metafisica”, fondato un anno prima a Pavia.
La relazione di Annalisa Noziglia sul tema “Dalla crisi dell’idealismo soggettivo all’interiorità oggettiva” ripercorrerà la genesi della “Filosofia dell’integralità” di Michele Federico Sciacca, analizzando il passaggio critico dall’idealismo oggettivo di matrice platonico-cristiana a quello soggettivo moderno.
Ilario Bertoletti approfondirà un altro interessante argomento: “Sciacca e la nascita della rivista Humanitas”, mentre Danilo Castellano proporrà “L’approdo di Sciacca al Tomismo agostiniano”, ricordando che il filosofo di Giarre aderì a scuole di pensiero diverse, superandole gradualmente. Dalla Scuola napoletana di Aliotta all’attualismo di Giovanni Gentile.
Il rapporto tra Sciacca e il Centro internazionale di studi rosminiani sarà illustrato da Ludovico Maria Gadaleta. La conoscenza del siciliano con i padri rosminiani si sviluppa negli anni Trenta ma è dopo i successi delle iniziative del Centenario di Rosmini (1954-1955) che egli concepì la nascita di un Centro studi dedicato alla sua figura. Voleva un ente che riunisse tutto il materiale rosminiano e fungesse da riferimento per gli studiosi del Roveretano.
Anna Maria Tripodi parlerà di “L’eredità di Sciacca: la riscoperta della Verità”. Come il Beato Rosmini nell’Ottocento, così Sciacca nel Novecento ha proposto all’uomo del terzo millennio, con il “coraggio della ragione”, la forza della Verità. Ricordandoci che senza Dio non c’è futuro.
La chiusura spetterà a Marcello Veneziani con “Sciacca e i nuovi barbari tecno-nichilisti d’Occidente”, tema quanto mai d’attualità. Sciacca fu uno dei rari autori del Novecento che colse il nesso fatale tra il primato della tecnica e l’avvento del nichilismo, che trovò la sua realizzazione nell’occidentalismo. Un Occidente decapitato, privo di testa e di anima che, liberandosi da Dio e dalla civiltà, prosegue in questa folle direzione per il compimento necessario della modernità.
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