Psichiatria
Dalla Bibbia alle Asl, la salute mentale inizia prima della nascita
Il cardinal Ravasi e lo psichiatra Ammanniti tra le voci del “Dialogo sulla salute mentale” promosso e ospitato da Angelini Pharma con il Cortile dei Gentili. Incrementare i servizi, per una presa in carico più diffusa e adeguata; superare lo stigma; investire su risorse e professionalità: queste le richieste condivise, con l’impegno di fare ciascuno la propria parte. A partire dal nuovo Piano nazionale sulla salute mentale
C’è un filo lungo migliaia di anni, che si snoda dalla Bibbia fino all’industria farmaceutica: è la salute mentale, con i suoi diversi nomi e le tante sfaccettature. Questo filo è stato al centro del Dialogo sulla salute mentale, promosso e ospitato da Angelini Pharma a Roma.
E si parte, appunto, dalla Bibbia. È stato il cardinale Gianfranco Ravasi a proporne una lettura, soffermandosi su alcune parole ricorrenti nei diversi libri che la compongono. Solo per citarne alcune: «pazzia, follia, demenza, alienazione, psicopatia, squilibrio, paranoia, mania, fobia. Ma anche l’eresia, a volte, è classificata come mancanza di salute mentale», ha fatto notare.
Il Cortile dei Gentili e l’industria: una sinergia per rispondere al disagio
Quel tema “biblico” trova oggi spazio nel Cortile dei Gentili, voluto dallo stesso cardinale Ravasi come luogo di cultura, elaborazione, ma anche di risposta ai bisogni.
«La collaborazione tra il Cortile dei Gentili e Angelini Pharma testimonia il valore di un’alleanza tra cultura, scienza e responsabilità sociale, capace di promuovere prevenzione, ascolto e comunicazione autentica. Solo attraverso un dialogo aperto e plurale possiamo trasformare il disagio in occasione di consapevolezza, cura e speranza», ha detto.
Un impegno necessario, ha sottolineato, visto che la salute mentale è «una delle grandi sfide culturali e sociali del nostro tempo, perché tocca il cuore stesso della persona, delle sue relazioni e del suo futuro, soprattutto nelle giovani generazioni».
Quanto la sfida sia cruciale e urgente lo ha evidenziato Sergio Marullo di Condojanni, ceo di Angelini Pharma: «Di fronte all’aumento dei disturbi mentali, soprattutto tra i più giovani, come industria abbiamo un duplice dovere: promuovere la consapevolezza per rimuovere le resistenze culturali alla cura del disagio psicologico e investire in ricerca e sviluppo per dotare i professionisti sanitari degli strumenti necessari per favorire il benessere della popolazione e della comunità. Il pubblico, il privato e la società civile devono lavorare in sinergia, perché nessuno può vincere questa sfida da solo».
Il Piano nazionale per la salute mentale 2025-2030
Dal punto di vista pubblico, una prima risposta importante, seppur non sufficiente, è offerta dal Piano nazionale per la salute mentale, su cui si è soffermato il ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto tramite un videomessaggio:
«Per dare risposte concrete e più moderne a questi bisogni di salute, abbiamo approvato il nuovo Piano di azione per la salute mentale 2025-2030: un provvedimento strategico, che punta a facilitare il dialogo tra ospedale, territorio, servizi sociali e scuole, con un’attenzione specifica alle fasi più delicate della vita, dall’età evolutiva alla transizione verso quella adulta».

All’interno del Piano è centrale, tra l’altro, lo stanziamento di «30 milioni per le assunzioni di tutte le figure professionali necessarie, a partire dai neuropsichiatri infantili, che vanno potenziati», ha spiegato Alberto Siracusano, coordinatore del Tavolo tecnico sulla salute mentale del ministero della Salute e presidente del Consiglio superiore di Sanità. «Fondamentale anche la prevenzione, con un’attenzione non solo ai primi anni e mesi di vita, ma anche prima della nascita e fin dal concepimento».
Prevenzione precoce e salute mentale fin dalla gravidanza
Proprio su questo aspetto, meno trattato nel dibattito pubblico e certamente meno considerato quando si parla di salute mentale, è intervenuto anche Massimo Ammanniti, professore di Psicopatologia dello Sviluppo presso l’Università La Sapienza di Roma.
«Cosa si possa fare nei primi anni di vita e fin dalla gravidanza è un tema di grande interesse, perché sappiamo che già in questa fase iniziano a svilupparsi competenze che consentiranno al lattante e poi al bambino o alla bambina di costruire la propria personalità. Prevenzione primaria e home visiting sono in questo senso strumenti fondamentali per la promozione della salute mentale e la prevenzione dei disturbi».
I servizi di salute mentale e il nodo della continuità di cura
Il filo che dalla Bibbia arriva fino a noi, passando per le parole chiave della salute mentale, attraversa inevitabilmente anche i servizi. Del lavoro, e della fatica, di questi ha parlato Roberto Cafiso, direttore del Dipartimento di salute mentale dell’Asl di Siracusa: «Le patologie spesso entrano nei servizi, ma poi si perdono per strada, perché manca il collante con il terzo settore e le Asl, e viene meno la possibilità di seguire le persone in modo capillare e continuativo nel tempo. In questo vuoto, tra adolescenza ed età adulta, i disturbi spesso si complicano, a volte anche per l’uso di sostanze. E a volte diventano devianza: anche i devastatori delle città sono spesso affetti da psicopatologie non trattate adeguatamente. L’auspicio è che il Piano per la salute mentale si armi di decreti esplicativi, che spieghino alle regioni e ai comuni come lavorare con il Terzo settore, perché chi sta male non sia lasciato al suo destino».
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