Il diritto di viaggiare
Dalla Francia al Portogallo, l’accessibilità trasforma il turismo europeo
La Commissione europea sta definendo la nuova Tourism Strategy, la cui pubblicazione è prevista per la prossima primavera. Dalle consultazioni rivolte agli stakeholder, accessibilità e inclusione emergono come principale priorità. In questo contesto, le esperienze reali di modelli virtuosi sono importanti: dall'approccio sistemico francese alla Guida per la pianificazione di destinazioni accessibili portoghese, fino alla Germania che riconosce l’accessibilità turistica come esigenza economica del settore
di Sara Piana
Parlare di turismo accessibile “in Europa” non è semplice. Non esiste un unico modello, né una
politica uniforme: ogni Paese porta con sé una storia, un contesto culturale e un assetto istituzionale diverso. Ed è proprio questa eterogeneità a rendere il quadro europeo complesso, ma anche estremamente interessante.
L’accessibilità, più che una formula replicabile, è un percorso che prende forme diverse a seconda dei territori. E oggi, più che mai, questo percorso è al centro di un momento cruciale per il futuro del turismo europeo.
Un momento decisivo per le politiche europee
La Commissione europea è al lavoro sulla nuova Tourism Strategy, la cui pubblicazione è prevista per la prossima primavera. Nei mesi scorsi, la Tourism Unit ha avviato una serie di consultazioni rivolte sia agli stakeholder del settore sia agli Stati membri, con l’obiettivo di raccogliere evidenze e orientare le future politiche turistiche dell’Unione Europea. I primi risultati preliminari, presentati in questi mesi durante incontri e conferenze a Bruxelles e online, restituiscono un dato significativo: nell’ambito della targeted consultation, rivolta agli operatori e agli attori del settore, accessibilità e inclusione emergono come la principale priorità.
Diverso, invece, l’esito della cosiddetta call for evidence, che coinvolge istituzioni e mondo della ricerca degli Stati membri: qui l’accessibilità compare solamente come elemento legato al marketing delle destinazioni turistiche inclusive, più che come leva strutturale di qualità e
sviluppo generale.
Questa distanza di sguardo rende evidente quanto sia importante, nel futuro prossimo, continuare a far sentire la voce di chi lavora quotidianamente sul campo. Non era scontato che emergesse una consapevolezza così forte tra gli stakeholder: un segnale che racconta anche l’impatto del
lavoro portato avanti negli anni da reti come Enat – European Network for Accessible Tourism, punto di riferimento europeo sul tema e IsITT – Istituto Italiano Turismo per Tutti, punto di riferimento nel panorama italiano.
Non modelli perfetti, ma esperienze reali
In questo contesto, diventa sempre più importante raccontare esempi concreti, in qualità di esperienze reali, attive e verificabili. È in questa prospettiva che il 3rd World Summit on Accessible Tourism, svoltosi a Torino nell’ottobre 2025, ha rappresentato un osservatorio privilegiato. Le buone pratiche emerse hanno rappresentato modelli virtuosi di soggetti pubblici e privati hanno scelto di esserci e di presentare risultati, strumenti, politiche e visioni.
Tra i casi europei più significativi, la Francia rappresenta un esempio di approccio sistemico: una label nazionale sull’accessibilità, investimenti pubblici in formazione e programmi strutturati di rilevazioni e mappature. Il Portogallo, già nel 2018, ha redatto una Guida per la pianificazione di destinazioni accessibili e rimane, a oggi, l’unico Paese europeo in cui è prevista obbligatoriamente una formazione sull’accessibilità all’interno dei percorsi professionali legati alle occupazioni turistiche.

Altri Paesi seguono strade diverse ma altrettanto efficaci. In Germania, ad esempio, l’accessibilità turistica viene sempre più riconosciuta come esigenza economica del settore, non solo come questione di diritti. È in questa direzione che si inserisce la recente pubblicazione di UN Tourism, realizzata insieme al German Federal Ministry for Economic Cooperation and Development, Accessibility Guidelines for Tourism Businesses, che esplicita con chiarezza come l’accessibilità sia una condizione di competitività per le imprese turistiche.
Uno sguardo al futuro
L’Europa non ha quindi bisogno di un modello unico di turismo accessibile, ma di una direzione condivisa capace di tenere insieme storie, approcci e contesti diversi. Il momento storico è particolarmente delicato: le politiche si stanno definendo ora e le priorità sono in fase di scrittura. Per questo è fondamentale che l’accessibilità non venga relegata a una voce di comunicazione o a un esercizio di immagine, ma riconosciuta come una componente strutturale della qualità turistica. La sfida è far sì che l’accessibilità non resti confinata al marketing, ma diventi una chiave reale per costruire un turismo più competitivo. Un turismo, davvero, per tutti e per ognuno.
Questo articolo fa parte di una serie dedicata al turismo e all’accessibilità. Leggi anche:
Il valore nascosto dell’accessibilità: nel turismo muove quasi 10 miliardi
Le fotografie sono state fornite da Cpd – Consulta per le persone in difficoltà
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