Dopo la Conferenza nazionale

Dipendenze, meno di un giovane su due è coinvolto in programmi di prevenzione

Durante la recente "Conferenza nazionale per le dipendenze" si è parlato moltissimo di prevenzione precoce al consumo di sostanze negli adolescenti e nei giovani. Sonia Salvini, responsabile Dipendenze regione Liguria: «Mentre c’è una diminuzione del consumo di alcol, tabacco, cannabis, c’è un aumento dell’uso di sigarette elettroniche, psicofarmaci non prescritti, gioco d’azzardo»

di Ilaria Dioguardi

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«Il primo motivo per cui dobbiamo fare prevenzione ci è fornito da un dato: solo il 49% delle persone tra 15 e 19 anni risulta aver avuto in classe un intervento di prevenzione all’utilizzo di sostanze, contro il 72% del resto d’Europa. E allora forse una correlazione tra interventi di prevenzione e consumi c’è». A parlare è Sonia Salvini, responsabile Dipendenze regione Liguria, Dipartimento salute e servizi sociali, Ufficio salute mentale, Dipendenze e salute in ambito penale.

Verso un gruppo nazionale di lavoro interdisciplinare

Sonia Salvini ha fatto parte del tavolo di lavoro “Prevenzione precoce delle dipendenze con particolare riferimento a giovani e adolescenti” che si è concluso con la VII Conferenza nazionale per le dipendenze che si è svolta il 7 e l’8 novembre scorsi. Tra le proposte presentate, è stata espressa la volontà di costituire un gruppo nazionale di lavoro interdisciplinare. «La proposta è quella di istituire un team di esperti, nominati dal Dipartimento politiche antidroga, che comprende ovviamente rappresentanti del Dpa, poi della regione, esperti in prevenzione, il Miur, il ministero della Salute. Quindi, tutte quelle realtà che hanno una declinazione rispetto alla competenza della materia. Vorremmo che questo gruppo validasse le strategie che sono efficaci alla prevenzione al consumo di sostanze e al rischio di dipendenza», dice Sonia Salvini.

La professionalizzazione delle competenze nella prevenzione

«Nelle scuole, e non solo, gli interventi di prevenzione ai consumi di sostanze e a comportamenti che possono creare in generale dipendenza, come il gioco d’azzardo e il gioco online, nell’ambito delle dipendenze, sono proposti a volte da persone che non hanno competenze specifiche della prevenzione. Noi vorremmo che fosse professionalizzata la competenza di chi fa prevenzione a questo tipo di attività», prosegue Salvini. «Vorremmo fossero approcci validati a livello internazionale, esiste un protocollo a livello internazionale che valida questo tipo di interventi, che segue le indicazioni dell’Agenzia dell’unione europea sulle droghe – Euda. Questi approcci, ovviamente, andrebbero adattati al contesto italiano. Il gruppo di lavoro validerebbe le attività, coinvolgerebbe gli insegnanti e la comunità educante».

Una piattaforma pubblica e il coinvolgimento dei destinatari

Sonia Salvini prosegue dicendo che «si dovrebbe creare una piattaforma pubblica che raccolga i programmi e i progetti che sono efficaci alla prevenzione, alla dipendenza e ai consumi di sostanze. Sarebbe importante fare un sistema di monitoraggio che ci racconti chi consuma cosa e cos’è che, in questo momento, è più a rischio di generare dipendenza. Inoltre, bisognerebbe cercare di coinvolgere quelli che sono i portatori di interesse, ma anche i destinatari finali, in modo che siano attivi anche loro, che non siano interventi dove la persona subisce solamente la parte di prevenzione, ma che ci possa mettere del suo per poter collaborare alla buona riuscita dei programmi».

Nei programmi di prevenzione, solo il 49% degli studenti italiani è coinvolto, contro il 72% della media europea

Sonia Salvini, responsabile Dipendenze regione Liguria

Programmi di prevenzione: solo il 49% degli studenti coinvolti

«Se guardiamo i dati a livello europeo e a livello italiano, nei giovani, vediamo che l’Italia ha ridotto negli anni i consumi di sostanze quali l’alcol, i cannabinoidi e le sostanze più pesanti. Ma, rispetto al resto d’Europa, li ha ridotti meno. Nella popolazione tra i 15 e i 19 anni, siamo, per esempio, ancora primi nel consumo di cannabinoidi», continua Salvini. «Il primo motivo per cui dobbiamo fare prevenzione ci è fornito da un dato: solo il 49% delle persone tra 15 e 19 anni risulta aver avuto in classe un intervento di prevenzione contro il 72% del resto d’Europa. E allora forse una correlazione tra interventi di prevenzione e consumi c’è».

Nel 2024 in Italia il 7,9% delle studentesse di 15-16 anni ha fatto uso di psicofarmaci non prescritti contro il 4,2% degli studenti. Nel 2019, erano rispettivamente il 5,6% e il 3%

Aumenta l’uso di psicofarmaci non prescritti

Tra i giovani, «mentre c’è una diminuzione del consumo di alcol, tabacco, cannabis, c’è un aumento dell’uso di sigarette elettroniche, psicofarmaci non prescritti, uso di social media, gioco online e gioco d’azzardo. Il fatto che diminuiscano alcuni consumi non significa che ci sia una diminuzione del rischio rispetto alla dipendenza perché insorgono nuove modalità di consumo, nuove tipologie di sostanze e nuovi rischi per la salute. Tra questi, quelli dovuti alla sigaretta elettronica, che ha una buona percentuale di uso nell’ultimo anno, oltre il 30%. Inoltre, è aumentato l’uso degli psicofarmaci senza prescrizione medica, quindi non si ha neanche un controllo. Ciò che sorprende è che è maggiormente coinvolta la popolazione femminile», prosegue Salvini.

Per quanto riguarda il gaming, ha un’industria sofisticata che genera delle tipologie di giochi che hanno delle somiglianze molto forti con il gioco d’azzardo». Espad è il progetto europeo di indagine scolastica su alcol e altre droghe «che offre un portale con libero accesso a 30 anni di dati sull’uso di sostanze e altri comportamenti a rischio, raccolti tramite questionari somministrati agli studenti delle scuole superiori italiane», precisa Salvini. Secondo Espad, nel 2024 in Italia il 7,9% delle studentesse di 15-16 anni ha fatto uso di psicofarmaci non prescritti contro il 4,2% degli studenti. Nel 2019, erano rispettivamente il 5,6% e il 3%.

Il 32,2% dei giovanissimi fa uso della sigaretta elettronica

Sempre secondo Espad, tra gli studenti di 15-16 anni, nel 2024 il 32,2% ha utilizzato la sigaretta elettronica nell’ultimo anno, contro il 40% delle studentesse. Sempre l’anno scorso hanno giocato d’azzardo il 44,1% dei giovanissimi (il 53,2% maschi e il 34,9% delle femmine). Il 14,3% degli studenti ha fatto uso di cannabis (cinque anni prima erano il 22,7%), il 72,8% dei ragazzi tra 15 e 16 anni ha fatto uso di alcol nel corso dell’ultimo anno (nel 2019 erano il 78%) e l’11.6% degli studenti ha consumato sigarette nell’ultimo mese, contro il 18,7% del 2019.

94 milioni di euro l’anno per tre anni

Con il decreto dell’1 agosto 2025 per il riparto tra le regioni, per il triennio 2025-2027, del Fondo per le dipendenze patologiche, il ministero della Salute ha stanziato 94 milioni di euro l’anno per tre anni «per la prevenzione, la presa in carico e cura di persone con problematiche di dipendenze o a rischio», continua Salvini. «Ogni regione ha presentato una programmazione di tre anni che prevede una serie di azioni che farà nel territorio per prevenire e ridurre progressivamente i consumi. Poi vediamo se funzioneranno, la sfida è anche quella».

Professionalizzare chi si occupa di prevenzione

«Un fatto importante che faremo è di cercare di professionalizzare chi si occupa di prevenzione, a livello di decisori: chi alloca le risorse a volte valida o accoglie programmi di prevenzione che non sono efficaci. È importante che un minimo di set di competenze sia anche alla portata di un decisore qualsiasi che, potendo disporre di denaro, poi sceglie cosa fare e cosa no. La parte di spesa sulla professionalizzazione dei decisori è uno dei risultati che vorremmo portare avanti».

Foto di apertura di LaPresse e, nell’articolo, del Dipartimento politiche antidroga

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