Luci e ombre

Dipendenze: quattro su cinque restano fuori dal sistema dei servizi

Il convegno nazionale della Federazione italiana delle comunità terapeutiche-Fict è stata l’occasione per fare il punto della situazione nel settore, a tre mesi dalla VII Conferenza nazionale. Concordi le principali reti del Terzo settore: il sistema attuale necessita di una revisione organica. Luciano Squillaci, presidente Fict: «Le priorità sono i punti di accesso e l’offerta per i giovani»

di Ilaria Dioguardi

Aprire il sistema dei servizi, raggiungere chi oggi resta fuori, costruire risposte adeguate alle nuove generazioni: sono queste le priorità indicate da Luciano Squillaci, presidente Fict, nelle conclusioni del convegno dedicato al contributo del Terzo settore nel sistema delle dipendenze, che si è svolto a Roma. «Abbiamo finalmente tutte le reti del Terzo settore accreditato allo stesso tavolo: è il frutto di anni di lavoro comune. Ora però le buone pratiche devono diventare sistema».

Quattro persone su cinque non sono agganciate

Il sistema attuale non riesce a intercettare una parte rilevante delle persone con dipendenze e necessita di una revisione organica. È questa la posizione condivisa emersa nel confronto tra le principali reti del Terzo settore. Tre i punti indicati come decisivi: «Moltiplicare le porte di accesso e le azioni di prossimità, costruire servizi davvero pensati per i giovani, oggi intercettati solo quando costretti, e rendere strutturali gli interventi attraverso evidenze e risorse». Squillaci ha ribadito la necessità di un cambiamento strutturale: «Oggi quattro persone su cinque restano fuori dal sistema, non sono agganciate. La sfida è costruire un’architettura nazionale capace di intercettarle prima».

Le reti del Terzo settore non sono interlocutori occasionali, ma partner istituzionali

Paolo Molinari, capo del Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze

«Ci sono alcune questioni non più rinviabili. La prima, ribadisco, è quella che riguarda i punti di accesso ai servizi. O disegniamo ora il modello sui territori di prossimità, di vicinanza, con la moltiplicazione dei punti di accesso e scardiniamo un sistema che non funziona oppure continueremo a buttar via risorse su un sistema che è di mantenimento», prosegue Squillaci.

Le persone con dipendenze nelle carceri

Un’altra priorità sono le persone con dipendenze che sono negli istituti di pena. Il decreto carceri prevede la maggiore possibilità per i detenuti tossicodipendenti di scontare la pena in comunità, con l’istituzione di un albo delle strutture residenziali idonee all’accoglienza e al reinserimento sociale. «Abbiamo preparato un documento con delle proposte di emendamento allo schema di disegno di legge recante “Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti”», spiega Squillaci, «elaborate da Fict, Coordinamento nazionale comunità accoglienti-Cnca, Coordinamento nazionale dei coordinamenti regionali degli enti accreditati per le dipendenze-Intercear, Comunitalia, Cit».

«In questo momento le comunità sono piene, non ci sarebbe spazio. Ma qualora fosse possibile ospitare altre persone uscite dal carcere, sarebbe fondamentale, a nostro avviso, come diciamo nel documento, “mantenere un equilibrio tra persone “libere” e persone con provvedimenti giudiziari o in misura alternativa, evitando l’istituzione di strutture con esclusiva o maggioritaria presenza di persone detenute che rischiano di determinare processi di ghettizzazione e riprodurre schemi carcerari avulsi dalla logica terapeutica e riabilitativa“».

Una governance condivisa

«Le persone con dipendenze non dovrebbero stare in carcere e i tempi per accedere alle alternative terapeutiche sono troppo lunghi. Serve una governance realmente condivisa tra pubblico e Terzo settore accreditato privato: oggi ai servizi arriva un bisogno sempre più sociale, ma il sociale è il settore più impoverito», ha detto Caterina Pozzi, presidente Cnca. Il presidente Intercear Biagio Sciortino ha richiamato la responsabilità comune: «Pubblico e Terzo settore sono due gambe dello stesso sistema». E ha invitato a passare ai fatti: «Le conferenze devono diventare azioni concrete, perché dietro i dati restano storie di sofferenza reale».

Il mare di tempesta dei giovani

Don Riccardo Pincerato, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile Conferenza episcopale italiana ha richiamato la dimensione educativa e comunitaria: «I giovani vivono in un mare in tempesta di cambiamenti sociali e culturali e chiedono luoghi di riferimento». Per questo la Chiesa, insieme a Caritas e realtà del Terzo settore, avvierà un percorso nazionale di ascolto nei territori per individuare buone pratiche e modelli di accompagnamento: «Non esiste una sola porta di accesso: occorre stare accanto ai ragazzi nei loro contesti di vita».

Servizi multidisciplinari integrati non solo in Lombardia

Per Francesco Vismara (Comunitalia) è necessaria una riforma complessiva: «Serve una revisione organica del sistema che moltiplichi i punti di accesso, a partire dall’estensione nazionale dei Servizi multidisciplinari integrati-Smi, oggi presenti solo in Lombardia».


Il forte impegno del Governo per prevenzione e recupero

«Da più di tre anni condividiamo il forte impegno per la prevenzione e per il recupero delle tossicodipendenze. Le risorse finanziarie inserite in maggiore misura nelle ultime leggi di bilancio attestano in concreto quanto questo impegno rappresenti per il governo una assoluta priorità», ha detto in un videomessaggio Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. «Le risorse aggiuntive permettono di aumentare in modo significativo i posti nelle comunità accreditate dalle regioni, permettono di garantire finalmente la mobilità interregionale, sono accompagnate da un vincolo di destinazione per evitare che siano impiegate altrove, consentono iniziative finalizzate alla prevenzione che siano proposte nelle comunità».

Dobbiamo realizzare insieme un vero e proprio salto culturale, col pieno ed effettivo coinvolgimento delle comunità terapeutiche nelle strutture territoriali che si occupano di dipendenze

Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri

L’esigenza di un salto culturale

«L’azione del Governo si è spinta anche oltre la pur importante dimensione finanziaria, nella direzione del pieno riconoscimento della pari dignità del privato sociale rispetto ai servizi pubblici. Questo obiettivo esige di snellire il più possibile gli appesantimenti burocratici, di far cessare i rallentamenti nelle procedure di presa in carico da parte delle comunità, di non vanificare la disponibilità della persona che ha una dipendenza ad affrontare un percorso di recupero con lunghe attese», ha continuato Mantovano.

Co-programmazione e co-progettazione

«Dobbiamo realizzare insieme un vero e proprio salto culturale, col pieno ed effettivo coinvolgimento delle comunità terapeutiche nelle strutture territoriali che si occupano di dipendenze. L’obiettivo è giungere a una co-programmazione e una co-progettazione delle attività di prevenzione e di recupero che mettano davvero al centro la persona». Il sottosegretario ha annunciato: «Presto convocheremo il tavolo degli stakeholder, con l’obiettivo di dare seguito alle sollecitazioni rivolte dai ministeri dai tavoli di lavoro della Conferenza nazionale».

In queste settimane si sta definendo la trasmissione alla Camera e al Senato dei documenti usciti dalla Conferenza nazionale. Poi verrà convocato il Tavolo nazionale, dove siedono il Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze, i rappresentanti delle regioni, quelli delle società scientifiche e i rappresentanti delle comunità terapeutiche. Poi, di volta in volta, siederanno al tavolo i diversi ministeri interessati.

Le reti del Terzo settore partner istituzionali

«Il lavoro in questo periodo è finalizzato a rafforzare il settore delle dipendenze», ha affermato Paolo Molinari, capo del Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze. «La Conferenza nazionale dello scorso novembre è stato un momento di confronto pubblico e un metodo di lavoro applicato in pratica, che ha lascito spazio e ascolto alla co-programmazione. La centralità della persona è il faro che ci guida. Un po’ di luci emerse nella Conferenza sono quelle che nascono nella collaborazione tra pubblico e privato: le reti del Terzo settore non sono interlocutori occasionali, ma partner istituzionali».

Foto di GRAS GRÜN su Unsplash e, nell’articolo, dell’autrice

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