La Conferenza nazionale in diretta

Dipendenze, si dice “insieme” ma ciò che manca è proprio il coordinamento

A Roma si è aperta oggi la settima edizione della Conferenza nazionale sulle Dipendenze. Per la prima volta, si parla anche di dipendenze comportamentali. Fin dal titolo, si punta sulla necessità di lavorare insieme e di fare rete, di attuare efficaci co-progettazione e co-programmazione. Tutti la indicano come priorità e tutti la evidenziano come la principale criticità del sistema, sia sul fronte della prevenzione sia su quello del contrasto.

di Ilaria Dioguardi

“Libertà dalla droga. Insieme si può”: così recita lo slogan della VII Conferenza nazionale sulle dipendenze, in corso a Roma (qui il programma). In contemporanea, sempre a Roma, si sta svolgendo la contro-conferenza, autoconvocata autoconvocata dalla rete di associazioni della società civile e dai movimenti che vogliono riformare le politiche proibizioniste sulle droghe, fra cui Arci, Cnca e Gruppo Abele (qui il manifesto).

L’appuntamento istituzionale vuol essere un momento di ascolto e confronto tra soggetti pubblici e privati impegnati nella prevenzione, nella cura e nel recupero. «Insieme si può perseguire e conseguire che si può essere liberi dalla droga e dalle dipendenze. La norma prevede che la conferenza debba svolgersi ogni tre anni e che le conclusioni siano comunicate al Parlamento, al fine di individuare eventuali correzioni alla legge», ha detto Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

«Questa conferenza è l’occasione di una seria verifica dello stato dell’arte e di una seria visione di prospettiva su dove e come incidere meglio. Questa è la settima edizione, l’ultima si è svolta nel 2021 in forma ridotta a causa del Covid, la precedente risale al 2009. È un’importante occasione di confronto tra il mondo dell’associazionismo, le istituzioni, i professionisti dei settori sanitario e sociale, il Terzo settore». Mantovano ha sottolineato che, per la prima volta, in questa conferenza vengono trattate anche le dipendenze comportamentali.

«Non ho dubbi sul fatto che dai lavori di questi giorni emergeranno proposte efficaci, innovative e concrete. E vi dico fin da ora che il Governo è pronto a farne tesoro, è pronto a renderle operative», ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «Questa conferenza non è un semplice adempimento di legge, è l’occasione per dimostrare che la droga e le dipendenze non avranno l’ultima parola, che nessuno è solo o rimarrà solo in questa battaglia, che nessun ragazzo, genitore, operatore o volontario sarà abbandonato a se stesso. E che ci sono sfide che definiscono ciò che siamo e ciò che vogliamo essere, per i nostri figli e chi verrà dopo di noi. Ma soprattutto che siamo capaci di riconoscere quelle sfide che vale la pena di combattere. Oggi confermiamo questo impegno solenne, e lo manterremo».

Non ho dubbi sul fatto che dai lavori di questi giorni emergeranno proposte efficaci, innovative e concrete. E vi dico fin da ora che il Governo è pronto a renderle operative

Giorgia Meloni, presidente del Consiglio

La presidente del Consiglio ha ricordato che, dal 2024 al 2025, l’investimento economico sulle dipendenze è raddoppiato, toccando quota 165 milioni di euro.

«La tragedia delle dipendenze, delle vite distrutte dalla droga, della presenza e dell’opera della criminalità organizzata richiede un impegno consapevole, articolato, aggiornato, costante. E richiede anche un impegno corale», ha detto invece il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «“Insieme si può” è lo slogan di questa conferenza e “Nessuno si troverà solo” hanno detto sia papa Leone XIV nel suo videomessaggio sia la presidente Meloni. Su questo tema, è un impegno di grande importanza perché è un fronte di libertà».

Carenza di co-programmazione e co-progettazione tra pubblico ed Ets

«Nell’analisi complessiva dei servizi rivolti ai giovani, particolare importanza va rivolta al fenomeno dell’uso compulsivo di internet, del gioco d’azzardo, e anche del ritiro sociale», ha affermato Andrea Sergio Fantoma, medico internista, esperto in dipendenze patologiche e tossicodipendenze, aprendo la sessione plenaria con un intervento dedicato alla “Governance e integrazione tra servizi pubblici e privati”. «Nell’ambito delle dipendenze, tra le maggiori criticità, ci sono la carenza di co-programmazione e co-progettazione tra pubblico ed enti del Terzo settore, e la disomogeneità tra regioni e disparità territoriali, che comportano differenze nei modelli organizzativi e negli standard applicativi».

Allungamento dei tempi di latenza: otto anni

Secondo la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia 2025 sono 134.443 gli utenti presi in carico dai servizi ambulatoriali, «il 63% degli utenti ha tra i 30 e i 54 anni, il 23% ha superato i 54 anni, il 14% ha un’età inferiore ai 30 anni», ha detto Claudio Leonardi, presidente della Società italiana patologie da dipendenza – Sipad, cui era affidato il tema dei “Modelli innovativi di presa in carico”. «Il tempo di latenza tra primo uso e primo trattamento è in media di otto anni, era di cinque anni nel 2015. Sono quattro le criticità culturali: il focus è centrato solo sulla cura piuttosto che sulla recovery; sono deboli la comunicazione e il coordinamento tra gli attori del sistema; tra sistema pubblico e Terzo settore, ci sono una visione ancora settoriale degli interventi e la mancanza di una regia integrata».


Solo il 49% degli studenti è coinvolto in programmi di prevenzione

«Le dipendenze rappresentano una sfida di salute pubblica, tutto ciò che è correlato al consumo di sostanze ha una ricaduta. Solo il 49% degli studenti italiani è coinvolto in programmi di prevenzione contro il 72% della media europea», ha affermato Sonia Salvini, responsabile Dipendenze regione Liguria, Dipartimento salute e servizi sociali, ufficio salute mentale, dipendenze e salute in ambito penale, nel suo intervento programmato su “Prevenzione precoce delle dipendenze con particolare riferimento a giovani e
adolescenti”. «Inoltre, la divulgazione dei messaggi formativi è spesso irregolare e realizzata a macchia di leopardo. Prevenire il rischio di consumo di sostanze è prevenire il rischio di altri comportamenti dannosi».

Salvini ha ricordato anche i dati dello studio campionario Espad, dal quale emerge, da parte dei giovani, la «diminuzione di consumo di alcol, tabacco e cannabis e l’aumento di utilizzo di sigarette elettroniche, psicofarmaci non prescritti, uso di social media, gioco online e gioco d’azzardo. L’intreccio tra uso di sostanze psicoattive e comportamenti digitali a rischio rappresenta una nuova e complessa sfida per la salute pubblica dei più giovani. Tendenze particolarmente marcate si registrano tra le ragazze, con i tradizionali divari di genere nei consumi che si stanno riducendo o addirittura invertendo».

Il 50% degli adolescenti fa uso di alcol in Italia contro il 40% in Europa

Secondo l’European drug report 2025, mentre il consumo medio negli adolescenti di alcol è di circa il 40% in Europa, sale al 50% in Italia. «Nella prevenzione precoce delle dipendenze tra gli adolescenti e i giovani, tra le linee di azione: la creazione di una governance nazionale integrata che assicuri continuità, monitoraggio e coordinamento; l’investimento in ricerca, innovazione e valutazione degli interventi; l’utilizzo e l’integrazione di risorse e strumenti già disponibili, l’investimento nella comunità educante, l’investimento nella formazione a tutti i livelli», ha concluso Salvini.

Assenza di un ente coordinatore

Per quanto riguarda gli strumenti di rilevazione, monitoraggio e valutazione d’impatto (outcome), «ruoli e responsabilità non sempre sono definiti tra ministero della Salute, Regioni e Pubblica amministrazione, Dipartimento politiche antidroga. Una delle cause principali della frammentarietà è l’assenza di un ente coordinatore con un mandato chiaro per armonizzare i flussi», ha sottolineato Monica Zermiani, dirigente psicologo, Uoc Dipendenze, Azienda Ulss 20 Verona.

Il 32% dei detenuti è dipendente da sostanze

Adele di Stefano, responsabile Uosd Salute mentale e dipendenze in ambito Penale – Asl Roma 1 ha portato l’attenzione sulle persone detenute con patologia da dipendenza. «Al 31 dicembre 2024, in Italia, risultano presenti 19.755 detenuti “tossicodipendenti”, il 32% della popolazione carceraria : il 96% è di genere maschile e il 35% di nazionalità straniera», ha detto. «C’è la necessità di intercettare casi mai trattati, di trasformare una richiesta opportunistica (l’uscire dal carcere) in occasione di trattamento e cura. Il punto è come lavorare durante la detenzione per sviluppare consapevolezza di malattia e motivazione alla cura e al cambiamento. Le misure alternative sono molto poche», ha sottolineato di Stefano. «C’è assenza di monitoraggio nazionale sule misure alternative in termini di: numerosità e tipologia, tempistica per avvio (clinica e giudiziaria) ed efficacia».

Le dipendenze comportamentali

«Una dipendenza comportamentale non coinvolge una sostanza chimica esterna, è spesso socialmente accettata o mascherata perché inizia come un comportamento normale o piacevole, che di per sé non è nocivo (come, invece, per le sostanze). Inoltre, attiva gli stessi circuiti cerebrali del piacere e della ricompensa», ha affermato Massimo Gandolfini, neurochirurgo e psichiatra, direttore dipartimento di Neuroscienze Fondazione Poliambulanza di Brescia. «Nel 2024, erano 840mila gli studenti minorenni giocatori d’azzardo, oltre 160mila minorenni hanno giocato d’azzardo online almeno una volta, il 26% degli studenti italiani avevano un profilo problematico».

«Secondo l’indagine “Bambini digitali” dell’associazione Dipendenze tecnologiche, gap e cyberbullismo – Di.Te. e della Società italiana di psicologia clinica – Sipc, l’inizio all’esposizione agli schermi avviene tra due e tre anni e l’uso quotidiano, tra i tre e i quattro anni, c’è nel 60% dei bambini», ha detto Giuseppe Lavenia, presidente dell’associazione nazionale Dipendenze tecnologiche, gap e cyberbullismo. «Fino a sei anni, la durata media dell’uso dello smartphone è per il 43,2% dei bambini fino a un’ora al giorno, ma per il 16,9% è di più ore. Lo smartphone non crea dipendenza, tutto quello che ci mettiamo dentro sì».

Foto ufficio stampa Dipartimento politiche antidroga/Renato Franceschin

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