La settimana parlamentare
“Docente per l’inclusione”, nuovo nome del sostegno. Ma la sostanza non cambia
Il disegno di legge sembra puntare alla valorizzazione delle figure incaricate di garantire il diritto allo studio delle persone con disabilità. Ma al di là del titolo la proposta in discussione alla Commissione Cultura della Camera rischia di portare solo a una modifica lessicale. Nelle audizioni le associazioni propongono una profonda revisione di ruolo e funzioni di questi insegnanti
Per la settimana parlamentare in corso, in realtà assai breve viste le imminenti elezioni regionali, vi propongo il disegno di legge C. 2303, recante “Introduzione della qualifica di docente per l’inclusione”.
I titoli delle proposte di legge
I titoli che vengono assegnati alle proposte di legge depositate In Parlamento non sono indifferenti, indicano una direzione e un quadro di proposta. Come tutti i titoli richiamano l’attenzione e spingono a leggere tutto l’articolato. Questa proposta di legge rientrava in questa categoria salvo poi – può capitare – di rimanerne delusi.
Il disegno di legge – si legge nella relazione dei proponenti – si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione della figura del docente incaricato di garantire il diritto allo studio e l’inclusione degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali. Prosegue sempre la relazione: il cambiamento della qualifica di questi docenti non è un semplice atto formale, ma risponde alla necessità di riconoscere il loro ruolo di promotori di una inclusione scolastica a 360 gradi. Parole sacrosante, come non concordare!
Ma poi andando nel merito del testo l’articolo 1 stabilisce che a decorrere dalla data di entrata in vigore, le parole docente di sostegno ovunque ricorrono sono sostituite da “docente per l’inclusione”, mentre l’articolo 2 chiude il testo con la clausola di invarianza finanziaria.
Un’occasione perduta
Una modifica lessicale che non cambia la situazione dei docenti di sostegno. Un’occasione perduta. O forse no, la proposta in discussione alla Commissione Cultura alla Camera ha richiamato una ventina di enti ed esperti per audizioni informali, molti dei quali hanno depositato memorie scritte. Documenti che letti e studiati con attenzione potrebbero fornire una base assai ricca di informazioni e contenuti per elaborare un testo che vada oltre la modifica lessicale e riveda in profondità il ruolo e le funzioni dell’attuale docente di sostegno.
Tra i tanti enti auditi risulta piuttosto strutturata la memoria depositata dalla Federazione Italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie – Fish che annota che l’introduzione del docente di sostegno, presente da oltre 40 anni nelle istituzioni scolastiche, presenta tante criticità strutturali da compromettere gravemente la realizzazione effettiva del diritto all’inclusione scolastica. Da aggiungere quella dell’associazione nazionale dei pedagogisti italiani, Mce, Confial, Sipes e di tanti esperti e responsabili scolastici.
Quale presa in carico?
Sono 338mila gli studenti (dati Istat) con disabilità inseriti nelle scuole di ogni ordine e grado, il rapporto medio alunni e docenti di sostegno è di 1,45 alunni per ogni docente, un valore medio che si alza in alcune realtà regionali: già questo dato ci dice come sia impossibile la presa in carico individualizzata ritenuta fondamentale per avviare percorsi di inclusione seri.
Il quadro solo abbozzato del personale docente di sostegno non è certo incoraggiante: sono 66mila i docenti che operano senza la necessaria specializzazione (il 43% del totale), il 60% non è di ruolo con conseguente discontinuità nella relazione educativa e nei rapporti di fiducia con le famiglie (68 alunni su 100 ogni anno cambiano il docente di sostegno) tanto da non garantire la continuità didattica che è condizione di fondo per approntare un progetto educativo degno di questo nome. Ad oggi manca una norma vincolante che assicuri la continuità del docente di sostegno lungo tutto il ciclo scolastico.
L’uso improprio nel curriculum
Non ultimo si continua ad assistere ad un uso improprio della figura del docente di sostegno da parte di molti aspiranti insegnanti utilizzato come canale di accesso alla docenza curriculare.
Il quadro che ne esce non è dei migliori: agli studenti con disabilità oggi non è garantito il diritto ad essere seguiti da un docente specializzato preparato e presente con continuità per tutta la durata del suo percorso scolastico, come chiede la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità del 2006 e ratificata dall’Italia nel 2009, che parla di autodeterminazione, di autonomia e partecipazione attiva nella comunità.
La scuola è una delle principali palestre per esercitarsi alla vita e progettare il futuro, non può mancare.
In apertura una classe di scuola media inferiore – Foto di Daiano Cristini/ Sintesi
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