Sanità
È caos sulle rette in Rsa per chi ha l’Alzheimer: «ma la fragilità non può essere una terra di mezzo»
Le cooperative aderenti a Confcooperative Federsolidarietà e Confcooperative Sanità gestiscono più di 1.100 Rsa. Il "caos rette" che si è aperto dopo che alcune sentenze hanno affermato che per gli ospiti con Alzheimer l'intera quota deve essere in capo al Ssn sta mettendo seriamente a rischio la sostenibilità delle Rsa. E in arrivo c'è anche il nuovo provvedimento sui requisiti strutturali e organizzativi delle Rsa. Le due Federazioni hanno chiesto formalmente un confronto con la Conferenza Stato–Regioni, Agenas e ministero della Salute
di Redazione
«La fragilità non può essere gestita in una terra di mezzo. Servono regole stabili, e servono ora», così Giuseppe Milanese e Stefano Granata, rispettivamente presidente di Confcooperative Sanità e di Confcooperative Federsolidarietà si appellano alla politica e alle istituzioni per definire una volta per tutte un quadro normativo chiaro sulle rette in Rsa per pazienti con Alzheimer, dopo il caos che è nato a seguito del fatto che alcune recenti sentenze hanno indicato come a carico dello Stato l’intera retta.
Milanese e Granata rappresentano più di mille e cento Rsa: sono quelle gestite da cooperative aderenti a Confcooperative Sanità e Confcooperative Federsolidarietà, cooperative che contano più di 47mila soci e quasi 51mila lavoratori. Un sistema ad alta intensità di lavoro e fortemente radicato nei territori, oggi però esposto a un livello di rischio crescente. «L’assenza di un quadro normativo chiaro sulle rette dei pazienti con Alzheimer nelle Rsa sta generando una situazione di grave incertezza, con effetti immediati sulla sostenibilità dei servizi rivolti agli anziani più fragili», dicono Confcooperative Federsolidarietà e Confcooperative Sanità. «Le recenti sentenze in materia hanno infatti aperto un vuoto interpretativo che porta alcune famiglie a sospendere i pagamenti o valutare ricorsi, con il rischio di compromettere l’equilibrio economico e gestionale delle strutture».
L’assenza di un quadro normativo chiaro sulle rette dei pazienti con Alzheimer nelle Rsa sta generando una situazione di grave incertezza, con effetti immediati sulla sostenibilità dei servizi rivolti agli anziani più fragili
Le due Federazioni hanno rappresentato formalmente alla Conferenza Stato–Regioni, ad Agenas e al ministero della Salute la delicatezza del momento, chiedendo l’avvio urgente di un confronto istituzionale. Senza una cornice normativa definita, infatti, aumenta il disallineamento tra giurisprudenza, norme vigenti e capacità dei servizi di garantire la continuità assistenziale. «È necessario ristabilire un quadro di certezze, per le famiglie e per gli operatori», è la richiesta di Giuseppe Milanese e di Stefano Granata, rispettivamente presidente di Confcooperative Sanità e di Confcooperative Federsolidarietà: «Una normativa chiara consentirebbe di proseguire la presa in carico in modo appropriato e di programmare con coerenza, mantenendo elevati gli standard di cura».
Cosa prevede la legge, oggi
I Lea attuali prevedono per la lungo-assistenza un sistema di compartecipazione tra il Servizio Sanitario Nazionale e l’utente (o l’ente locale) con una quota sanitaria garantita dal primo e una quota sociale definita a livello territoriale. Un aumento della quota sanitaria a carico dello Stato per i malati di Alzheimer è possibile e auspicabile, ma non può essere affidato a singole sentenze che scaricano sugli erogatori il rischio di contenziosi con le Regioni per il recupero delle somme dovute, spiegano le due federazioni.
Un aumento della quota sanitaria a carico dello Stato per i malati di Alzheimer è possibile e auspicabile, ma non può essere affidato a singole sentenze che scaricano sugli erogatori il rischio di contenziosi con le Regioni per il recupero delle somme dovute
A questa incertezza si aggiunge il fatto che le attuali tariffe sono comunque spesso insufficienti rispetto ai costi reali sostenuti dalle strutture. «Negli ultimi anni le Rsa hanno assorbito rincari significativi — energia, forniture, dispositivi — oltre agli effetti dei rinnovi contrattuali, come quello del Ccnl della cooperazione sociale. Le tariffe, invece, sono cresciute in modo disomogeneo, con differenze marcate anche tra territori limitrofi. Una sproporzione che pesa in particolare sulle cooperative sociosanitarie, enti non profit che reinvestono gli utili nel servizio»: si legge in una nota.
Nuovi requisiti in arrivo?
Terzo fronte aperto è il nuovo provvedimento sui requisiti strutturali e organizzativi delle Rsa, previsto dalla legge delega sulla non autosufficienza e ora all’esame della Conferenza Stato–Regioni. Le due federazioni propongono di chiarire quali prestazioni rientrano nei Lea, definire un sistema tariffario nazionale basato su costi standard reali e istituire un Fondo nazionale per l’ammodernamento delle Rsa, così da favorire gli adeguamenti senza gravare su famiglie e operatori.
«La fragilità non può essere gestita in una terra di mezzo. Servono regole stabili, e servono ora», ribadiscono i presidenti Milanese e Granata. «Stato e Regioni definiscano un quadro unico e coerente: il sistema sta entrando in una zona di rischio da cui sarà difficile tornare indietro. Le cooperative continueranno a garantire impegno e qualità, ma occorre un perimetro normativo certo che tuteli le persone e dia stabilità alla programmazione dei servizi».
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