Volontari, nonostante tutto

Emma Monzeglio: «Sulla Life Support per fare la mia parte, nonostante non possa fermare le morti nel Mediterraneo»

Emma Monzeglio ha 25 anni ed è volontaria di Emergency dal 2023. Ha già fatto tre missioni di ricerca e soccorso a bordo della “Life Support”, la nave dell’organizzazione. La sua è una delle dieci storie che VITA ha raccolto in "Volontario, perché lo fai?", per capire che cosa spinge ad impegnarsi proprio là dove tutto farebbe dire che "tanto non cambia niente". All'impotenza – che pure c'è – Emma risponde così: «Durante il salvataggio passavo l’acqua e due coperte ad ogni persona portata a bordo: una cosa semplice, ma ne sentivo tutto il valore. Soprattutto sorridevo: volevo che le persone sentissero che erano al sicuro, che non dovevano più avere paura»

di Chiara Ludovisi

«Se pensi di cambiare il mondo, allora è vero, fare volontariato non serve a niente. Ma per me è un modo per affrontare insieme agli altri i problemi di questo mondo: è un fatto politico, insomma. E in questo senso, a me serve moltissimo». Emma Monzeglio ha 25 anni ed è volontaria di Emergency dal 2023. La prima volta che è salita a bordo della “Life Support”, la nave dell’organizzazione, è stata a gennaio 2025. Ha già fatto tre missioni di ricerca e soccorso. «Durante il salvataggio passavo l’acqua e due coperte ad ogni persona portata a bordo: una cosa semplice, ma ne sentivo tutto il valore», dice. Il volontariato, per Emma, è affrontare insieme agli altri le ingiustizie che vede intorno a sé, pur nella consapevolezza che “sortirne” sia difficile: un pensiero che somiglia molto a quello del priore di Barbiana, quando diceva che «il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia».

L’importante, per Emma, è esserci in prima persona: lo ha capito fin da quando aveva 16 anni e ha iniziato a fare volontariato in un doposcuola, nel quartiere milanese di San Siro. «Poi ho fatto parte di Libera e del collettivo liceale e a 18 anni sono entrata nell’associazione Casa magica, di cui oggi sono coordinatrice. Quello con Emergency è un amore iniziato alla scuola elementare, dove ogni anno i volontari venivano in classe a parlarci di quello che facevano. Io li guardavo come dei supereroi e per tutto l’anno portavo appeso allo zaino lo “straccetto della pace” che ci regalavano», racconta. Molti anni dopo, nel 2023, quando già studiava Giurisprudenza all’Università, Emma è entrata di nuovo in contatto con l’organizzazione, partecipando a “Rise Up!”, il campo estivo che Emergency propone ai giovani. 

A bordo, finalmente 

All’inizio di quest’anno, ad Emma si è presentata una grande occasione, che era anche una grande sfida: «Mi hanno chiamato le mie referenti e mi hanno chiesto se fossi interessata a salire sulla nave di ricerca e soccorso di Emergency, la Life Support, per una missione. Io ero piena di impegni, universitari e non solo, ma ho risposto di sì, senza pensarci troppo, di pancia insomma. E sono contenta di averlo fatto. Pensavo che sarebbe passato molto tempo prima che quella possibilità si concretizzasse, invece il 4 marzo ero a Livorno, a bordo della Life Support. E ci sono rimasta fino all’11 aprile». Prima la formazione a distanza, poi l’addestramento a bordo, con la nave ancora in porto. Quindi, l’8 marzo, la partenza: «In quella prima missione, abbiamo soccorso e messo in salvo 35 persone, per la maggior parte giovani ragazzi e una famiglia. Io ero, tecnicamente “Extra 2”, avevo cioè una funzione di supporto alla logistica e, in caso di bisogno, ai mediatori culturali. Praticamente, durante il salvataggio passavo l’acqua e due coperte a ogni persona che saliva a bordo e indicavo a ciascuno dove sedersi. Il mio compito era molto semplice, ma ne sentivo tutto il valore e non mi sono mai sentita inutile. Soprattutto, quello che mi veniva spontaneo fare era sorridere ed essere più gentile possibile: volevo che capissero chiaramente che la situazione era sicura, che non dovevano avere paura di noi. Ci fu assegnato il porto sicuro di La Spezia, dove i ragazzi sono scesi. A quel punto, c’era bisogno e voglia di ripartire velocemente: io ero già a bordo, evidentemente non mi ero comportata male, quindi mi hanno chiesto se fossi disponibile per un’altra missione. Sono stata molto felice di poter ripetere quell’esperienza».

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