Medio Oriente
Essere celiaci a Gaza, il bisogno che nessuno vede
Nella Striscia di Gaza vivono 1300 persone celiache a rischio di malnutrizione e gravi complicanze sono in attesa di ricevere alimenti gluten free. Una spedizione test è bloccata in Giordania. L’appello dell’Aic alle istituzioni italiane per attivare corridoi umanitari e garantire la consegna di alimenti senza glutine salvavita
di Redazione
Nella Striscia di Gaza ci sono circa 1300 persone celiache a rischio malnutrizione in attesa di ricevere cibo senza glutine. L’Associazione italiana Celiachia (Aic) ha raccolto la testimonianza di Mahmoud, figlio di una paziente celiaca in grave pericolo di vita, e lancia un appello urgente alle istituzioni italiane per attivare corridoi umanitari e garantire la consegna di alimenti gluten free.
«Mia madre, celiaca, nella Striscia di Gaza»
«Mia madre Fathiya ha 61 anni ed è celiaca», inizia così il racconto di Mahmoud, un giovane di 26 anni originario di Rafah, figlio di una paziente celiaca in grave pericolo di vita. «L’impossibilità di seguire una dieta senza glutine le ha causato una grave forma di osteoporosi: le sue condizioni di salute sono fortemente precarie ed è bloccata a Gaza City senza alcun accesso alle cure e agli alimenti gluten free». Negli ultimi due anni, continua, «i celiaci gazawi hanno potuto mangiare soltanto patate e legumi perché è praticamente impossibile reperire altri alimenti adatti alla loro dieta, come frutta e verdura, che vengono venduti a prezzi insostenibili per la maggioranza delle famiglie».
Quella di Mahmoud è una delle tante testimonianze che l’Aic ha raccolto dalla Striscia di Gaza, dove l’accesso agli alimenti senza glutine è bloccato e molti pazienti celiaci, soprattutto bambini, stanno affrontando una condizione di forte vulnerabilità nutrizionale che mette in pericolo la loro sopravvivenza. Privi di alternative, sono esposti al consumo di pane e farine contenenti glutine, con la possibilità di sviluppare gravi complicanze e carenze nutrizionali, fino a danni irreversibili, se non addirittura fatali.
1300 persone celiache a rischio malnutrizione
In una nota stampa, l’Aic fornisce alcuni dati. «Secondo Ard El-Insan (i numeri riportati fanno riferimento a luglio 2025), organizzazione palestinese impegnata nelle malattie infantili, nella nutrizione e nella salute, nella Striscia di Gaza vivono circa 1300 persone celiache. Di queste, oltre 500 sono donne, 248 uomini, e più di 500 bambine e bambini. La situazione è particolarmente critica per chi soffre di malnutrizione: oltre 100 persone presentano una forma acuta».
Una situazione drammatica che richiede una risposta urgente e concreta, per questo la Federazione europea delle Associazioni Celiachia (Aoecs) ha nominato Aic, «per l’esperienza maturata nell’assistenza ai celiaci in condizioni di emergenza», capofila di un gruppo di associazioni che, in collaborazione con l’Associazione Celiachia della Giordania, rilancia l’appello di Ard El-Insan per garantire ai celiaci della Striscia di Gaza l’accesso agli alimenti senza glutine. Nell’ambito del Piano nazionale “Italy for Gaza”, Aic chiede alle istituzioni nazionali e regionali di creare canali sicuri per la consegna dei prodotti salvavita e di attivare corridoi umanitari per l’evacuazione dei casi clinici più gravi.
Una vulnerabilità nella vulnerabilità
L’Associazione italiana Celiachia, oltre ad aver fornito ai partner locali il supporto tecnico per la definizione del fabbisogno di alimenti senza glutine necessari sulla base della popolazione celiaca stimata, insieme alle altre associazioni ha inviato una spedizione test contenente cibi gluten free che, a oggi, è bloccata ad Al Zarqa, in Giordania. In attesa che questo primo carico ottenga le autorizzazioni per entrare nella Striscia di Gaza, altri pallet di alimenti senza glutine salvavita sono già pronti a partire.
«In un contesto come quello della Striscia di Gaza i celiaci rappresentano una vulnerabilità nella vulnerabilità», spiega Rossella Valmarana, presidente di Aic. «La loro condizione è poco riconosciuta e raramente considerata nei programmi umanitari, che privilegiano alimenti di base non compatibili con la loro dieta» E ribadisce che per la celiachia non esistono farmaci: «L’unica cura è una dieta priva di glutine da seguire per tutta la vita. La sua interruzione ha conseguenze gravi per la salute, talvolta irreversibili e, in casi estremi, fatali. Chiediamo alle istituzioni di intervenire sbloccando l’accesso degli aiuti e aprendo corridoi umanitari per consentire ai celiaci gravemente malnutriti di ricevere cure specialistiche in Italia».
Un campo per sfollati allestito sulla spiaggia di Gaza City, martedì 16 dicembre 2025. (Foto AP/Abdel Kareem Hana)
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