Ecogiustizia
Eternit bis, la Cassazione annulla la condanna per un cavillo
C’è il rischio della prescrizione per altre morti d’amianto, a Casale Monferrato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della difesa dell’imprenditore svizzero Schmidheiny: la sentenza di condanna a nove anni e mezzo di reclusione deve essere tradotta in tedesco, la lingua dell’imputato. Grande la delusione delle vittime, per l’ennesimo slittamento del processo.
Manca la traduzione in tedesco, la lingua dell’imputato Stephan Schmidheiny, l’imprenditore svizzero proprietario dello stabilimento Eternit di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria. Per questo vizio di forma la Cassazione, l’11 febbraio, ha annullato la sentenza di condanna a nove anni e mezzo di reclusione per i morti causati dall’amianto. Ora la Corte d’Assise d’Appello di Torino dovrà provvedere alla traduzione della sentenza di secondo grado. E, dopo l’invio, decorreranno di nuovo i termini per un’eventuale altra impugnazione davanti alla Suprema Corte.
L’ombra della prescrizione
Grande è la delusione di tutti coloro che, da anni, chiedono giustizia. Afeva, l’associazione familiari delle vittime di Casale Monferrato, si chiede «come si può credere nella giustizia quando sembra sempre di rincorrere l’impossibile? Anche perché intanto si continua a morire…». L’ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa, in un post sui social ha dichiarato, riferendosi all’imputato e alla sentenza: «Parliamo di un magnate che presiedeva un cda di italiani, con direttori italiani, in fabbriche su suolo italiano. È un cavillo formale che suona come uno schiaffo in faccia alle centinaia di vittime dell’amianto».

Massimiliano Quirico, direttore dell’associazione Sicurezza e Lavoro, parte civile nel processo, ha dichiarato: «Siamo molto amareggiati per questo ennesimo slittamento, che rischia di portare alla prescrizione altri omicidi causati dall’Eternit. È un’ulteriore beffa per le vittime dell’amianto, che ancora una volta vedono allontanarsi la giustizia per i propri cari». Allo stesso tempo, Quirico promette: «Non ci arrenderemo e continueremo le nostre battaglie per chi si ammala, si infortuna o muore sul lavoro, con rinnovato impegno, chiedendo uno sforzo maggiore da parte dello Stato per garantire piena e rapida giustizia a tutte le vittime sul lavoro».
In apertura, la Corte di Cassazione, foto di Claudio Cuomo – Opera propria, CC BY-SA 4.0
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