La lettera

Europa, cento giuristi contro lo stop alle regole sulla sostenibilità

Un gruppo di docenti universitari ed esperti di diritto avverte la Commissione europea: procedendo con l’abbattimento delle normative Csrd e Csddd si rischia un caos normativo ai danni delle stesse imprese che la semplificazione voleva aiutare. Manca anche la valutazione d’impatto sui cambiamenti

di Nicola Varcasia

Si può modificare una legge sull’impatto senza considerare l’impatto della modifica? Scioglilingua a parte, è quello che sta facendo l’Unione Europea nel processo di revisione del decreto Omnibus, che sta cambiando le normative sulla rendicontazione della sostenibilità da parte delle aziende e sulla dovuta diligenza verso i fornitori.

La lettera aperta

A sostenerlo, dopo vari altri gruppi di aziende, studiosi e addetti ai lavori è un gruppo di oltre 100 tra avvocati e professori di diritto, che hanno indirizzato una lettera aperta alla Commissione europea proprio per avvertire che la proposta Omnibus potrebbe comportare sfide legali e creare grande incertezza nelle imprese. È stato il Financial times a riportare per primo la notizia, nella quale si esorta la commissione giuridica del Parlamento europeo (Juri) a chiedere un parere giuridico interno prima di adottare ulteriori misure legislative.

Il commento

Qual è la principale preoccupazione di questi giuristi? La spiega il professor Andreas Rasche, della Business school di Copenaghen: «La proporzionalità. Ai sensi del diritto dell’Ue, le misure legislative devono essere “proporzionate stricto sensu“. Ossia i benefici devono superare gli effetti negativi sugli interessi tutelati dalla norma. Eppure, non è stata effettuata alcuna valutazione d’impatto per l’Omnibus. Senza di essa, la valutazione della proporzionalità manca di informazioni sufficienti. E, francamente, una riduzione del 90% della portata della Csrd non sembra proporzionata».

Il commento

Nella lettera, i firmatari spiegano come la proposta di aumentare le soglie Csrd ed escludere le piccole e medie imprese quotate in borsa manchi «di un’analisi comparativa del fatto che le riforme Esrs in corso possano fornire un sollievo equivalente senza ridurre l’ambito di rendicontazione». In breve, conclude Rasche: «L’incertezza giuridica intorno all’Omnibus potrebbe non scomparire anche dopo l’approvazione di un testo definitivo».

Rischio ricorsi

Come mai? C’è un passaggio della lettera molto chiaro su questo, suona quasi come una velata minaccia da parte di esperti in materia: «Se adottata nella forma attuale, questa proposta rischia di essere oggetto di ricorsi davanti ai tribunali nazionali o dell’Ue. Tali procedimenti comporterebbero anni di incertezza legale, minando la prevedibilità normativa e, in ultima analisi, la competitività che la Commissione stessa dichiara di voler rafforzare, oltre a compromettere l’impegno dell’Unione per lo stato di diritto e per i propri obblighi internazionali».

Principi di base

Il principio di fondo di questa obiezione è spiegato subito dopo: «La semplificazione normativa, pur essendo un obiettivo legittimo, deve avvenire nel rispetto dei limiti costituzionali. La proposta attuale non soddisfa tali limiti, poiché viola il principio di proporzionalità, la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue (Cfr) e il principio di non regressione, soprattutto considerando la mancanza di valutazioni d’impatto complete e di consultazioni pubbliche adeguate».

Il certo per l’incerto

Il punto è che l’intervento volto a sforbiciare tutta la normativa ha come obiettivo principale quello della semplificazione. Dopo le prime mosse, riconoscendo l’importanza di avere un quadro normativo certo, in molti erano giunti alla conclusione che fosse meglio aver un testo definitivo non perfetto piuttosto in modo da ridurre gli spazi di incertezza per le aziende. Ora sembra che nemmeno questo obiettivo possa essere raggiunto. Il testo definitivo forse arriverà, ma con esso non spariranno i problemi.

Foto in apertura di Glenn Carstens Peters su Unsplash

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