Diritti umani

Europa, rimpatri: «Il regolamento lede il principio di accoglienza»

«Il nuovo provvedimento dell’Ue su rientri forzati e hub in Paesi terzi va contro la dignità delle persone che fuggono da situazioni disperate»: lo denuncia con forza Agostino Sella, presidente dell’associazione Don Bosco 2000, impegnata da anni nell’integrazione dei migranti

di Nicola Varcasia

Bisogna difendere l’universalità dell’accoglienza e il valore di ogni vita umana. Perché nessun regolamento potrà mai cancellare il diritto di ogni persona a essere accolta, rispettata e amata. È questa la posizione netta espressa dall’associazione Don Bosco 2000, una delle voci che si sono alzate dalla parte di chi accoglie, di fronte alla recente approvazione da parte del Consiglio affari interni dell’Unione europea del nuovo regolamento sui cosiddetti “Paesi terzi sicuri”.

Le misure

Il provvedimento introduce importanti novità in materia di gestione dei flussi migratori. Come spiega il comunicato del Consiglio, il regolamento punta ad accelerare e semplificare le procedure di rimpatrio delle persone il cui soggiorno negli Stati membri è irregolare. Istituisce inoltre procedure a livello dell’Ue per il rimpatrio e imposti obblighi a coloro che non hanno il diritto di soggiornare e predispone strumenti per la cooperazione tra gli Stati membri. Consente infine agli Stati membri di creare centri di rimpatrio nei paesi terzi. Come quelli italiani in Albania.

Le reazioni

«Nell’ampio dibattito sul futuro dell’accoglienza dei migranti in Europa vogliamo affermare un principio chiaro: l’accoglienza non deve fare distinzioni tra migranti, italiani o europei, perché il mondo intero è la casa di tutti», dichiara Agostino Sella, presidente dell’associazione. È proprio il cosiddetto “approccio generale” del regolamento – quello che prevede, tra i vari aspetti, la semplificazione e l’accelerazione delle procedure di rimpatrio e consente agli stati membri dell’Ue di istituire hub di gestione migratoria in Paesi terzi – a non convincere: «È una visione è allarmante, perché lede la dignità delle persone che fuggono da situazioni disperate.

Nella nostra prospettiva, ogni persona che bussa alla nostra porta è, prima di tutto, un essere umano. Lavoriamo ogni giorno affinché la dignità umana resti al centro, senza distinzioni, e perché ciascuno possa sentirsi accolto come figlio dello stesso mondo», ribadisce Sella.

In azione

L’associazione Don Bosco 2000, impegnata da anni nell’accoglienza e nell’integrazione dei migranti, crede che accogliere non sia una questione di categorie o procedure, ma innanzitutto di umanità: «Quando apriamo le nostre porte lo facciamo perché crediamo che ogni individuo meriti dignità, rispetto e la possibilità di sentirsi a casa, ovunque si trovi», sottolinea Sella. Perciò la discussione sui “Paesi terzi sicuri” e sul nuovo regolamento europeo è motivo di forte preoccupazione, perché dietro ogni migrante c’è una storia, una vita e una speranza: «Accogliere significa abbracciare l’universalità dell’essere umano: questo è il messaggio che vogliamo portare avanti», conclude Agostino Sella.

In apertura, una recente riunione del Consiglio europeo, copyright: Unione europea.

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