Quale sviluppo?
Europa, sostenibilità: tre aziende su quattro sceglieranno il report
Il 75% delle imprese escluse dall’obbligo prevede di pubblicare comunque un report volontario. È il dato, abbastanza sorprendente, che emerge da uno studio su 800 società tedesche. Ma non va tutto bene: l’abbandono della spinta politica si fa sentire e rallenta il cambiamento rileva la ricerca. Non c’è contraddizione: le aziende in qualche modo già coinvolte tendono a continuare i percorsi di trasparenza, le altre seguiranno strade diverse
Come continua la vita delle aziende dopo il decreto Omnibus? Dalle imprese tedesche arrivano alcune indicazioni, con luci e ombre. I primi dati sulla rendicontazione di sostenibilità successivi al decreto che, a fine 2025, ha azzoppato le direttive europee sul reporting di sostenibilità (Csrd) e la dovuta diligenza (Cs3d) mostrano che il 75% delle aziende escluse dall’obbligo prevede di pubblicare comunque un report volontario nei prossimi anni. In particolare, il 52% di queste, di fatto quelle più grandi, ha già svolto una rendicontazione in passato e dichiara di voler proseguire. Mentre il 48% ha in programma di voler pubblicare il suo primo report di sostenibilità. L’altra faccia della medaglia invece attesta ciò che si sapeva: l’Omnibus ha rallentato i processi di reporting e ridotto il livello di attenzione al tema sia nelle aziende ancora soggette all’obbligo, probabilmente a causa del rinvio, sia nelle imprese più grandi ora escluse dal perimetro.
Fronte germanico
I dati arrivano dal Sustainability transformation monitor della fondazione Bertelsmann, che studia lo stato della trasformazione della sostenibilità nell’economia e nel settore finanziario. Come per ogni indagine, i dati riflettono le caratteristiche del campione analizzato – si parla di 800 imprese – e devono essere interpretati alla luce di questo, ha avvertito commentando la ricerca Andreas Rasche della business school di Copenhagen, la cui intervista completa sul futuro della sostenibilità potete leggere nell’approfondimento “La sostenibilità ancora possibile” appena pubblicato da VITA.
La prosecuzione della rendicontazione volontaria da parte delle aziende che hanno già maturato esperienza appare plausibile, anche perché queste realtà dispongono già di sistemi e processi strutturati. Più incerta, invece, potrebbe essere la quota di imprese escluse che adotteranno per la prima volta un reporting volontario, che potrebbe rivelarsi inferiore rispetto a quanto indicato.
Lo standard preferito
Un altro dato interessante riguarda l’attenzione delle aziende verso la rendicontazione volontaria. Secondo il report, tra le imprese non più soggette alla Csrd ma intenzionate a rendicontare, il 60% delle aziende con meno di 500 dipendenti preferisce gli standard volontari (Vsme), mentre il 72% di quelle con oltre 1.000 dipendenti indica gli Esrs (quelli più completi, che sono l’ossatura della Csrd) come standard di riferimento. In questo quadro, standard molto diffusi in passato come i Gri potrebbero perdere di interesse.
Occasione mancata
Dal punto di vista del grande pubblico – ma anche del Terzo settore – che magari vuole saperne di più degli impatti socio-ambientali delle aziende con cui entra in rapporto, vuoi perché ne acquista i prodotti, vuoi perché deve avviare una collaborazione, questi dati mostrano l’entità dell’occasione mancata. Un’altra parte dello studio si domanda infatti in che modo la politica influisca sulla transizione sostenibile.

Qui sono direttamente i due responsabili dello studio, Jakob Christof Kunzlmann e Fritz Putzhammer, a fare il punto: «Dal punto di vista aziendale, la rilevanza della politica nel processo di trasformazione è cambiata in modo particolarmente radicale. Negli ultimi anni, le aziende hanno percepito la politica come un motore importante. Nel report, la sua importanza come motore è diminuita di 31 punti percentuali. Allo stesso tempo, l’incertezza dei quadri politici e normativi è ora percepita come un ostacolo maggiore alla trasformazione (+30 punti percentuali)».
Foto in apertura di Jonas Jacobsson su Unsplash.
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