L'anti - Venerdì nero

Facciamo che sia Green Friday

Comprare meno e meglio. Wwf ci aiuta a compilare una lista della spesa intelligente che fa meno male a noi e al pianeta. Parla la responsabilità sostenibilità Eva Alessi

di Barbara Marini

Oggi è il giorno dello shopping, il venerdì nero, anche se in realtà si va a vanti da oltre una settimana.

Pare si chiami così per la congestione del traffico che orde di consumatori attuarono a Philadelphia nel ’61, a discapito della polizia stradale che visse un vero incubo, il giorno più nero per le strade della città. Ormai si tratta di un santuario virtuale che apre lo shopping natalizio con sconti più o meno reali a cui difficilmente resistiamo. Ma come per lo smog di auto intasate negli anni Sessanta, un’altra nuvola nera si espande nell’intero globo, meno visibile ma altrettanto efficace e Wwf ne segnala la gravità e ci mette in guardia. Nella campagna Our Future, ci ricorda che dietro ogni nostro acquisto c’è un prezzo enorme e che a pagarlo è la natura.

Eva Alessi, responsabile sostenibilità Wwf Italia, ricorda: «Il Black Friday non deve trasformarsi in un venerdì nero per il Pianeta. Ogni scelta di acquisto è anche una scelta ambientale: possiamo ridurre l’impatto scegliendo consapevolmente».

Pelouche di una specie a rischio, in questa caso la tigre, in vendita nello shop di Wwf Italia

Le analisi di settore ci dicono che in Italia, gli acquisti si concentrano soprattutto su elettronica (60%), abbigliamento (51%), cosmetica (32%) e giocattoli (30%). Ma davvero una maglietta, un rossetto, un telefono fanno male al pianeta?

«Per produrre una maglietta di cotone servono 2.700 litri d’acqua: è la quantità che ognuno di noi beve in due anni. A questo si aggiungono pesticidi, tinture e microfibre che inquinano i fiumi e mari, mentre montagne di rifiuti tessili hanno enormi impatti su comunità e ecosistemi. Il cuoio e il lattice delle suole in gomma utilizzati per produrre le nostre scarpe provengono spesso da allevamenti o piantagioni in aree tropicali, come Brasile o Indonesia, dove la pressione produttiva contribuisce alla perdita di foreste e all’inquinamento ambientale legato all’uso di sostanze chimiche nella concia e ai pesticidi nelle monoculture» spiega bene Wwf in ogni dettaglio e aggiunge: «dietro un paio di sneakers che indossiamo possono nascondersi foreste scomparse  e corsi d’acqua contaminati. Ci sono capi, poi, che pesano sugli animali, come molti piumini riempiti con piume d’oca o d’anatra, ottenute tramite spiumatura cruenta, una pratica dolorosa e non etica».

Cruelty free, da non dimenticare

Informandoci, possiamo acquistare prodotti cruelty free, che garantiscono lo stesso livello di calore e comfort senza essere motivo di sofferenze per gli animali, ma Wwf consiglia anche di comprare meno, «preferire tessuti naturali meglio se certificati biologici e riscoprire il valore del vintage o del second hand». Lo stesso vale per i gioielli: «è possibile scegliere opzioni più sostenibili, come oro riciclato o certificato Fairmined: per un singolo anello d’oro, infatti, si possono generare fino a 20 tonnellate di scarti minerari tossici, contaminando acqua e suolo».

E ogni trucco ha il suo segreto

In tanti rossetti si nasconde lo squalene, un olio estratto dal fegato di squali. Nella lista intelligente della spesa Wwf dà le sue ragioni: «ogni anno più di 3 milioni di squali vengono uccisi per produrre questa sostanza».

Basta perdere un po’ di tempo per guadagnare un po’ di natura potrebbe essere necessario. Profumi ed essenze non sempre sono così “naturali”. «Anche l’olio di sandalo, di patchouli e altre essenze pregiate utilizzate per produrre profumi, provengono spesso da specie minacciate o raccolte senza controllo. In alcune aree dell’Asia, il sandalo selvatico è ormai quasi estinto. La produzione non sostenibile di questi oli e fragranze mette a rischio la biodiversità». E continua: «per fare scelte più responsabili, possiamo scegliere profumi formulati con oli sostenibili con certificazioni FSC o Rainforest Alliance, che garantiscono una raccolta tracciata e che non minaccia specie selvatiche. Oppure preferire cosmetici plant-based e cruelty free, controllando sempre che lo squalene sia di origine vegetale e ricordando che quello ricavato dagli squali si trova soprattutto in prodotti acquistati su siti extra UE».

E poi la tecnologia e la logistica inquinante

Lo sanno tutti ormai che il telefono cellulare contiene terre rare e metalli critici come cobalto e coltan, «estratti in condizioni devastanti per foreste e comunità locali. La scelta più sostenibile è mantenere il proprio smartphone il più a lungo possibile, il vero upgrade è farlo durare». L’impatto che le spedizioni hanno sull’ambiente è decisamente eccessivo poiché ogni ordine online può emettere 1,5–3 kg di CO₂ per trasporto e imballaggi. Il Wwf consiglia di raggruppare gli ordini, scegliere spedizioni green o acquistare da artigiani locali.

E se proprio la smania dello shopping vi è impossibile a resistere Wwf qui, propone articoli che rispettano questi criteri. I capi in cotone Gots i che garantisce fibre biologiche e produzione sostenibili, carta Fsc che assicura gestione sostenibile delle foreste e il poliestere Grs e altri materiali riciclati certificati che riducono i consumi e gli sprechi e impiegano risorse rigenerate.

«Regalare un prodotto Wwf significa fare un dono consapevole e responsabile, che sostiene progetti di tutela ambientale, promuovendo abitudini più sostenibili anche negli acquisti quotidiani», conclude Alessi.

Nessuno ti regala niente, noi sì

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