Legge di Bilancio 2026

Famiglia: l’Isee potrebbe cambiare così

Adriano Bordignon, presidente del Forum delle Associazioni familiari, spiega quali sono le proposte migliorative dell'Isee contenute nella bozza di Legge di Bilancio e quali le richieste presentate dal Forum al governo. Sei i ministeri interessati. Nella bozza ci sono la revisione dell'impatto del valore patrimoniale della prima casa e un fondo strutturale per i centri estivi. Ma servirebbe rivedere i coefficienti per il carico familiare e conteggiare le borse di studio dei figli nel reddito familiare

di Luigi Alfonso

famiglia

Sono oltre i 10 milioni i nuclei familiari italiani che, a vario titolo, hanno presentato l’Isee nel corso del 2024. Una enormità. Ecco perché c’è grande attesa tra i cittadini del nostro Paese sulle annunciate riforme dell’Indicatore della situazione economica equivalente – Isee all’interno della prossima Legge di Bilancio. Per ora è una bozza, il cammino è lungo e verosimilmente tortuoso ed è lecito aspettarsi sorprese in corso d’opera. Che siano migliorative o peggiorative, è troppo presto per dirlo. Ma intanto è possibile fare un ragionamento sui contenuti annunciati dal Governo su questo specifico argomento. Abbiamo chiesto un parere ad Adriano Bordignon, presidente del Forum delle Associazioni familiari.

Adriano Bordignon, presidente del Forum delle Associazioni familiari

«Noi continuiamo a relazionarci con i tanti ministeri che sono coinvolti nella stesura del testo», spiega Bordignon. «Ai ministri che abbiamo incontrato sinora abbiamo ricordato che quello dell’Isee è un nodo che ci sta a cuore da tempo. Intanto, pensiamo che l’Isee non sia uno strumento da applicare alle politiche familiari bensì alle sole politiche assistenziali. Quando l’Isee viene usato per le politiche familiari, che non sono interventi di lotta contro la povertà ma invece dovrebbero essere orientate sulla natalità e allo sviluppo del ruolo delle funzioni familiari, chiediamo quanto meno che l’Isee venga corretto. Ribadisco un concetto, però: questo strumento ha degli errori insiti in sé. Se proprio lo si deve usare, quanto meno va modificato».

Noi pensiamo che l’Isee non sia uno strumento da applicare alle politiche familiari ma alle sole politiche assistenziali. Questo strumento ha degli errori insiti in sé. Se proprio lo si deve usare, quanto meno va modificato

Adriano Bordignon, presidente del Forum delle Associazioni familiari

Avete presentato una serie di proposte, in tal senso.

Intanto, abbiamo chiesto che il valore patrimoniale della prima casa venga ridotto nel suo impatto. L’esistenza della prima casa non è un valore spendibile per il mantenimento della famiglia. È un bene essenziale e non può essere in alcun modo alienato in caso di bisogno. Non è che, se non arrivo alla fine del mese, riesco a vendermi la casa. Dalle prospettive che stanno emergendo, sembra che la franchigia venga spostata dagli attuali 52mila euro circa a 92mila.

Sarebbe un primo passo importante, se andasse in porto.

Non c’è dubbio. Ma c’è ancora da capire come andrà imputato il mutuo eventualmente acceso per pagare l’acquisto della prima casa. Staremo a vedere.

Nuclei richiedenti nel 2024 e valore Isee medio (Osservatorio Inps)

Quali sono le altre proposte del Forum?

Va fatta una premessa: ritoccare l’Isee significa coinvolgere l’attività ordinaria di sei ministeri; dunque, comprendiamo bene che non sia un’impresa facile. È un provvedimento complicato, che necessita di tempo e di una certa gradualità. Detto questo, confidavamo in un Isee che fosse orientato ai servizi per la famiglia e contenesse l’assegno unico, il bonus nido. Insomma, ad alcune misure. In realtà, la risorsa destinata all’Isee è stata allargata anche all’Adi (Assegno di inclusione, ndr), e quindi l’impatto sull’esito finale che potevano aspettarci sull’assegno unico sarà meno significativo. Nel nostro pensiero, l’assegno unico resta la prima misura strutturale di cui il nostro Paese si è dotato: è stato un passo importante, va tutelata in tutti i modi. Quindi, pur nelle more della procedura d’infrazione da parte della Commissione europea sull’assegno unico (sulla quale deve pronunciarsi la Corte di giustizia Europea europea), ci aspettavamo una risposta differente.

L’Isee non considera in modo congruo il carico familiare.

Verissimo. Per noi non è rispettoso e neppure appropriato il valore che viene attribuito al primo figlio e ai figli successivi. È come se il secondo figlio, e gli altri a seguire, costassero di meno. E invece non è così. Forse si risparmiano alcune decine di euro su qualche capo di abbigliamento, passato tra fratelli, ma in generale la spesa è identica se non più alta. Per esempio, se si hanno tre figli, si è spesso costretti ad acquistare un appartamento più grande. E se si ha la fortuna di avere quattro figli, si deve pensare a un’auto più capiente, dunque le spese aumentano. Eppure, si pensano agli sconti per le vetture elettriche ma non per i figli.

Un figlio in più non è un fatto personale, è un bene per il Paese. Se saranno accolte le nostre richieste, sarà un passo importante di fronte all’enormità della sfida dello squilibrio demografico

Un paradosso, soprattutto per la destra che mette la famiglia tra i suoi valori assoluti.

Vero. Infatti il cambio del coefficiente, per noi è essenziale. Al momento, siamo ancora speranzosi che si possa procedere in tal senso, in modo da avvicinarci al resto dell’Europa per quanto riguarda il cosiddetto quoziente familiare. Riconoscere il numero dei figli di un nucleo familiare per computare l’Isee, significa avere uno strumento più appropriato. Un figlio in più non è un fatto personale, è un bene per il Paese. Se saranno accolte queste richieste, sarà un passo importante di fronte all’enormità della sfida dello squilibrio demografico. Anche l’Unione europea deve far la sua parte e consentire una maggiore flessibilità, non solo per le spese di transizione ecologica – che sono sacrosante – o per le spese militari – sulle quali il Forum ha forti dubbi – ma anche sugli investimenti legati alle politiche familiari.

Avete pure chiesto di non conteggiare le borse di studio.

Queste borse vengono attribuite in base ai meriti dei ragazzi, non dovrebbero entrare a far parte del reddito familiare. Più in generale, agire su natalità e famiglia significa provare a impattare in modo virtuoso anche su un sistema pensionistico che potrebbe andare presto in gravissima difficoltà: come sappiamo, il rischio concreto è che salti a breve l’equilibrio della solidarietà generazionale che sta alla base del nostro sistema. E poi c’è la sanità: grazie a Dio vivremo più a lungo, ma non saremo immuni da patologie. Abbiamo bisogno di maggiori cure, dunque c’è bisogno che una parte della nostra società lavori e paghi le tasse in modo sufficiente da poter sostenere dignitosamente i nostri anziani. Ma il Nord del Paese non riesce a trovare la forza lavoro necessaria per tenere in piedi le industrie, il commercio e i servizi. A tutto ciò si aggiunge lo spopolamento delle aree interne e del Mezzogiorno verso le aree metropolitane. Per questo motivo, tutto l’emiciclo parlamentare dovrebbe considerare tutta la questione della famiglia non come una parte residuale o confessionale di una parte politica, bensì il vero investimento per le infrastrutture del Paese.

Da un punto di vista economico, le previsioni non sono certamente rosee.

Beh, le ultime previsioni fatte da Lancet parlano di un Pil al di sotto del decimo posto, esattamente tra il 17esimo e il 18esimo posto in Europa, soltanto per il calo demografico. Occorre spostare le famiglie dall’ultimo vagone delle politiche welfare al primo asset delle politiche d’investimento del Paese.

Le componenti Isee relative al periodo 2016-2024

Quasi due terzi della popolazione italiana sono in qualche modo interessati all’Isee.

Parliamo di 10 milioni e 77mila nuclei familiari, con un valore Isee medio di 16.401 euro. Un numero enorme di cittadini. Un tempo l’Isee andava a impattare su una parte ridotta della popolazione, perché era legata all’accesso soltanto di alcune misure, ma oggi la situazione è completamente cambiata. L’Isee serve per i servizi di trasporto, la mensa, le famiglie giovani, l’accesso alle case di riposo. È evidente che l’attenzione generale è molto alta.

Ci può parlare della proposta di creare un fondo strutturale per i centri estivi?

Abbiamo chiesto di attribuire questo compito al ministero dell’Economia e delle finanze – Mef per evitare che sia a valere, di anno in anno e in modo incerto, su altri fondi. In questo modo, sia le famiglie e sia le amministrazioni comunali possono programmare potendo contare sulla copertura economica. Se vogliamo che cresca il numero dei lavoratori, e in particolare quello delle donne che lavorano, non possiamo avere tre mesi di buco in estate. Per tantissime famiglie è diventato ormai un problema insormontabile.

Di seguito la proposta del Forum delle Associazioni familiari per la legge di bilancio 2026.

Foto di Luemen Rutkowski su Unsplash

Nessuno ti regala niente, noi sì

Hai letto questo articolo liberamente, senza essere bloccato dopo le prime righe. Ti è piaciuto? L’hai trovato interessante e utile? Gli articoli online di VITA sono in larga parte accessibili gratuitamente. Ci teniamo sia così per sempre, perché l’informazione è un diritto di tutti. E possiamo farlo grazie al supporto di chi si abbona.