Protagonisti della rivoluzione digitale
Filantropia, etica e innovazione per un nuovo modello di tecnologia
L'intelligenza artificiale è un sistema complesso che produce effetti sociali ed influenza le interazioni e i comportamenti tra le persone e le macchine. Questa la premessa della ricerca dello scienziato iraniano, Iyad Rahwan, che ha vinto il Premio Lagrange – Fondazione Crt 2025, istituito e finanziato dalla Fondazione Crt. La presidente Anna Maria Poggi: «Il lavoro del professor Rahwan incarna al meglio una visione della tecnologia come sistema che modella la nostra epoca, dove scienza, etica e responsabilità sociale si incontrano»
di Alessio Nisi
Lo studio dell’intelligenza artificiale non solo come un insieme di algoritmi e dati, ma come sistema complesso che produce effetti sociali ed influenza le interazioni e i comportamenti tra le persone e le macchine: questo il percorso di ricerca che ha portato lo scienziato iraniano, Iyad Rahwan, a vincere il Premio Lagrange – Fondazione Crt 2025, riconoscimento internazionale per la Scienza dei sistemi complessi e dei dati, istituito e finanziato dalla Fondazione Crt e coordinato dall’Istituto per l’interscambio scientifico – Isi foundation, con sede a Torino.
Per Iyad Rahwan, studioso dell’interazione uomo-macchina nella società contemporanea, con una formazione scientifica maturata tra Australia, Emirati Arabi, Stati Uniti e Germania, le macchine intelligenti assolvono ad un ruolo non solo tecnologico ma anche di interazione e relazione sociale, riflettendo i bias, le norme e le scelte morali della collettività.
«Se dovessi raccontare ad un bambino che immagine associare all’intelligenza artificiale», spiega lo scienziato, «disegnerei un robot meccanico metallico. Progettato e costruito come un’automobile che risponde a dei comandi ben precisi e che, grazie alle sue enormi potenzialità, è in grado di modellare la società ed esserne allo stesso tempo influenzato».

Il potenziale trasformativo della scienza dei dati
«Il Premio Lagrange–Fondazione Crt, promosso insieme a Isi foundation, storico alleato della fondazione sul fronte dell’innovazione e della ricerca», le parole della presidente Anna Maria Poggi, «è un esempio concreto di come la collaborazione tra istituzioni possa generare conoscenza, innovazione e impatto sociale».
La scienza dei dati e l’intelligenza artificiale, precisa, «hanno un potenziale trasformativo e for good straordinario, ma questa rivoluzione digitale va guidata e co-costruita anche da soggetti filantropici, che hanno la possibilità e la responsabilità di guardare al futuro, liberi da logiche di mercato o di breve periodo».
La Fondazione Crt, aggiunge, «investe risorse ed energie per rafforzare l’ecosistema dell’innovazione e promuovere una ricerca capace di generare valore per la società. Il lavoro del professor Rahwan, che esplora il rapporto tra intelligenza artificiale e comportamento umano, incarna al meglio questo approccio: una visione della tecnologia come sistema che modella la nostra epoca, dove scienza, etica e responsabilità sociale si incontrano».
Lo stesso Rahwan ha sottolineato a proposito del premio: «Molti dei vincitori delle edizioni precedenti sono miei eroi accademici personali, che mi hanno ispirato a entrare nel campo delle scienze sociali computazionali oltre 15 anni fa. È quindi un grande onore e un privilegio per me ricevere il Premio Lagrange insieme a questi straordinari scienziati».
Sulla interdisciplinarietà della sua ricerca, aggiunge: «Sono anche profondamente convinto che questo premio non sia solo mio, ma anche di tutti i miei straordinari studenti, passati e presenti, e degli altri membri del laboratorio. Il lavoro interdisciplinare richiede un atto di fede da parte di persone provenienti da discipline diverse che collaborano su questioni complesse, e mi ritengo fortunato di poter contribuire a catalizzare questo tipo di lavoro di squadra».

Tecnologia sistema complesso
Valore messi in evidenza anche dal presidente di Isi foundation, Alessandro Vespignani. «Il prestigioso Premio Lagrange, assegnato al suo lavoro, è la testimonianza di quanto oggi sia importante considerare la tecnologia non solo un insieme di dati e algoritmi ma un sistema complesso che modella la nostra contemporaneità».
Fondazione Crt e Isi foundation premiano da 14 anni ricercatori e personalità scientifiche che si distinguono per l’eccellenza negli studi della complessità: economisti, fisici, biologi, epidemiologi di levatura internazionale che hanno dato un fondamentale impulso alla collaborazione multidisciplinare e alla ricerca applicata alle sfide centrali per uno sviluppo equo e sostenibile.
Intelligenza artificiale ed ecosistema umano
Il lavoro di Rahwan e dei suoi collaboratori presso il Max Planck institute for human development di Berlino, parte dall’assunto che l’intelligenza artificiale ha la capacità di influenzare ogni aspetto della vita delle persone ma allo stesso tempo l’ecosistema umano, costituito da linguaggi, valori, storia e pregiudizi, rappresenta il “nutrimento” con cui l’ai viene addestrata.
Si genera così quella che viene definita una co-evoluzione, in cui le macchine apprendono dalle informazioni che le persone generano e si modellano in base al comportamento collettivo, spesso imperfetto.
Come si osserva una macchina nel suo habitat naturale? Per il professore occorre studiare in modo sistematico gli output e il comportamento di sistemi già in funzione. Ma questo non è sempre sufficiente in quanto le attuali tecnologie hanno un elevato grado di complessità e imprevedibilità. Spesso, infatti, un algoritmo progettato per uno scopo può avere effetti collaterali non intenzionali nel momento in cui viene implementato su larga scala.
Serve quindi adottare un nuovo quadro scientifico dal carattere trasversale apprendendo anche dalla biologia, dall’economia e dalle scienze sociali, al fine di comprendere tutti quei fenomeni che emergono quando milioni di esseri umani e intelligenze artificiali interagiscono tra loro.
Specchio dei nostri comportamenti, ma non solo
Quindi l’ai rappresenta davvero una nuova forma di intelligenza oppure è solo uno specchio dell’intelligenza umana? Le ricerche condotte dallo studioso giungono alla conclusione che entrambi gli assunti siano veri, ossia che l’ai appare come uno specchio deformante che riflette l’uomo, la società, i saperi e gli errori umani. Al tempo stesso rappresenta una nuova forma di intelligenza, che non manifesta il pensiero umano ma esplora territori completamente alieni che vanno studiati in modo profondo.
La frontiera, un’etica universale per l’intelligenza artificiale
In questo quadro si inserisce anche il tema etico: i dati raccolti dagli scienziati e testimoniati in diverse ricerche tra cui Moral machine experiment e Machine behaviour, evidenziano come non sia possibile immaginare un’etica universale per l’intelligenza artificiale. L’obiettivo non deve essere infatti quello di trovare un codice etico unico da programmare nelle macchine, bensì di creare processi che permettano alle diverse comunità e culture di deliberare e decidere autonomamente quali valori le loro macchine dovrebbero riflettere.
I dilemmi sociali dell’ai non sono dunque soltanto enigmi astratti o intellettuali. Sono profondamente umani. Per questa ragione, Iyad Rahwan ha trovato anche nell’arte la modalità per tradurre l’impatto sociale di un algoritmo complesso in un’esperienza viscerale. Con i suoi progetti di arte mediale, esposti in importanti istituzioni culturali, lo scienziato documenta, attraverso la pittura, come le macchine intelligenti plasmino la percezione del mondo da parte dell’uomo.
Nella foto in apertura, da sinistra il presidente di Isi foundation, Alessandro Vespignani, lo scienziato Iyad Rahwan e la presidente della Fondazione Crt, Anna Maria Poggi. Nel testo le immagini della premiazione. Credits Luigi De Palma per Fondazione Crt
Resta informato su ProdurreBene.
Nessuno ti regala niente, noi sì
Hai letto questo articolo liberamente, senza essere bloccato dopo le prime righe. Ti è piaciuto? L’hai trovato interessante e utile? Gli articoli online di VITA sono in larga parte accessibili gratuitamente. Ci teniamo sia così per sempre, perché l’informazione è un diritto di tutti. E possiamo farlo grazie al supporto di chi si abbona.