Governo
Finiti su un binario morto 553 decreti attuativi. Ritardi che penalizzano il welfare
Ammontano a 5,6 miliardi gli euro stanziati ma fermi perché i provvedimenti non sono stati pubblicati in Gazzetta ufficiale. Circa la metà coinvolge il settore dell’assistenza ai più fragili. Al primo posto tra i ministeri con più risorse bloccate: la Presidenza del Consiglio. L'indagine di Openpolis
Il ritardo del Governo Meloni nell’emanazione dei decreti attuativi si abbatte sul welfare. Su un totale di 5,6 miliardi di euro già stanziati per provvedimenti in attesa di pubblicazione, poco meno della metà (pari a 2,48 miliardi di euro) riguarda il settore dell’assistenza a più categorie fragili.
Finanziamenti in stand by la foto di Openpolis
Il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, altro dato preoccupante, sfiora il primato fra i ministeri più in affanno: si posiziona al secondo posto fra i dicasteri che registrano la cifra più alta di finanziamenti in stand by.
A scattare l’ultima foto, aggiornata al 25 settembre, è Openpolis, la fondazione indipendente che promuove progetti per l’accesso alle informazioni pubbliche, la trasparenza e la partecipazione democratica.
Secondo il sito di data journalism nel complesso sono ben 553 i decreti che attendono la diffusione sulla Gazzetta ufficiale. Di questi, quasi la metà (249, dei quali 50 ereditati dalla legislatura precedente) non sono stati pubblicati entro la data prevista nonostante le norme che prevedono i decreti esecutivi stabiliscano il più delle volte scadenze precise per la loro emissione.
Welfare penalizzato dai decreti lumaconi
I tre decreti lumaconi che penalizzano il welfare coinvolgono tre diversi ministeri. Il primo in ordine di importo è un provvedimento del ministero del Lavoro (900 milioni) per l’esonero contributivo delle lavoratrici con figli (legato alla legge di bilancio 2025, scadenza 31 gennaio 2025); il secondo, un decreto della Presidenza del Consiglio (833,9 milioni) per i servizi sociali comunali (legge di bilancio 2024, scadenza 30 novembre 2024), infine, un decreto del ministero dell’Interno (750 milioni) per l’ampliamento degli asili nido (sempre legge di bilancio 2024 e scaduto il 30 novembre dell’anno scorso).
La graduatoria
La graduatoria dei ministeri con più risorse bloccate per il ritardo nell’adozione dei decreti attuativi vede al primo posto la Presidenza del Consiglio con 2,9 miliardi di euro, seguita dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con 1,7 e dal ministero dell’Interno con 1,3.
Il dicastero del Welfare guidato da Marina Calderone si colloca invece al settimo posto (35) per numero di decreti da attuare dopo ministero dell’Economia e delle Finanze (98), ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (72), ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (63), Presidenza del Consiglio (53), ministero della Salute (48), ministero delle Imprese e del Made in Italy (40).
Gli atti congelati al ministero del Welfare
Fra gli atti congelati del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (chiamato anche “del Welfare”) si segnalano, in particolare, il decreto sull’indicazione dei Livelli essenziali delle prestazioni sociali-Leps negli ambiti del sociale diversi dalla non autosufficienza, sui termini e le modalità per consentire al cittadino la gestione telematica della Dichiarazione sostitutiva unica-Dsu, sulla istituzione di un tavolo nazionale di lavoro in materia di interventi di integrazione e inclusione sociale sui minori fuori famiglia, affidati e in carico ai servizi sociali territoriali.
Numeri più contenuti per il ministero per le Disabilità (4) e per il ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità (1). Ma non per questo si tratta di provvedimenti meno importanti.
Il primo, il dicastero guidato da Alessandra Locatelli, è in ritardo su: definizione dei criteri generali per l’utilizzo del Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità, misure per le persone che usufruiscono di cani da assistenza, indicazione dei livelli essenziali delle prestazioni in favore delle persone con disabilità, riparto delle risorse del fondo per l’implementazione dei progetti di vita.
Mentre quello con a capo la ministra Eugenia Roccella non ha ancora licenziato il provvedimento sul Fondo per il sostegno alle attività educative che coinvolgono i bambini e gli adolescenti al fine di contrastare la povertà educativa e l’esclusione sociale.
In apertura foto di Stefano Carofei/Sintesi
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