Il dizionario delle aree interne
Franco Arminio: «Il mio paese è una zona della lingua»
«Per vivere intensamente bisogna cogliere le sfumature con il corpo. Anche sulla panchina ci vuole una certa postura». Nel nuovo numero di VITA magazine dialoghiamo con il poeta e paesologo Franco Arminio, che vive ancora a Bisaccia, un comune in provincia di Avellino. «L’amore è una zona della lingua, il dolore è una zona della lingua, questo paese è una zona della lingua. Io non lo percepisco con gli occhi, è la lingua che mi dice, così che io a mia volta possa dire: c’è la desolazione, c’è la beatitudine del silenzio. È la lingua che ci porta nei luoghi»
di Anna Spena
E con me, adesso, che vuoi fare?»
.«Parliamo».
«Allora sediamoci qui, su questa panchina. L’unico punto in cui a Bisaccia non tira il vento».
È quasi mezzogiorno in piazza Duomo. Un gruppo di cinque persone parla, un gatto dal muso nero, composto, li guarda. È abituato a loro. Poco più in là, nell’unico bar aperto, altri due sono seduti a un tavolino. Uno beve caffè, l’altro una birra pugliese. «Per vivere intensamente bisogna cogliere le sfumature con il corpo. Anche sulla panchina ci vuole una certa postura». Franco Arminio, poeta e paesologo, vive ancora nella casa dov’è nato. «Solo che 65 anni fa in paese abitavano 8mila persone, oggi nella città vecchia saremo in 500. Al paese nuovo forse 3mila».
Il nuovo numero di VITA è dedicato alle aree interne. Dai territori marginali sta arrivando una lezione di innovazione e cambiamento. Che cosa ci insegnano? La risposta è in sette dialoghi per aprire lo sguardo, ognuno con una parola chiave. Il poeta e paesologo Franco Arminio ha scelto lingua. Se hai un abbonamento leggi subito Aree interne, l’Italia da scoprire e grazie per il tuo sostegno. Se vuoi abbonarti puoi farlo a questo link.

L’aria è fredda, le case basse e chiuse, il cielo — nei luoghi senza mare — schiaccia e apre: ti cade addosso. «Bisaccia, questo comune irpino in provincia di Avellino, e gli altri comuni come lui non hanno futuro, senza prima un futuro individuale. Io qua sto bene, ma sono un privilegiato perché non devo estrarre reddito da questi luoghi. Perché guadagno andando in giro. Ma un ragazzo che vuole mettere su famiglia, qua non può farlo». E allora è facile tornare e andare, partire e restare, scegliere di perdersi in questo movimento continuo. «Ma io ho iniziato a guadagnare tanto con la scrittura solo a 57 anni, tardi», precisa. «Prima facevo il maestro delle scuole elementari».
Contenuto riservato agli utenti abbonati
Abbònati a VITA per leggere il magazine e accedere a contenuti e funzionalità esclusive
Hai già un abbonamento attivo? Accedi