Affido e Accoglienza
Fuori famiglia: comunità batte affido due a uno
L'accoglienza dei minori fuori famiglia, a dispetto di quanto un certo storytelling vuole farci credere, non è un grande buco nero. Il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato tutti i dati aggiornati al 31 dicembre 2024 sui 46.107 bambini e adolescenti fuori dalla famiglia di origine. Il dato più eclatante? A fronte di 15.870 minorenni in affidamento familiare, ce ne sono 30.237 accolti in un servizio residenziale. Lo sbilanciamento migliora un po' se scorporiamo i minori stranieri non accompagnati, ma rappresenta bene il fatto che diversamente dal passato e a dispetto di quel che dice la legge, l'affido non è più la risposta preferenziale per i minori che hanno una famiglia che non riesce temporaneamente ad occuparsi di loro. In mezzo? Bibbiano
Al 31 dicembre 2024 i minori in affidamento familiare in Italia sono 46.107, inclusi i minori stranieri non accompagnati. Di questi, 15.870 minorenni (più di uno su tre, per l’esattezza il 34,4%) risultano in affidamento familiare (senza distinguere la tipologia di affidamento), i restanti 30.237 (pari al 65,6%) sono accolti nei servizi residenziali. In sostanza i minori nei servizi residenziali sono il doppio di quelli in affido familiare: servizi battono affido due a uno.
I numeri cambiano un po’ se dal conto togliamo i minori stranieri non accompagnati, che sono per la stragrande maggioranza accolti in servizi residenziali. Al netto dei Msna, sono 15.075 i minori in affidamento familiare, mentre 20.592 minori sono accolti in servizi residenziali.
Dopo anni in cui i numeri riferiti alle due modalità di accoglienza sostanzialmente hanno registrato prima la prevalenza dell’affido e poi un sostanziale equilibrio – nel 2010, per dire, i minori in affido erano 14.370 e quelli in comunità residenziali erano 11.230 – ecco che la sproporzione è diventata evidente, ad indicare che la risposta prevalente alla fragilità delle famiglie, in Italia, è la comunità. Questo benché la legge 149/2001 all’articolo 2 espliciti proprio la preferenza di massima per l’affido, tanto che «ove non sia possibile l’affidamento nei termini di cui al comma 1, è consentito l’inserimento del minore in una comunità di tipo familiare o, in mancanza, in un istituto di assistenza pubblico o privato».
Il superamento a favore dei servizi residenziali risale al 2018. Da allora c’è stata una crescita significativa delle accoglienze in comunità (13.992 nel 2018 contro le 20.592 del 2024, al netto dei Msna), mentre gli affidi in famiglia per almeno 5 notti a settimana sono passati da 13.632 nel 2018 12.733 nel 2024. In mezzo? Servisse davvero dirlo, Bibbiano.
A dispetto di chi parla della realtà della realtà dei minori fuori famiglia come di un grande “buco nero”, ecco che il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ci restituisce una nuova fotografia dei bambini e dei ragazzi seguiti dai servizi sociali territoriali, con un focus specifico proprio su chi si trova in affido o è accolto in un servizio di accoglienza residenziale. Il Quaderno della Ricerca Sociale n. 66 – Dati Sioss Report 2024 ha una base informativa ormai matura e omogenea, con il 98,2% degli Ambiti Territoriali Sociali che ha completato la scheda e i tempi di lavorazione dei dati si sono finalmente ridotti: a inizio dicembre 2025 abbiamo quindi tutti i numeri dei “minori fuori famiglia” al 31 dicembre 2024. Il rapporto evidenzia anche come le caratteristiche sociodemografiche dell’utenza stiano cambiando: aumentano gli adolescenti, i casi complessi, i nuclei multiproblematici. Crescono inoltre i percorsi che coinvolgono i neomaggiorenni 18-20 anni, confermando l’esigenza di continuità educativa anche oltre la maggiore età.
Quanti sono i minorenni seguiti dai servizi sociali
Al 31 dicembre 2024 risultano 345.083 minorenni (e neomaggiorenni) in carico al servizio sociale professionale per un intervento di presa in carico, inclusi i minori stranieri non accompagnati. Considerando il turn over nel corso dell’anno, sono stati 374.327 i bambini e gli adolescenti che hanno beneficiato di almeno un intervento sociale nel 2024: significa 40,1 bambini e ragazzi seguiti ogni mille residenti, che diventano 43,5 se si guarda all’intero anno.
Il dato è in crescita sia rispetto al 2023, sia rispetto al 2022. Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Umbria e Molise sono le regioni con un tasso di presa in carico più elevato. In generale, i tassi di presa in carico sono superiori nelle regioni del Nord (ad eccezione del Veneto): qui i valori oscillano da un massimo di 67,6 per mille in Piemonte a un minimo di 41,8 per mille nella Provincia Autonoma di Bolzano, mentre in Veneto ci si ferma a 26,8 per mille. Le regioni del Sud registrano valori compresi tra 43,4 per mille in Sardegna e 19,6 in Calabria, con il Molise che si configura come un’eccezione con 64,4 minori in carico al servizio sociale ogni mille residenti di 0-17 anni. Tra le regioni del Centro i valori più elevati si registrano in Umbria (63,1 per mille) e in Toscana (59,4 per mille). Al netto dei minori stranieri non accompagnati, i tassi relativi alla popolazione residente di riferimento si riducono a 38,5 per mille al 31 dicembre 2024 e a 41,4 per mille in relazione al dato nel corso dell’anno.
Tre su quattro sono italiani
A livello nazionale, includendo i Msna, tra i minori in carico ai servizi sociali, quelli con cittadinanza italiana sono il 72,2% tra i minorenni e il 60,6% tra i neomaggiorenni. Quelli con cittadinanza straniera rappresentano, in entrambi i gruppi, circa il 23%. I Msna sono il 4,1% tra i minorenni mentre tra i neomaggiorenni pesano ben il 16,2%. Considerando i dati al netto dei Msna, la quota di minorenni italiani in carico è pari al 75,3%, tre su quattro, mentre quelli con cittadinanza straniera rappresentano il 24,7%. Per quanto riguarda la composizione di genere, i minorenni maschi sono il 57,1% e le femmine il 42,9%: se non contiamo i Msna (che al 95,5% sono di genere maschile), la quota dei maschi si abbassa al 55,4%.
Per il 21,3% dei minorenni presi in carico dai servizi si segnala una disabilità (fisica, psichica, sensoriale, intellettiva o plurima certificata ex legge 104/92) oppure altri disturbi/deficit o una vulnerabilità socioculturale: al netto dei Msna la quota sale al 22,1%.
Minori fuori famiglia: +9,8% rispetto al 2023
Al 31 dicembre 2024 gli Ats segnalano, inclusi i Msna, la presenza di 46.107 minorenni fuori famiglia, che si tratti di una forma di affidamento (solo diurno, per meno di cinque notti la settimana o residenziale per almeno cinque notti la settimana) o che siano accolti nei servizi residenziali: lo stesso dato nel 2022 era pari a 41.683, nel 2023 a 42.002. Sono 4.424 minori in più rispetto al 2022, pari ad un aumento del 10,6%: rispetto al 2023 invece l’aumento è del 9,8%.
In comunità? Il doppio che in affido
Di tutti questi minori, 15.870 minorenni (più di uno su tre, per l’esattezza il 34,4%) risultano in affidamento familiare (senza distinguere la tipologia di affidamento), i restanti 30.237 (pari al 65,6%) sono accolti nei servizi residenziali. Considerando anche il numero di dimessi nel corso dell’anno – pari a 1.445 dall’affidamento familiare e 7.902 dai servizi residenziali – il valore complessivo sale a 55.454 minorenni, rispettivamente 17.315 minorenni che hanno sperimentato una forma di affidamento familiare nel corso dell’anno e 38.139 accolti nei servizi residenziali nel 2024.

In relazione alla popolazione minorile residente, i minori in affidamento familiare al 31.12.2024 sono pari a 1,8 per mille. L’affidamento familiare risulta particolarmente attivato in Piemonte, con un tasso pari a 4,8 per mille: in questa regione, l’affido continua ad essere preferito rispetto alle strutture residenziali e sostenuto in buona parte anche dalla diffusione di forme di affido diverse da quella residenziali, per cinque notti a settimana. I tassi più bassi di affido, pari o inferiori all’1,5 per mille, si registrano invece in Veneto, in Calabria, in Friuli-Venezia Giulia, nel Lazio, in Abruzzo e in Campania. Per quanto riguarda i tassi relativi ai minorenni accolti nei servizi residenziali, il valore medio nazionale al 31 dicembre è pari a 3,5 per mille. A livello regionale i tassi di attivazione risultano molto differenti con valori elevati in Liguria, Molise, Friuli-Venezia Giulia e Sicilia: in queste regioni, tuttavia, i dati sono fortemente influenzati dalla significativa presenza di minorenni stranieri non accompagnati. Bassi tassi di attivazione dell’accoglienza in strutture residenziali si registrano invece in Campania, in Veneto e in Calabria.
Anche al netto dei Msna, sei su dieci sono in comunità
Al netto dei Msna, al 31 dicembre 2024 i minori segnalati dagli ambiti come coinvolti in una qualche forma di affidamento o accolti nei servizi residenziali passano da 46.107 a 35.667: nel 2022 il dato è pari a 33.299, nel 2023 a 33.310, quindi il trend è in crescita anche al netto dei Msna. Di questi, 15.075 minorenni (pari al 42,3%) risultano in affidamento familiare (senza distinguere la tipologia di affidamento), mentre 20.592 (pari al 57,7%) sono accolti nei servizi residenziali.


Focus affido: +0,8%
L’ affidamento familiare vede, nel 2024, il coinvolgimento attivo di 1.702 soggetti attuatori. Considerando solo l’affidamento familiare per almeno 5 notti la settimana, al netto dei Msna, i minorenni rilevati sono pari, nel 2024, a 12.733: erano 12.507 nel 2022 e 12.632 nel 2023. Rispetto al punto più basso della serie storica dal 2010 in avanti, registrato nel 2022, quindi l’affido registra una lieve ripresa: +1,8%. Anche rispetto al 2023 c’è una lieve ripresa: +0,8%. Il dato nazionale dei minori in affido, in linea con quello registrato negli anni precedenti, è pari a 1,5 ogni 1.000 residenti di 0-17 anni: le regioni in cui l’affidamento familiare risulta più attivato sono l’Umbria, il Molise, la Liguria e il Piemonte. Rispetto allo stesso dato rilevato per la totalità dei minorenni in carico al 31.12.2024, tra gli affidamenti si registra una quota superiore di Msna di circa un punto percentuale mentre si riduce di quasi 2 punti percentuali la quota di stranieri.
Per quanto riguarda la distribuzione per classi d’età, nel 2024 l’84,4% dei minorenni in affidamento familiare ha più di 6 anni: il 28,2% ha tra 15 e 17 anni (se si considerano i dati al netto dei Msna la quota scende al 25,5%), la classe d’età 11-14 anni rappresenta il 28,9% dei minorenni in affido familiare (al netto dei Msna la quota sale al 29,7%) e il 27,3% ha tra 6 e 10 anni (pari al 28,5% al netto dei Msna). I dati 2024 segnalano che circa il 76% degli affidamenti è di tipo giudiziale, in linea con il dato rilevato nell’annualità precedente e che registrava un incremento rispetto allo stesso dato al 2022 di quasi 10 punti percentuali. Nell’interpretare questo dato è bene tener presente che l’affidamento giudiziale può essere disposto non solo ab origine ma anche in un secondo momento a fronte di un affidamento la cui durata ha superato i 24 mesi. Come esposto nelle pagine successive, si anticipa che nel 2024 più della metà degli affidamenti ha una durata superiore a 2 anni.

Tre volte su quattro (il 76%) l’affidamento è di tipo giudiziale, in linea con il dato rilevato nel 2023, quando si era registrato un incremento di quasi 10 punti percentuali rispetto al 2022. In parte tale dato è riconducibile al fatto che l’affidamento giudiziale può essere disposto non solo ab origine ma anche in un secondo momento a fronte di un affidamento la cui durata ha superato i 24 mesi. Nel 2024 più della metà degli affidamenti in essere (il 58,7%) ha una durata superiore a 2 anni. Il 35,3% degli affidi dura da più di 4 anni.
Adottabili il 6% dei minori in affido
Altre due nuove informazioni disponibili nel Sioss sono relative ai minorenni in affidamento familiare con decreto di affidamento al servizio sociale e quelli dichiarati adottabili dal Tribunale dei minorenni. Il 43,1% dei minorenni in affidamento familiare ha un decreto di affidamento al servizio sociale. Il 6,1% dei minorenni in affidamento familiare sono stati dichiarati adottabili: a livello territoriale i valori sono superiori al 10% in Sardegna, Molise, Liguria e Puglia; sono inferiori al 3% in Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Toscana e Provincia autonoma di Bolzano.
L’uso del Progetto Quadro, lo strumento che dovrebbe dare coerenza all’intero percorso di tutela, resta molto disomogeneo: viene redatto “spesso/sempre” solo dal 68,5% dei soggetti attuatori, in lieve calo rispetto alle annualità precedenti.
Anche il Progetto Educativo Individuale, componente essenziale del percorso del bambino, mostra criticità: è predisposto “spesso/sempre” dal 72,7% dei servizi, percentuale che scende laddove manca un centro affidi. Persistono quindi forti differenze territoriali, soprattutto nel Mezzogiorno, dove la presenza di centri affidi è molto più bassa rispetto al Centro-Nord.
E quando l’affido finisce?
I dimessi dall’affidamento familiare rappresentano, includendo i Msna, circa l’8% dei minorenni in affidamento familiare. La quota scende al 7,2% considerando i dati al netto dei Msna. Più del 40% dei minorenni dimessi fa rientro nella propria famiglia di origine, circa un quarto dei minorenni dimessi dall’affidamento iniziano un nuovo percorso di accoglienza in una struttura residenziale. Il 14,7% dei dimessi inizia un affidamento preadottivo e il raggiungimento della vita autonoma avviene nel 13% dei casi. Il passaggio ad altro servizio territoriale coinvolge il 6% dei minorenni dimessi dall’affidamento.

Focus servizi residenziali: +12,5%
Nel 2024 i dati registrano 20.592 minorenni accolti nei servizi residenziali al netto dei Msna, dato in crescita rispetto alle annualità precedenti (+13,9% rispetto al dato del 2022; +12,5% rispetto al 2023). Su base regionale gli incrementi più significativi in termini assoluti si registrano nel Lazio, in Toscana, in Campania e in Sicilia. Sul fronte opposto, la Lombardia registra la riduzione più consistente. In rapporto alla popolazione residente della corrispondente età di riferimento, al netto dei Msna, nel 2024 risultano coinvolti 2,4 minorenni ogni mille bambini e adolescenti residenti di 0-17 anni, contro il 2,0 per mille nel 2022 e il 2,1 per mille nel 2023: un tasso quindi in crescita.
Partendo dai dati relativi alla cittadinanza, a livello nazionale, il 46,8% dei minorenni accolti nei servizi residenziali è italiano, il 21,3% ha cittadinanza straniera e i Msna sono il 31,9% (quota in aumento rispetto ai due anni precedenti: 29,6% nel 2023; 26,7% nel 2022). Sia rispetto al dato rilevato per il totale dei minorenni in carico al servizio sociale professionale (pari al 4,1%), sia a quello relativo ai minorenni in affidamento familiare (5%) risulta evidente il peso molto superiore dei minorenni stranieri non accompagnati.

Se dalle precedenti rilevazioni emergeva che poco meno della metà dei minorenni veniva accolta in strutture presenti all’interno del territorio di competenza dell’Ats, nella nuova rilevazione è stato allargato il territorio di riferimento alla regione: risulta così che nel 2024 l’86,8% dei minorenni è collocato in strutture presenti nella propria regione. La regione che registra un valore decisamente più basso rispetto alla media nazionale è l’Umbria (37,2%), seguita dal Lazio e dalla Provincia autonoma di Bolzano registrano quote pari rispettivamente al 63,3% e al 68,2%.
Per il 10,7% dei minorenni collocati in strutture residenziali, inclusi i Msna, si registra, al 2024, una disabilità psicofisica o disturbi dell’attenzione e del linguaggio o una vulnerabilità socioculturale. In relazione alla distribuzione per classi d’età, nel 2024, considerando i dati inclusi i Msna, risulta che il 49,3% dei minorenni accolti in strutture residenziali ha tra 15 e 17 anni, il 16,9% ha tra 11 e 14 anni, il 16,1% tra 6 e 10 anni. Nella classe d’età 3-5 anni ricade il 9,9% dei minorenni mentre il 7,8% ha meno di 2 anni.
Anche per i minorenni collocati in comunità residenziali nella maggior parte dei casi (69,6% includendo i Msna e 68% al netto) c’è un provvedimento di collocamento di tipo giudiziale. L quota registrata è inferiore di circa 6 punti percentuali rispetto a quanto rilevato per l’affidamento familiare e in riduzione se confrontato con i dati delle precedenti annualità. A livello nazionale, comprendendo i Msna, circa il 70% dei collocamenti in struttura dura meno di 2 anni, il restante 30% ha durata superiore a 2 anni. Rispetto all’affido, la durata è decisamente inferiore. La quota di minorenni accolti nei servizi residenziali dichiarati adottabili è pari al 3,1% (circa la metà rispetto a quanto rilevato per l’affidamento familiare). A livello territoriale tale valore è superiore al 10% in Campania; seguono la Sardegna (9,2%); la Provincia autonoma di Bolzano (7,9%) e la Valle d’Aosta (7,3%). In sette regioni la quota è inferiore all’1%.

I dimessi dai servizi residenziali rappresentano, includendo i Msna, il 20,7% dei minorenni accolti nei servizi residenziali rilevati nel corso del 2024. Tra i dimessi i Msna rappresentano il 43,8%. Considerando quindi i dati al netto dei Msna, emerge che il 45,2% dei minorenni dimessi fa rientro nella propria famiglia di origine.
Meglio rispetto all’affido la diffusione dei dispositivi progettuali: il Progetto Quadro è redatto “sempre/spesso” dal 79,8% delle strutture, e il Progetto Educativo Individuale dall’86,5% (con punte più basse in Sicilia e Basilicata).
Quali strutture
Il servizio di accoglienza in strutture residenziali per minorenni vede, nel 2024, il coinvolgimento attivo di 2.075 soggetti attuatori. La distribuzione territoriale delle strutture residenziali per minorenni mostra una presenza consistente in Lombardia (18,2%), Sicilia (13%), Puglia (11,4%) e Campania (10,2%); segue l’Emilia-Romagna (8%). Considerando il numero di posti letto, la Sicilia si conferma ai primi posti insieme all’Emilia-Romagna con una quota intorno al 12%; seguono Puglia e Lombardia con valori pari rispettivamente al 9,8% e al 9%. La comunità socio-educativa rappresenta il tipo di servizio residenziale più diffuso (27,1% delle strutture e 34,6% di posti letto). Seguono le comunità di tipo familiare per minorenni (22,9% delle strutture e 19,8% dei posti letto) e i servizi per l’accoglienza bambino/genitore39 (21,9% delle strutture e 18,6% dei posti letto). Gli alloggi ad alta autonomia rappresentano il 10,5% dei servizi residenziali e l’8,2% dei posti letto disponibili.
In relazione alla dotazione di figure professionali, la figura dell’assistente sociale si conferma coprire quasi la metà dell’organico rappresentando il 46% (per il 77,1% risultano assunti a tempo indeterminato), gli educatori registrano una quota pari al 29,1%. Seguono la figura dello psicologo (8,7%) e quella degli OSS/AdB/OTA (5,8%). Le altre figure professionali (tra i quali rientrano i mediatori culturali, i pedagogisti e i sociologi) rappresentano il 10,5%. Gli operatori esternalizzati rappresentano in media il 41,4% della dotazione organica complessiva, quote superiori al 70% si registrano in Valle d’Aosta e Piemonte.
Focus neomaggiorenni
I dati mostrano che, al 31.12 del 2024, il numero di neomaggiorenni in carico ai servizi sociali territoriali (inclusi i presi in carico come Msna) è pari a 26.053; considerando anche il numero di dimessi nel corso dell’anno, pari a 9.699 neomaggiorenni, nel corso del 2024 i neomaggiorenni in carico al servizio sociale beneficiari di un qualche tipo di intervento sono pari a 35.752. In relazione alla popolazione residente 18- 20 anni, i ragazzi per i quali si è resa necessaria la presa in carico da parte dei servizi sociali territoriali ammonta a 14,9 neomaggiorenni ogni mille residenti considerando il dato a fine anno, sale a 20,5 in relazione ai beneficiari seguiti nel corso dell’anno. Tra i neomaggiorenni presi in carico, il 28,1% è italiano e il 17,3% ha la cittadinanza straniera. La componente dei Msna tra i neomaggiorenni accolti nei servizi residenziali ha un peso molto significativo: rappresentano il 54,6% dei neomaggiorenni al 31 dicembre; il 76,4% dei dimessi e il 66% dei neomaggiorenni accolti nel corso dell’anno.
Foto di Marina Shatskih su Unsplash
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