In dialogo con Marina Terragni
Garante Infanzia: «Il 4% dei minori stranieri non accompagnati delinque, è ora di affrontare il problema»
«I Msna hanno un rischio quasi sei volte maggiore di entrare in contatto con la giustizia rispetto ai coetanei», ha detto in commissione pochi giorni fa la Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, annunciando che nel prossimo monitoraggio sui tutori volontari ci sarà un focus su Msna che delinquono. I lavori partiranno entro dicembre. «Qualcosa nel sistema di accoglienza non va, ho chiesto di poter avere poteri ispettivi sulle comunità. Eppure sul ddl affido vedo troppe resistenze...». Un dialogo con Marina Terragni, verso la sua prima Giornata dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza
«Più del 4% dei Msna presenti sul territorio italiano nel 2022 è stato preso in carico dalla giustizia minorile, dato di qualche anno fa ma che consente di evidenziare alcune tendenze significative»: così ha detto Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, lo scorso 29 ottobre, nel suo intervento davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere. Un «tema emergente» quello della «devianza dei Msna» e dei «rischi di affiliazione dei Msna a forme di criminalità organizzata» che – spiega la Garante – è «molto fortemente percepito dall’opinione pubblica in particolare in alcune aree metropolitane». La nota dell’Agia ricorda che «i Msna hanno un rischio quasi sei volte maggiore di entrare in contatto con la giustizia rispetto ai coetanei».
La Garante così ha annunciato che nel nuovo Monitoraggio della tutela volontaria e promozione dell’accoglienza famigliare dei Msna verrà fatto anche un approfondimento criminologico, con tre focus group che coinvolgeranno gli operatori degli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni (Ussm) e degli Istituti penali minorili (Ipm): il primo focus group si terrà entro il mese di dicembre 2025. «Saranno inoltre costituiti tavoli di lavoro sugli assetti territoriali relativamente ai sistemi di tutela e protezione dei Msna e al ruolo del tutore volontario», in cui saranno coinvolti i rappresentanti dei servizi che concorrono alla presa in carico dei minori stranieri non accompagnati: saranno a Torino, Milano, Ancona, Roma, Napoli, Salerno, Crotone, Palermo, Catania, Bari e l’attività di ascolto e confronto territoriale sarà conclusa entro il mese di maggio 2026.
Nel panorama dei reati commessi da minori, la presenza dei minori stranieri non accompagnati è una oggettiva novità. Lo storytelling è sproporzionato rispetto ai numeri, ma nemmeno si può far finta che il tema non esista. Le vite di questi ragazzi d’altronde sono segnate da una grande vulnerabilità e poiché il sistema di accoglienza non li supporta adeguatamente, il rischio di finire nella delinquenza è alto. Nel recente volume Non solo baby gang. I comportamenti violenti di gruppo in adolescenza (Franco Angeli) curato dallo psicoterapeuta Alfio Maggiolini, si legge che l’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni di Milano, che svolge attività di sostegno e controllo nei confronti dei minorenni sottoposti a provvedimenti penali, nel 2023 aveva in carico 113 msna su 896 minori presi in carico: un aumento dell’88,3% rispetto al 2022. Al Centro di Prima Accoglienza – Cpa di Milano, la struttura che accoglie i minorenni in stato di arresto, fermo o accompagnamento, fino alla convalida dell’arresto o del fermo, o alla convalida dell’espulsione, i msna erano il 5,1% dei minori nel biennio 2018/19 mentre sono il 20,6% nel biennio 2022/23. Al Beccaria nel luglio 2025 su 73 minori presenti, 23 erano minori stranieri non accompagnati, aveva detto il ministero della Giustizia a VITA, quasi un terzo. Ma a novembre 2024, i msna erano 39 su 64 ragazzi: più della metà. È un tema delicato, da affrontare senza pregiudizi e senza ideologie, facendo la tara rispetto ad uno storytelling che mischia senza troppa cura maranza, marazine, baby gang e Msna, tutti indistintamente raccontati sotto l’etichetta dell’“allarme giovani stranieri” ma al contempo senza negare che qualche problema esiste. Su VITA ne abbiamo parlato a inizio estate (per esempio qui e qui).
Perché ha deciso di approfondire questo tema?
Ovviamente è un tema la cui consistenza cambia da territorio a territorio, ma per esempio in una realtà come Milano è parecchio sentito. Ci sono anche situazioni dove non è aumentato il numero assoluto dei Msna, anzi è diminuito, ma è aumentato il numero di quelli che vengono intercettati per reati. Anche facendo la tara alla overpercezione del fenomeno, basta andare al Beccaria o in un altro Ipm… non è che ci sia più molto da dire. A Milano, in certe zone, quando rientri a casa prima di aprire il portone ti guardi attorno per vedere che non ci sia qualcuno accucciato tra le auto parcheggiate: è un pensiero che fanno anche tanti giovani uomini, non solo le donne.

Raccogliendo questa istanza dei dati e questo allarme sociale – giustamente lei dice facciamo la tara alla overpercezione – si può cavalcare questa paura, questa sensazione di insicurezza, oppure si può guardarla dal lato minori: cosa non funziona nell’accoglienza che garantiamo a questi ragazzini che arrivano soli e che sono innanzitutto ragazzini?
Io non cavalco niente, però non è che con la scusa del “non cavalcare” si possa continuare a non parlare della realtà. La realtà esiste, il fenomeno c’è, quindi ripeto, facciamo pure la tara dell’overpercezione, però diciamolo che qualcosa non sta funzionando. Nell’ambito del progetto Fami che si occupa dei tutori volontari per i Msna, ho chiesto che ci sia un’attenzione nei territori per questo aspetto del coinvolgimento dei Msna nella giustizia minorile, per avere un’idea più precisa del fenomeno, dei numeri effettivi e anche degli aspetti qualitativi. Coinvolgeremo tutti gli interlocutori possibili, per andare a vedere dentro, al di là della percezione. Avere i numeri. Perché in generale, per quello che riguarda il sistema dell’accoglienza dei minori, sappiamo che con i numeri abbiamo un problema: infatti c’è un ddl affido che giustamente chiede quantomeno di avere i numeri. Noi non abbiamo un elenco delle strutture e questo vale non solo per i minori stranieri non accompagnanti, ma vale anche per i bambini sottratti alle famiglie e messi in struttura. Non abbiamo un elenco delle strutture, non abbiamo contezza di come funzionano. Poi ci sono certamente le eccellenze, ma anche situazioni critiche.
Non è che con la scusa del “non cavalcare” si possa continuare a non parlare della realtà. La realtà esiste, il fenomeno c’è, quindi facciamo pure la tara dell’overpercezione, però diciamolo che qualcosa nell’accoglienza dei Msna non sta funzionando
Marina Terragni, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza
Quando lei usa l’espressione sottratti alle famiglie, lo dice perché pensa che ci siano tante di situazioni di questo tipo, dove l’allontanamento non è una messa in sicurezza del minore ma una sottrazione?
Non lo posso dire proprio perché noi non abbiamo numeri, tanto che c’è stato bisogno di fare un ddl apposito (il ddl Nordio-Roccella, da poco approvato alla Camera, ndr). La cosa che mi stupisce è che l’Anci si sia espressa negativamente su questo ddl, come se non volesse che a livello centrale ci fosse un elenco, un censimento minimo delle strutture dove vanno questi minori. Io non riesco a capire le ragioni e quando cerco di capirle non sono contenta di quello che intuisco.
Che cosa intuisce?
Che non si voglia che si vada a vedere come funzionano queste strutture. Io ho chiesto, e spero che mi venga concesso, di avere dei poteri ispettivi rispetto alle strutture per minori, che mi consentano, laddove ho notizia di qualcosa che non funziona, di poter andare con le forze dell’ordine a vedere che cosa non va.
Ho chiesto, e spero che mi venga concesso, di avere poteri ispettivi rispetto alle strutture per minori
Però non è che non sappiamo quali sono e dove stanno le comunità, le regioni lo sanno. E poi ci sono i dati del monitoraggio del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali: lacunosi e in ritardo, tant’è che la stessa Autorità Garante negli anni scorsi ha realizzato in proprio altri report con altre fonti, ma non è che quello dei minori fuori famiglia in Italia sia un grande buco nero…
Non c’è a livello nazionale un elenco delle strutture, non esiste: allora vorrei capire qual è il problema nel volerlo fare. Ogni numero in più che abbiamo ci aiuta a fare politiche più mirate. Ogni consapevolezza in più, ci aiuta a gestire meglio il fenomeno, nell’interesse dei minori coinvolti. Senza sopravvalutare i dati, perché ci sono cose che si capiscono anche senza i dati. Ma i dati aiutano molto e mi sembra che il ddl affido possa colmare questa lacuna. È chiaro che se abbiamo questi problemi, tornando per esempio ai minori stranieri non accompagnati, qualcosa nel nostro sistema di accoglienza non sta funzionando. Se in televisione ci mostrano ragazzi che spacciano addirittura all’interno della comunità… cosa c’è di così terribile nel voler andare a vedere le situazioni in cui è evidente che qualcosa non va? Nell’interesse stesso dei minori stranieri non accompagnati, lo ripeto, che sono più fragili di un tempo e arrivano qui con nuove fragilità: anni fa arrivavano più orientati a un inserimento, ad una regolarizzazione, a un ingresso nel mondo del lavoro, adesso invece la prospettiva di venire in Italia “allo sbando” non è così remota, almeno per una parte di essi. Altri ci verranno pure apposta, vogliamo dircelo? Alcuni arrivano qua con fragilità psicologiche e di sradicamento, sono allo sbando e vengono intercettati dagli adulti criminali, magari iniziano a fare uso di sostanze, vengono inseriti nei circuiti criminali. È chiaro che se sono solo e senza riferimenti e incontro un mio connazionale che mi accoglie e mi dice: “guarda, tu sei qua per anche mantenere la tua famiglia, adesso ti faccio vedere come si può farlo in maniera facile…”. Insomma, questi ragazzini li accogliamo noi o li accoglie qualcun altro?
Se in televisione ci mostrano ragazzi che spacciano addirittura all’interno della comunità… cosa c’è di così terribile nel voler andare a vedere le situazioni in cui è evidente che qualcosa non va? Insomma, questi ragazzini li accogliamo noi o li accoglie qualcun altro?
I buchi qualcuno li riempie sempre, questo è oggettivo. Torno un attimo al tema affidi e al ddl Nordio-Roccella che prevede anche un registro delle famiglie affidatarie. Le due questioni – registro delle comunità e registro delle famiglie – mi sembrano un po’ differenti, la comunità è un soggetto istituzionale, la famiglia è una famiglia, un soggetto che gratuitamente si mette a disposizione: perché un registro anche per loro?
Questo però deve chiederlo a chi ha scritto il decreto. Quello che io non riesco a capire, e lo percepisco anche dalla sua domanda, è “che cosa spaventa?”.
Molto francamente, le famiglie affidatarie hanno paura di ritrovarsi sotto casa le famiglie di origine.
Ma sono dati riservati, non verranno volantinati per le strade.
Però vediamo tutti quanto sia facile che informazioni personali arrivino dove non devono arrivare.
Ovviamente tutto è perfettibile, sul ddl ci sono state e ci saranno delle audizioni, le famiglie affidatarie diranno le loro perplessità, le cose si possono aggiustare.

E sui tutori volontari per i Msna? È una figura che davvero può essere un grandissimo aiuto per questi ragazzi, ma poi i numeri sono quelli che sono: intende rilanciarla?
Sui tutori volontari c’è sempre una grande attenzione e un grande lavoro da parte del nostro ufficio, con una persona dedicata che si occupa della promozione dei corsi di formazione, della promozione del progetto, che lavora in coordinamento con le realtà territoriali. Devo dire che probabilmente questa percezione di rischio, di qualcosa che non va, probabilmente scoraggia anche le persone, le allontana.
Andiamo verso la Giornata dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, la prima che lei vivrà come Garante. Quali sono le tematiche che l’hanno impegnata maggiormente in questi primi dieci mesi di lavoro e che le stanno più a cuore?
Proprio ieri ho fatto un’audizione sui cosiddetti puberty blocker in Commissione Affari Sociali e ho rappresentato le mie posizioni, che poi sono quelle ormai della gran parte dei Paesi occidentali che stanno facendo una retromarcia vigorosa rispetto alla terapia affermativa nei minori con disforia di genere. Un altro tema a cui tengo molto gli eccessi di neurodiagnosi, dove a seguito di una carenza genitoriale tante cose che sarebbero affrontabili sul piano educativo vengono invece medicalizzate. Daniele Novara per esempio interverrà su questo nell’evento che l’Agia ha promosso per la giornata del 20 novembre, che ha per tema la fragilità dei nuclei familiari. Il titolo dell’evento è “Essere figli di famiglie fragili”, perché gran parte dei problemi che i bambini e ragazzi oggi hanno ci costringono a voltare lo sguardo sugli adulti di riferimento e i primissimi adulti di riferimento sono i genitori. La famiglia resta la primissima agenzia educativa, che non è surrogabile, soprattutto se pensiamo che la formazione della personalità avviene addirittura nei primissimi mesi di vita. Parleremo dei patti di comunità sul digitale e dell’home visiting, che è uno strumento importante quando la fragilità della famiglia supera un certo limite.
Gran parte dei problemi che i bambini e ragazzi oggi hanno ci costringono a voltare lo sguardo sugli adulti di riferimento e i primissimi adulti di riferimento sono i genitori
La fragilità dei minori è la fragilità dei genitori: certamente vero, ma vero anche che come genitori siamo perennemente sotto tiro e pochissimo supportati…
L’alternativa qual è? Quando noi parliamo dei problemi minori dobbiamo per forza girare gli occhi sugli adulti di riferimento, altrimenti quelli che incolpiamo sono sempre solo i minori, che sono criminali, bulli, svogliati, disgraziati… E gli adulti di riferimento?
Foto di Jack Deadman su Unsplash
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