Filantropia
Genova, coi giovani a capire la morte nella letteratura, per imparare a celebrare la vita
Torna, dopo il successo dello scorso anno, "Arcipelago lettori" la rassegna di Fondazione Edoardo Garrone che propone la lettura come «esperienza condivisa, immersiva e itinerante». Tanti autori - si comincia con Tolstoj e Montaigne - per far capire, soprattutto ai più giovani, che l'esistenza finisce ma che il dolore può essere accolto «nella sua infinita dialettica con il bello e il senso del vivere»
Un libraio, Vittorio Graziani, una divulgatrice, Delia Nicolini, un’attrice Silvia Rubino: tre figure diverse, tre differenti attori della cultura in senso ampio, che Fondazione Edoardo Garrone ha scelto per la seconda edizione di Arcipelago lettori, l’iniziativa che trasforma l’incontro con la lettura in un’esperienza condivisa, immersiva e itinerante: un percorso che propone libri, riflessioni e luoghi simbolici «che intrecceranno libri, luoghi e narrazione in un dialogo capace di coinvolgere il pubblico in prima persona», spiega una nota della fondazione stessa.
Si inizia con Tolstoj e Montaigne
«Sarà la morte nelle sue tante sfumature – tragiche, spaventose, ironiche, intime o collettive – il filo conduttore dell’edizione 2026», prosegue la nota precisando che «il ciclo prende il via giovedì 22 gennaio 2026 alle ore 18.30, nella sede della Fondazione a Genova– nello storico Palazzo Ambrogio di Negro in Banchi, in via San Luca 2 – con un primo incontro «dedicato a due figure cardine della cultura occidentale: Lev Tolstoj e Michel de Montaigne. Due sguardi lontani nel tempo ma sorprendentemente vicini, che raccontano la morte come ossessione prima e come liberazione poi».

Nel corso del 2026, Arcipelago lettori continuerà a esplorare la morte come parte significativa dell’esistenza, in molte delle sue forme: dalla morte improvvisa e inattesa, alla morte annunciata, dalla scomparsa prematura degli artisti del cosiddetto “club dei 27” alla fine di un amore, come lutto emotivo e trasformazione profonda. «Un viaggio che intreccia letteratura, musica, filosofia e vissuti personali, restituendo alla morte la sua complessità e il suo legame indissolubile con la vita», spiegano alla Fondazione.
Come nella prima edizione, svoltasi fra settembre e novembre scorsi, anche nel 2026 il progetto metterà in dialogo libri, luoghi e persone, scegliendo spazi carichi di storia e significato, perché la lettura possa sconfinare fuori dalle pagine ed estendersi ai momenti condivisi. «Un’occasione unica per scoprire in modo inedito alcuni luoghi simbolici della città, scelti per il loro forte valore storico e narrativo: il Museo di Sant’Agostino, con la tomba di Margherita di Brabante (mercoledì 11 marzo), il Cimitero Monumentale di Staglieno, in concomitanza con la Settimana di scoperta dei Cimiteri Europei (giovedì 28 maggio), il Museo Diocesano, con la tomba di Luca Fieschi (giovedì 11 giugno). Ad accompagnare i partecipanti alla scoperta degli spazi e della loro storia sarà la storica dell’arte e medievista Margherita Orsero».
Due date anche dopo l’estate
Dopo l’estate, si aggiungeranno inoltre altri due appuntamenti, previsti giovedì 24 settembre e giovedì 29 ottobre. Tutti gli incontri si svolgeranno alle 18.30 e saranno a ingresso libero.
A conferma della vocazione divulgativa e inclusiva dell’iniziativa, «in linea con l’impegno di Fondazione Garrone per la crescita consapevole dei più giovani», il programma prevede una mattinata speciale aperta a bambini e famiglie e due appuntamenti riservati agli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado, a cura di Volume B**K, «per affrontare il tema della “fine” con linguaggi delicati e strumenti adatti alle diverse età».

di Fondazione Edoardo Garrone, nel maggio 2025 a Genova
Ideato come un arcipelago di esperienze, Arcipelago Lettori «continua quindi a costruire una comunità di lettori in movimento, chiamati non solo a leggere, ma a sostare, ascoltare, condividere». Secondo la realtà filantropica genovese presieduta da Alessandro Garrone e diretta da Francesca Campora, «parlare di morte, oggi più che mai, significa imparare a guardare la vita con maggiore consapevolezza e profondità, non trovarsi impreparati a un dolore che non può essere evitato se non a costo di perdere anche umanità e gioia, accogliendolo nella sua infinita dialettica con il bello e il senso della vita».

Le foto sono dell’ufficio stampa di Fondazione Edoardo Garrone.
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