Aree interne

Give back: la ricetta dei giovani contro lo spopolamento

Da una summer school in Campania a una rete nazionale di oltre cento ricercatori e professionisti under30: è il primo think tank delle aree interne. L’esperienza, che mette al centro il capitale umano come leva di sviluppo, si è tradotta in proposte concrete di policy-making fino alla petizione "Restare è un diritto": un appello al governo per politiche strutturali che restituiscano futuro ai territori marginali

di Daria Capitani

«Quando si parla di aree interne, ci sono due parole che ritornano: restanza e tornanza. Noi ne mettiamo in campo un’altra, o meglio due: restituire per costruire». Si presentano così gli ideatori di Give back, associazione di promozione sociale nata nel 2022 su iniziativa di 18 ragazzi. Studenti, ricercatori, professionisti in ambito economico, sociale e culturale che hanno voluto creare il primo think tank dei giovani delle aree interne per sostenere e promuovere il confronto tra nuove generazioni e decisori politici ed elaborare proposte di policy-making, ispirandosi ai valori dell’Unione Europea.

A distanza di quattro anni, da quell’incubatoio di pensiero sono passate circa 130 persone, tutte tra i 18 e i 30 anni, che sul tema chiedono attenzione, rivendicano uno spazio di dialogo e dibattito, creano reti e connessioni in nome di un’idea di rilancio che è diventata proposta politica. Lanciata il 29 gennaio con una petizione su change.org, in pochi giorni ha raccolto oltre 600 firme: si chiama “Restare è un diritto” ed è stata scritta da 50 giovani provenienti da tutta Italia e con i background più disparati (amministratori, studiosi, tecnici e semplici appassionati) che la scorsa estate hanno partecipato a un policy lab volto a elaborare una linea di indirizzo e una proposta di legge per i luoghi in cui vivono.

Quando si parla di territori marginali, la narrazione è appiattita ai poli opposti: declino o rinascita. Sul tema, il numero di dicembre/gennaio di VITA porta un altro racconto: chi sono le persone che scelgono di vivere nella pancia dell’Italia? Un viaggio tra le storie di chi, pur tra fatica e ostacoli, ha deciso di restare, ritornare o arrivare. 
AREE INTERNE, L’ITALIA DA SCOPRIRE

«Per rilanciare le aree interne», scrivono, «non serve solo lo stanziamento di fondi, ma sono necessarie politiche strutturali che investano sul capitale umano. Chiediamo al governo di porre in atto, entro sei mesi dall’approvazione della legge, una serie di strumenti che possano contribuire allo sviluppo dei territori marginali, sempre con un’attenzione particolare a ciò che può fare davvero la differenza: le persone».

Da una Summer school a una rete nazionale

«La volontà di costituire l’associazione è esplosa nell’estate 2022, in occasione della summer school dei giovani delle aree interne che si è svolta a Castelvetere sul Calore in provincia di Avellino all’interno dell’omonimo progetto “Give back”, co-finanziato dal programma Erasmus+», racconta il presidente Roberto Sullo, sottolineando quanto la rete si nutra di un lavoro corale. «All’iniziativa avevano preso parte 50 ragazzi: sentivamo l’esigenza di costituire una nuova organizzazione di rilievo nazionale e appositamente dedicata al rilancio delle aree interne, che si estendesse oltre le associazioni di provenienza e collaborasse attivamente allo sviluppo dei rispettivi territori».

Il punto di partenza, secondo Sullo, è lo spopolamento: «Determina la dispersione delle intelligenze e l’impoverimento sociale e culturale delle nostre comunità di origine. La nostra ambizione è quella di coinvolgere non soltanto chi vive in area interna, ma anche chi ha lasciato i propri luoghi di origine, per condividere conoscenze ed esperienze e dare uno strumento di partecipazione immediato a chi ha deciso di restare. Abbiamo un forte radicamento in Campania, ma siamo presenti in tutta Italia».

Una delle attività formative organizzate da Give back.

Le azioni attivate fino a qui hanno natura formativa e di innovazione sociale, sempre supervisionate da un comitato scientifico: convegni, dirette, seminari, workshop, summer e winter school che abbracciano tutti gli ambiti della discussione sul tema. Dai servizi agli strumenti finanziari e imprenditoriali a disposizione di chi abita nei territori, dalle opportunità di rivitalizzazione a quelle di impegno attivo.

Idee nuove per bisogni antichi

Un servizio ferroviario low-cost sulla linea già esistente che collega buona parte della provincia di Avellino alla città di Benevento e che, allo stato attuale, risulta servita da un solo treno storico attivo una volta al mese e sempre sold-out. Un’applicazione per creare una community di appassionati di escursionismo con toolbox per fornire gli strumenti più aggiornati nel mondo della montagna. Un’impresa sociale per la coabitazione della silver age in risposta alle sfide demografiche e sociali che caratterizzano le aree interne. Sono soltanto alcune delle nuove idee di startup elaborate nell’estate 2024 durante un hackathon a Bagnoli Irpino in Campania.

A sinistra, Roberto Sullo, presidente Give back.

Sono racchiuse in un handbook che è il frutto del progetto “Ruralthon” nell’ambito del quale è stata realizzata anche una ricerca in collaborazione con la cattedra Jean Monnet Com4T.EU (Communicating for transitions in Europe) dell’Università degli Studi di Torino. Risponde a due domande fondamentali. In che modo i giovani abitanti delle aree interne, rurali e montane in Italia e in Europa possono contribuire attivamente allo sviluppo di questi territori? Quali proposte e azioni concrete si possono immaginare per supportare la partecipazione di questo segmento di popolazione?

La proposta di legge

Anche la petizione che Give back ha lanciato con il supporto dell’associazione Comuni Virtuosi è costellata di proposte per valorizzare le potenzialità dei territori: creare luoghi e momenti di aggregazione, istituire assemblee civiche che fungano da organo di autogoverno locale, aprire sportelli informativi sulle opportunità messe a disposizione dall’Unione Europea, costituire Forum dei giovani cittadini per far emergere le loro richieste, attivare hub di prossimità dotati di autonomi uffici di progettazione. E ancora: implementare la figura dell’infermiere di prossimità, in particolare garantendo la presenza di un operatore ogni 300 abitanti, creare un servizio di trasporti a chiamata basato su una piattaforma nazionale riutilizzabile anche da regioni e comuni, ampliare la formazione digitale per la pubblica amministrazione e le imprese, potenziare l’alfabetizzazione digitale per gli anziani e attivare poli di innovazione per le politiche rurali.

Uno dei momenti di confronto del Give back.

L’obiettivo è «far sì che gli strumenti fungano da incentivo per i membri delle comunità locali a restare nei luoghi in cui sono nati e a reinvestire lì la loro conoscenza in modo da creare un circolo virtuoso che consenta ai giovani delle aree interne di essere formati e di sviluppare a loro volta le proprie competenze specifiche». Per leggere la petizione clicca qui.

I prossimi appuntamenti

L’onda generata da Give back non ha alcuna intenzione di fermarsi. «La prossima estate (dal 29 luglio al 2 agosto, nda) andremo alla conquista dei territori per aumentare il nostro raggio di pensiero», anticipa Sullo. «Stiamo organizzando un rural tour rivolto a soci e simpatizzanti nelle regioni di Basilicata, Puglia e Molise per conoscere buone pratiche, esperienze imprenditoriali e modalità di investimento dei fondi europei». Intanto, continuano i webinar: l’11 febbraio alle 21 si parlerà di “IrpiniaGo”, applicazione che offre un servizio di trasporto passeggeri, agevolando la mobilità nei territori marginali e consentendo agli abitanti di viaggiare facilmente e a un costo contenuto in tutta la provincia.

Le fotografie sono dell’associazione Give back – Giovani aree interne

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