Giornata persone con disabilità
Gli appelli del Terzo settore perché il 3 dicembre non sia una solo una ricorrenza
Istituzioni e società civile richiamate a interventi concreti e a una maggiore attenzione in materia di inclusione sociale. Tanti i passi avanti compiuti negli ultimi decenni, ma ancora resta molto da fare. In occasione di questa Giornata, il Journalism Social Fund apre le candidature per la nuova edizione del Premio giornalistico dedicato a Franco Bomprezzi e Maria Grazia Capulli
di Redazione
Oggi si celebra la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità. Numerosi gli interventi su questa ricorrenza da parte delle principali realtà del Terzo settore nazionale, per far sì che la giornata non sia solo un momento celebrativo. Non mancano le rivendicazioni e le accorate richieste, in primo luogo verso il decisore politico, a nome di milioni di cittadini italiani.
Fish: «Dagli intenti alle azioni concrete, nel segno della autodeterminazione»
«La Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie rinnova il suo appello alle istituzioni e alla società civile: è urgente trasformare le dichiarazioni di intenti in azioni legislative e amministrative concrete, capaci di garantire piena inclusione, dignità e autodeterminazione a tutti i cittadini con disabilità. La Giornata del 3 dicembre, istituita dalle Nazioni Unite, non deve essere una mera celebrazione, ma un momento cruciale di verifica sull’effettivo stato di attuazione della Convenzione Onu sui Diritti delle persone con disabilità in Italia», precisa la Fish in una nota.

«Oggi non rappresenta una semplice ricorrenza nel calendario istituzionale, ma un appuntamento che invita l’intero Paese a riflettere sulla solidità della propria democrazia e sul livello effettivo di tutela dei diritti fondamentali, riconoscendo quanto sia ancora necessario trasformare principi e norme in realtà quotidiana per milioni di cittadini e famiglie», sottolinea Vincenzo Falabella, presidente della Fish. «Nonostante i significativi progressi compiuti in Italia, in termini di evoluzione legislativa, maturazione della sensibilità collettiva e potenziamento dei servizi, la strada verso la piena inclusione è ancora incompiuta. Persistono infatti barriere, sia culturali che burocratiche, che ostacolano la partecipazione effettiva delle persone con disabilità nella sfera scolastica, professionale e sociale. Il supporto fornito alle famiglie, inoltre, spesso costrette a sostenere un onere gravoso, risulta tuttora insufficiente. La Fish invita, quindi, la politica, gli enti locali, il settore privato e tutti i cittadini a incrementare gli sforzi per costruire un Paese in cui la disabilità sia considerata non un problema da risolvere, ma una dimensione della diversità umana che arricchisce l’intera collettività. Perché una società è solida solo quando garantisce pari opportunità a tutti i suoi cittadini».
CoorDown: «Ci impegniamo fin da oggi per monitorare l’attuazione del nuovo Piano d’azione»
«Sono quasi 1,3 miliardi le persone in tutto il mondo che convivono con una disabilità: da quelle intellettive, fisiche e sensoriali o quelle caratterizzate da neurodiversità. Un universo fatto da condizioni, esperienze, richieste e esigenze diverse e variegate, ma accompagnate da un diritto spesso negato: essere parte attiva e ben visibile dei processi decisionali che danno forma alle loro vite. Fin dall’inizio del 2025, CoorDown ha denunciato come i programmi di inclusione e equità hanno segnato una pericolosa battuta d’arresto in tutto il mondo, con gli Stati Uniti a fare da capofila nella battaglia contro le politiche Dei. In Italia, mentre il diritto all’inclusione scolastica viene messo in discussione tornando a parlare di scuole e classi speciali perfino tra il corpo insegnante, il Governo presenta il terzo Piano d’azione per la promozione dei diritti e l’inclusione delle persone con disabilità, elaborato all’interno dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità: un lavoro che sulla carta dà risposte necessarie alle questioni più urgenti in sette ambiti diversi di intervento. CoorDown da oggi vigilerà sulla reale applicazione del Piano, sui tempi e sulle concrete ricadute che quanto è stato scritto produrrà sulla vita delle persone e delle famiglie. Un impegno insieme alle altre associazioni dell’Osservatorio a verificare passo, passo l’attuazione e il reperimento delle risorse necessarie a garantirne le fattibilità da parte del Governo».

«Se nella Giornata internazionale denunciamo tutte le storture abiliste e i passi indietro in fatto di inclusione che il 2025 ci consegna, è anche necessario indicare le strade virtuose che tracciano traiettorie differenti», aggiunge Martina Fuga, presidente di CoorDown. «CoorDown è oggi al Sync25-The Valuable 500 Accountability Summit on Disability Inclusion di Tokyo, il primo summit globale dedicato all’accountability sull’inclusione delle persone con disabilità. Un’organizzazione di oltre 500 Ceo, dirigenti globali, leader di nuova generazione e rappresentanti della comunità della disabilità, riunita in Giappone con obiettivi precisi: allineare le priorità, rafforzare la responsabilità condivisa e lavorare insieme per creare un impatto reale. Il cambiamento strutturale che vogliamo richiede che le persone con disabilità prendano parte alle decisioni che plasmano le loro vite. Le persone con disabilità non devono essere solo beneficiarie del cambiamento, ma agenti attivi della trasformazione che miriamo a realizzare».
Aipd: «Sindrome di Down, la nuova sfida dell’invecchiamento»
«Le persone con sindrome di Down invecchiano sempre di più», si legge in una nota dell’Associazione italiana persone Down. «A inizio ‘900, l’aspettativa di vita difficilmente superava gli 11 anni, oggi invece in molti paesi va oltre i 60. Al tempo stesso, diminuiscono le nascite. In tendenza con l’andamento demografico del Paese, anche la popolazione con sindrome di Down è sempre più anziana. In occasione della Giornata internazionale per i diritti delle persone con disabilità, Aipd accende i riflettori proprio sulla sfida che questa popolazione pone al Paese e in particolare alle associazioni: insieme ai bisogni di salute, c’è infatti il bisogno ma soprattutto il diritto all’inclusione e alla partecipazione sociale. In una parola, alla dignità della vita, per tutta la vita. La prima sfida è rappresentata da quello che potremmo chiamare “invecchiamento precoce”: secondo studi clinici, infatti, nelle persone con sindrome di Down i problemi fisici legati all’età compaiono in media prima rispetto alla popolazione generale. Occorre quindi un impegno sanitario, che assicuri diagnosi e presa in carico adeguata a queste persone, con percorsi dedicati che garantiscano cure precoci e una riduzione del decadimento fisico e psichico».
«La seconda sfida chiama invece in causa le associazioni e i servizi: se infatti per l’infanzia e l’adolescenza sono numerosi i percorsi e le attività che impegnano bambini e ragazzi e garantiscono loro una vita sociale e stimolante, con l’età adulta tutto questo diventa molto più raro, fino addirittura a scomparire in alcuni contesti. Per questo, è fondamentale una nuova creatività sociale, che ripensi e arricchisca il sistema dei servizi stessi, integrandolo con un’offerta rivolta agli adulti e agli anziani e operatori adeguatamente formati. La terza sfida si chiama “Dopo di noi” e riguarda più strettamente le famiglie: una persona con sindrome di Down adulta ha infatti genitori anziani, che hanno bisogno di poter contare sull’autonomia del figlio. Un’autonomia che va costruita durante tutto il percorso di vita. Questo bisogno di autonomia però deve assumere contorni diversi, per una persona con sindrome di Down anziana. In particolare, c’è bisogno di un investimento politico e sociale sul “Dopo di noi” e sui centri diurni, ma anche residenziali, che non siano assistenziali, ma inclusivi, adatti a garantire alle persone con sindrome di Down il diritto a un invecchiamento attivo e di qualità e alle loro famiglie la serenità di questa consapevolezza».

«Le persone con sindrome di Down necessitano di un sistema sanitario che vada oltre l’infanzia e l’adolescenza», afferma Gianfranco Salbini, presidente di Aipd nazionale. «Purtroppo, azioni mirate in questo senso sono ancora presenti solo in alcune regioni d’Italia. È necessario sviluppare percorsi di cura e supporto a lungo termine, che permettano a queste persone di vivere con una qualità della vita adeguata anche in età avanzata. Occorre, infatti, un monitoraggio continuo, specifico per le loro esigenze, che preveda interventi mirati a prevenire il decadimento fisico e psicologico, accompagnando le persone con sindrome di Down in un cammino di vita adulta e anziana dignitosa. Il nostro messaggio è chiaro: vivere più a lungo è una conquista, ma vivere meglio, con dignità e inclusione, è il diritto che tutte le persone con sindrome di Down e le loro famiglie meritano. Come Aipd, continueremo a batterci affinché questo diritto venga rispettato ogni giorno, per tutta la vita».
Don Bosco 2000: «Beteyà Parco avventura, un esempio di turismo inclusivo»
«In occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, l’Associazione Don Bosco 2000 non si limita a celebrare, ma agisce, trasformando l’inclusione in una pratica reale, concreta e replicabile. Nel solco del tema promosso quest’anno dalle Nazioni Unite (“Promuovere società inclusive delle persone con disabilità per favorire il progresso sociale”), Don Bosco 2000 ribadisce il suo impegno con il progetto Tourability, finanziato dalla Regione Siciliana. Tourability non è solo un progetto di turismo accessibile: è un modello di sviluppo territoriale inclusivo, che ha trasformato la Colonia Don Bosco di Catania in un laboratorio vivo di accoglienza e inclusione. Dal luglio 2024, nel cuore della Plaia, è nato il Beteyà Parco avventura inclusivo: un’area verde immersa nella pineta, pensata per l’accoglienza di persone con disabilità, famiglie e caregivers. Sei percorsi sospesi tra gli alberi, accessibili e differenziati per livello di difficoltà, rendono possibile a tutti un’esperienza emozionante senza barriere. Ma l’inclusione non è solo fisica. Il progetto ha previsto laboratori esperienziali ed educativi, pensati per valorizzare le potenzialità individuali e offrire esperienze turistiche profonde, capaci di generare relazioni autentiche. La Colonia Don Bosco, oggi, è gestita da un team multietnico: giovani italiani e migranti, molti dei quali ex beneficiari dei progetti di accoglienza, lavorano fianco a fianco. Qui l’inclusione si amplia, abbracciando le fragilità sociali, le disabilità e le storie migratorie, trasformandole in risorse di comunità».
«Tourability è un esempio concreto di come l’accessibilità possa diventare leva di cambiamento culturale e sociale», spiega Agostino Sella, presidente dell’Associazione. «Non solo strutture accessibili, ma luoghi dove le differenze convivono, si incontrano e generano valore».

Premio giornalistico Bomprezzi-Capulli
In occasione di questa Giornata, si aprono le candidature per la nuova edizione del Premio giornalistico dedicato a Franco Bomprezzi, maestro e pioniere del racconto del mondo della disabilità e dell’inclusione, e a Maria Grazia Capulli giornalista del Tg2 Rai, ideatrice e conduttrice della rubrica televisiva “Tutto il Bello che c’è”, finestra sul sociale e sul lato positivo dell’attualità. Il Premio è a cura del Journalism Social Fund, con il supporto di Cbm Italia. Per il quinto anno di concorso potranno partecipare i servizi di carta stampata, online, radio e Tv, realizzati e pubblicati tra il 3 dicembre 2024 e il 3 dicembre 2025. La novità introdotta quest’anno prevede la possibilità di proporre servizi, articoli e temi di strettissima attualità realizzati tra il 3 dicembre 2025 e il 2 febbraio 2026: a questi elaborati saranno riservate le Menzioni Speciali per le categorie Tv, Radio e Stampa. Ad ogni menzione è assegnato un premio in denaro. Le date di scadenza delle candidature sono fissate per tutte le categorie al 3 febbraio 2026.

«Con questo premio non vogliamo solo celebrare e ricordare i lavori e l’esempio di Franco e Grazia, pietre miliari per chiunque si avvicini al giornalismo costruttivo e al racconto della disabilità», spiega il presidente della giuria, Paolo Corsini. «Vogliamo spingere chi decide cosa va in pagina o in onda – da chi è più in alto fino a chi riceve la proposta di un collaboratore – di aprire spiragli nuovi e dare spazio a queste tematiche, di dire sì a inchieste e storie, racconti inediti sulla disabilità, di denuncia sociale, ma anche di diritti ritrovati, di protagonismo e partecipazione, di esperienze innovative nella lotta alle diseguaglianze. Abbiamo imparato da Franco e Grazia a difendere il mestiere del giornalista come missione di responsabilità sociale, con questo intento ci aspettiamo che arriveranno i lavori dei nuovi Premiati Bomprezzi – Capulli”.

A valutare i lavori una giuria che si arricchisce ogni anno di firme di primissimo piano del mondo dell’informazione, tra carta stampata e online, tv, radio nazionali e testate di settore: Paolo Corsini (presidente di giuria, direttore Approfondimento Rai); Stefano Arduini (direttore VITA); Andrea Biavardi (direttore Oggi); Stefano Borgato (direttore Superando.it); Silvia Calcavecchia (Web-creator); Guido Carpineti (autore Rai); Gianmarco Chiocci (direttore Tg1 Rai); Carlo Ciavoni (La Repubblica – Mondo Solidale); Eleonora Cozzella (direttrice “Il Gusto” de La Stampa); Marco Girardo (direttore Avvenire); Eliana Liotta (direttrice Ben-Essere); Massimo Maggio (direttore Cbm Italia); Elisabetta Migliorelli (vicedirettrice Tg2); Roberto Natale (membro del consiglio di amministrazione Rai); Valerio Nicolosi (giornalista Fanpage.it); Giovanni Parapini (direttore sede Rai Umbria); Antonello Perillo (condirettore Tgr Rai); Paolo Petrecca (direttore RaiSport); Enrica Roddolo (vicecaporedattrice Corriere della Sera); Silvia Vaccarezza (Tg2 – “Tutto il bello che c’è”); Federico Zurzolo (direttore Rainews24).
Credit: la foto d’apertura è di Kampus Production su Pexels
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