Famiglia
Gli Stati generali della natalità in cinque parole
A Roma si sono aperti gli Stati generali della natalità, una due giorni inaugurata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, davanti ad una platea di duemila studenti. Gigi De Palo, presidente Fondazione per la Natalità: «Diamo vita all’Agenzia per la Natalità con il supporto della società civile». Francesco Maria Chelli, presidente Istat: «Le nascite nei primi otto mesi del 2025 ammontano a 230mila unità, con un calo della natalità del 5,4% rispetto agli stessi mesi del 2024». Presentato il Family Index, il primo strumento in Italia pensato per misurare quanto un’azienda sia “family and natality friendly”
Alle cinque parole scelte per raccontare la prima giornata della quinta edizione degli Stati generali della natalità dal titolo “Cambiare Paese o cambiare il Paese?”, che si sono aperti a Roma all’Auditorium Conciliazione, se ne potrebbe aggiungere una sesta, che fa da fil rouge a tutte le altre: concretezza. Quella delle domande degli studenti provenienti da scuole di tutta Italia, che hanno accolto con molto calore e affetto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dei relatori, che hanno parlato ai ragazzi in modo tangibile, a partire dall’ideatore di quest’iniziativa, Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità, che ha ribadito: «Non vogliamo rimanere dopo anni solo con le parole». Sono concrete le proposte, a partire dall’Agenzia per la Natalità e dal Famiy Index. Sono concrete anche le emozioni, come quelle regalate dall’inno d’Italia cantato dal coro dei bambini della scuola Seraphicum di Roma.
Futuro
Del domani, delle paure e delle preoccupazioni ma anche dei sogni e dei desideri per il futuro, hanno parlato tanti ragazzi e molti relatori, in primis il Presidente della Repubblica. «La natalità, la generazione dei figli, disse Papa Francesco parlando all’edizione degli Stati generali di due anni fa, “è l’indicatore principale per misurare la speranza, la speranza di un popolo”. Parole che devono far riflettere», ha detto il Presidente Sergio Mattarella.
«È la vita, è il futuro, che rischiano di venire toccati, ridimensionati. Sono beni non misurabili con cifre, come lo è il Pil, dai quali però dipendono la qualità e l’energia del nostro vivere, il nostro rapporto con il presente e con il domani, la percezione della sicurezza e quella della precarietà. Sull’apertura alla vita si fondano valori umani che sono decisivi per costruire coscienze libere e pensare al bene comune. Il tema delle nascite importa fattori culturali, sociali, antropologici che contribuiscono a chiudere nel presente gli orizzonti personali e sociali».
Occorre aiutare la vita a sbocciare e porre le persone al centro degli interessi della comunità
Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica
Mattarella ha continuato dicendo che «in una società centrata sulla velocità, sul tempo reale, i giovani – e non per loro responsabilità – vengono messi in condizione di rischiare di essere in costante ritardo: nel trovare una occupazione stabile, nel rendersi autonomi dalla famiglia di origine, nell’avere accesso a una propria abitazione, nel mettere su famiglia, anche nell’avere figli». Ha concluso dicendo: «Occorre aiutare la vita a sbocciare e porre le persone al centro degli interessi della comunità».

«Come posso pensare con serenità alla mia pensione, vista la situazione del lavoro in Italia?», ha chiesto la studentessa Flavia a Gabriele Fava, presidente Inps, che le ha risposto: «Più riusciremo a farvi realizzare come persone, più avremo futuro noi e più il Paese potrà crescere stabilmente».
«Sono spaventata e preoccupata, in questi anni sto dando tutta me stessa, le sfide che ci aspettano nel futuro sono tante. Ma la bellezza che ho nel cuore è più delle difficoltà», ha detto Annachiara Fantinato, docente e giovane mamma, in attesa del secondo figlio, al nono mese di gravidanza.
Collaborazione
È una parola che percorre tutta la giornata, in riferimento a quella tra Stato e cittadini, tra il settore pubblico e quello privato del Paese, tra tutti noi che facciamo parte della comunità, e tra i membri di una famiglia, nelle piccole e grandi sfide della vita quotidiana.
La Fondazione per la Natalità ha annunciato la nascita dell’Agenzia per la Natalità, un’iniziativa pensata per costruire un luogo di confronto, studio e, appunto, collaborazione tra istituzioni e società civile, capace di affrontare il crollo demografico.
«Dopo anni di proclami e appelli pubblici rivolti alle istituzioni vogliamo passare dall’analisi alla sintesi con l’impegno di dare vita all’Agenzia per la Natalità», ha detto Gigi De Palo. «È un passo che nasce non per sostituirci a qualcuno, ma per responsabilità coinvolgendo le migliori energie del Paese – imprese, associazioni, demografi, mondo accademico e della cultura – perché questa non è una battaglia ideologica, ma la grande sfida nazionale. E se vogliamo garantire un futuro all’Italia, dobbiamo giocarla tutti insieme».
Dopo anni di proclami e appelli pubblici rivolti alle istituzioni vogliamo passare dall’analisi alla sintesi con l’impegno di dare vita all’Agenzia per la Natalità
Gigi De Palo, presidente Fondazione per la Natalità e ideatore degli Stati generali della natalità
«Ci vuole una forte collaborazione tra pubblico e privato e lo Stato deve incoraggiare la natalità», ha detto Sebastiano Maffettone, direttore Osservatorio Ethos Luiss, che ha presentato il Family Index, il primo strumento in Italia pensato per misurare quanto “un’azienda sia davvero family and natality friendly“. Rappresenta un passo innovativo per valutare l’impatto reale delle politiche aziendali su natalità, genitorialità e benessere familiare. Prevede un’indagine nazionale, la creazione di un modello di valutazione scientificamente validato e la raccolta delle migliori pratiche aziendali, che verranno valorizzate in un dossier pubblico.
Il Family Index è promosso dalla Fondazione per la Natalità, dal Forum delle Associazioni Familiari e dall’Osservatorio Ethos della Luiss. «L’idea è quella di cercare dei rimedi, quelle che facciamo sono proposte concrete, ma fare figli è una questione di clima culturale, comporta impegno e responsabilità», ha continuato Maffettone. «Secondo le previsioni dei demografi, tra 25 anni la media dell’età del Paese sarà intorno ai 70 anni».
Lavoro
«Le aziende in generale come possono contribuire a sostenere la natalità?», ha chiesto Michele, 16 anni a Simona Finazzo, public affairs director Edenred Italia, Rete Adamo, che ha risposto: «Con misure di welfare intese a 360 gradi, che contribuiscono a rendere il luogo di lavoro più positivo, ad attrarre e a trattenere i talenti».
Di lavoro, nello specifico dei migranti, ha parlato anche il Presidente Mattarella, riferendosi all’importanza dell’«integrazione dei migranti e delle loro famiglie, che con il loro lavoro (spesso, è un lavoro di cura) contribuiscono al benessere della nostra comunità». «Le vostre pensioni dipenderanno dalla qualità delle scelte che il nostro Paese farà ora, sono scelte di decisioni concrete del lavoro», ha detto Gabriele Fava, direttore Inps.
Le nascite nei primi otto mesi del 2025 ammontano a 230mila unità, con un calo della natalità del 5,4% rispetto agli stessi mesi del 2024
Francesco Maria Chelli, presidente Istat
Fiducia
«Quando sento parlare del problema della denatalità penso ai nostri sogni che rischiano di restare sospesi. Faccio fatica a immaginare quando potrò avere una famiglia, lo vedo come un orizzonte lontano, un privilegio. Non è mancanza di coraggio ma di condizioni». Ha affermato Matteo Ferzioli, 22 anni, studente di psicologia clinica. «Se non nascono bambini si spegne anche la fiducia, l’idea che il domani sia migliore di oggi. Non c’è innovazione senza nuove generazioni, un Paese che smette di generare è un Paese che smette di sperare».
«Per non cambiare il Paese occorre che il Paese cambi. Oggi sono usciti gli ultimi dati demografici di Istat. Le nascite nei primi otto mesi del 2025 ammontano a 230mila unità, con un calo della natalità del 5,4% rispetto agli stessi mesi del 2024», ha detto Francesco Maria Chelli, presidente Istat. «Non possiamo lavorare sulla quantità, ma sulla qualità. Bisogna dare ai nostri figli e nipoti strumenti importanti per costruire il loro futuro. Dobbiamo cercare di offrire una formazione di qualità, l’istruzione è un asset. E occorre avere fiducia, fiducia, fiducia».

Paura
«Non abbiate paura della vita e del futuro, lo costruite con le vostre mani e sarà meraviglioso», ha detto Aldo Cazzullo, giornalista e scrittore, in risposta alla domanda di Lorenzo 18 anni: «Molti ragazzi hanno paura della solitudine e di legarsi in relazioni stabili. La famiglia è il punto di riferimento della nostra generazione. Come possiamo superare le paure e costruirci una famiglia?». «I giovani hanno un po’ paura della vita reale e si rifugiano nella vita virtuale. Non abbiate paura di amare, mettetevi in gioco. Lasciatevi andare, sperimentate, non sottovalutate mai sia la dimensione sentimentale sia quella emotiva dell’amore. E poi, come diceva Rita Levi Montalcini: “Si possono lasciare grandi cose nella vita anche senza diventare madri e padri”».

«Quando avete paura il bisogno si risolve come quando avete sete», ha spiegato Daniela Lucangeli, professoressa di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione, Università di Padova. «Se avete sete trovate il suo antagonista, l’acqua. Quando avete paura avete bisogno di essere incoraggiati, andate dalle vostre figure di riferimento e fate capire loro che avete bisogno di incoraggiamento. Per non avere più paura abbiamo bisogno di trovare coraggio. Le emozioni vi danno la strada del futuro».
Foto ufficio stampa Stati generali della natalità
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