Progetto di vita

I desideri delle persone con disabilità? Noi li abbiamo raccolti così

La Rete Immaginabili risorse riunisce diverse realtà del Nord e del Centro Italia impegnate nel creare valore sociale per le persone con disabilità. Da ottobre 2024 stanno lavorando insieme su un punto cruciale del progetto di vita previsto dalla riforma: raccogliere i desideri delle persone con disabilità, anche quelle con elevati bisogni di sostegno. Un convegno a Monza ha fatto il punto sulle migliori esperienze

di Arianna Monticelli

Attività della Rete Tiki Taka - Foto Rete Tiki Taka

“Complesso, a chi?” La domanda provoca, se si parla di persone con disabilità e se viene posta da un tavolo di lavoro dedicato ai progetti di vita, che vuole guardare in primo luogo ai desideri e non ai bisogni di persone con disabilità fisiche e cognitive con elevate necessità relazionali e sanitarie. «È necessario partire da una nuova prospettiva e al posto di disabilità complessa sarebbe più utile dire “disabilità che necessita di elevati bisogni di sostegno”» chiarisce subito Maurizio Colleoni, psicologo, esperto di politiche e servizi nell’ambito della disabilità, referente della Rete Immaginabili risorse. Si tratta di un network nazionale per la creazione di valore sociale per le persone con disabilità, di cui fanno parte un centinaio di realtà, in particolare nel Nord e Centro Italia. 

All’interno della Rete, da ottobre 2024 a luglio 2025, un gruppo di lavoro con nove realtà di Piemonte, Lombardia e Veneto si è confrontato sul tema. A fare da capofila la cooperativa Solaris di Triuggio (Monza e Brianza) in un gruppo con Arti e mestieri sociali di Milano, le cooperative Itaca e Serena di Bergamo, Oasis di Brescia, Mea di Vicenza, Iride di Padova, Centro Atlantis di Treviso e Chronos di Torino. Colleoni ne è stato il supervisore. A coordinare i lavori Clara Colli di Solaris. «Abbiamo voluto condividere ed esplorare le esperienze dei diversi territori, ma anche fare formazione comune ed elaborare un quadro di elementi orientativi verso la costruzione di nuovi percorsi di accompagnamento» spiega Colli.

attività rete tiki taka
Anche lo sport fra le attività della Rete Tiki Taka

Il ruolo del desiderio

«Siamo partiti da un presupposto: il desiderio è sempre presente nelle situazioni di disabilità, anche le più invalidanti. È un’istanza interiore che va letta, rispettata e fatta evolvere» chiarisce subito Colleoni. La modalità di approccio alla persona con disabilità può essere migliorata ulteriormente proprio attraverso lo sguardo del desiderio, inteso anche come istanza interiore fertile e generativa, capace di trasformare i servizi per le persone con disabilità in nuovi cantieri di relazioni e di vita. «È sempre necessario accostare il desiderio a una dimensione di micro-sistema comunitario, che agisce e ha una visione più ampia del singolo» continua lo psicologo, «ma è anche fondamentale tenere presente che il desiderio espresso dalle persone con disabilità non deve essere un ordine: bisogna anche dire dei “no”. Quello che resta necessario è prenderlo sempre in considerazione, ascoltarlo».

Il desiderio è sempre presente nelle situazioni di disabilità, anche le più invalidanti. È un’istanza interiore che va letta, rispettata e fatta evolvere

Maurizio Colleoni, Rete Immaginabili risorse

La ricognizione del gruppo di lavoro è partita da qui e sono state coinvolte 15 funzioni di secondo livello, per un totale circa di 40 interlocutori, tra servizi diurni, enti pubblici, cooperative e famiglie. A ottobre 2025, a Monza, si sono riuniti tutti in una giornata di dialogo e scambio di buone pratiche, con l’obiettivo di cercare di definire un linguaggio comune per le prossime progettazioni. L’evento che è stato promosso da Rete Immaginabili Risorse con Fondazione della Comunità di Monza e Brianza e Rete Tiki Taka, che riunisce associazioni, cooperative, fondazioni, enti pubblici e cittadini di Monza e della Brianza, che dal 2017 collabora per l’attivazione di comunità più accoglienti e inclusive.

Colleoni cita proprio Tiki Taka come alveo importante di sperimentazione in tema di esempi concreti per un nuovo sguardo ai desideri delle persone con disabilità, anche complessa. La Rete è  lo sviluppo di un progetto avviato inizialmente all’interno del programma di Fondazione Cariplo dedicato al Welfare in Azione. Nato nei territori di Desio e Monza, si è poi esteso anche agli altri ambiti della provincia, con l’intento di promuovere lo sviluppo di una cultura territoriale capace di incidere anche sulle politiche sociali.

Il tavolo dell’abitare

Il Tavolo dell’abitare “Di casa in casa” – è stato il primo a nascere, grazie alla collaborazione con la Fondazione di Comunità Monza e Brianza e con un lavoro provinciale coordinato da Giovanni Vergani, responsabile Area disabilità e inclusione di cooperativa Novo Millennio di Monza. Per questo ruolo, Vergani è stato insignito nel 2023 dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Un riconoscimento all’efficacia del lavoro di tutta la Rete, dove i progetti di vita si aprono ai territori, con diverse attività tra sport, tempo libero e realizzazione personale. Una dinamica che funziona – secondo Colleoni – anche perché capace di generare percorsi utili alla sostenibilità economica e sociale degli stessi progetti:  «Dobbiamo smetterla di concepire i luoghi per le persone con disabilità come luoghi speciali, dove le persone vengono trattate da specialisti: noi siamo le nostre relazioni e le relazioni creano la nostra identità, anche in situazioni di disabilità più complesse», dice.

Dobbiamo smetterla di concepire i luoghi per le persone con disabilità come luoghi speciali, dove le persone vengono trattate da specialisti: noi siamo le nostre relazioni e le relazioni creano la nostra identità, anche in situazioni di disabilità più complesse

«I servizi devono diventare cantieri di relazioni del territorio, non luoghi di stazionamento e gli operatori devono saper intercettare le opportunità di relazione e garantire la qualità delle risposte» continua. «I servizi non devono essere segnati da pietà e sacrificio. Se si investe nel territorio, il territorio risponde, ma i progetti di vita per persone con disabilità devono essere percepiti come generatori di valore sociale e Tiki Taka ne è un esempio».

Progetto Nottetempo

La Rete brianzola opera oggi sulla disabilità attraverso sette tavoli tematici, non solo dedicati all’abitare, ma anche al lavoro, alla formazione, alla salute, al tempo libero e alla partecipazione. Nel tempo, è nato anche un tavolo specifico sulle disabilità complesse. Da 2017 a oggi sono tante le progettazioni avviate. Tra le esperienze c’è il progetto Nottetempo, casa di avvicinamento alla residenzialità, gestita a Lissone da sei realtà del territorio (Novo Millennio, il Brugo, La Nuova Famiglia, Fondazione Stefania, Tre Effe e l’associazione Tu con noi), in un appartamento al piano terra di una villa messa a disposizione da un privato cittadino, che ne ha curato anche la ristrutturazione.

Attività a Nottetempo, a Lissone (MB)

Vi si alternano gruppi di 4/5 persone con disabilità, anche complesse, affiancate da operatori e volontari. A Cesano Maderno nel 2022 è nata Casa Battisti, appartamento confiscato alla criminalità organizzata e assegnato al Comune che lo ha condiviso con realtà di Tiki Taka, in una progettazione sociale di accompagnamento e residenzialità.

Casa Perego

Casa Perego, ad Arcore, è un esempio che Colleoni cita come sperimentazione nata dalle relazioni con il territorio. “Abitare la comunità” è stata una prima esperienza nata nel 2008 dalla Fondazione Sergio Colombo e gestita dalla cooperativa La Piramide, con l’accoglienza di 4/5 persone con disabilità in percorsi di autonomia abitativa.

Attività a Casa Perego, ad Arcore (MB)

Nel 2015 si è evoluta – anche grazie al trasferimento nella più ampia Casa Perego, lasciata in comodato d’uso da un’importante famiglia di imprenditori – nel co-housing “Vieni a vivere con noi”, che coinvolge studenti e giovani lavoratori in esperienze di vita comune con persone con disabilità, con la possibilità di stipulare un contratto di affitto annuale, calmierato e rinnovabile per un secondo anno. Gli spazi comuni, come la cucina, hanno favorito la nascita di esperimenti di convivenza e relazioni spontanee. Oggi nella casa, che è parte della Rete Tiki Taka, vivono stabilmente due ragazze e due ragazzi sotto i 30 anni, che condividono gli spazi con tre adulti cinquantenni con disabilità. Nei fine settimana, la casa si apre anche ad altri ospiti con disabilità. Tutte le attività sono inserite in un contesto comunitario. Un’esperienza che quest’anno è diventata anche materia di studio in una tesi di laurea di una studentessa in Scienze dell’Educazione. 

L’esperienza di Casa Perego non è stata pianificata a tavolino, ma è nata dalla quotidianità e dall’incontro tra persone: la relazione ha fatto la differenza. E spesso è proprio l’ascolto dei desideri a divenire motore di cambiamento

«L’esperienza di Casa Perego non è stata pianificata a tavolino, ma è nata dalla quotidianità e dall’incontro tra persone: la relazione ha fatto la differenza. E spesso è proprio l’ascolto dei desideri a divenire motore di cambiamento» conclude Colleoni.

Il condominio sociale Uroburo

Come è accaduto anche nel caso di Uroburo, aperta a gennaio 2025 nel quartiere Cederna di Monza. Qui, in un’ex asilo di suore francescane, dopo otto anni di progettazione e lavori avviati dal basso, oggi è attivo un condominio sociale: tutto è partito con un’esperienza di volontariato per il tempo libero di persone con disabilità e un orto comunitario che è divenuto, anno dopo anno, luogo di inclusione e scambio generazionale.

La casa che accoglie Uroburo, il condominio solidale di Monza

Grazie al sostegno principale di Fondazione Cariplo e ad una condivisione con altre realtà associative monzesi e privati cittadini, lo spazio può accogliere otto persone con disabilità, una famiglia in difficoltà abitativa e alcuni studenti fuori sede, in un percorso di convivenza quotidiana.

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