Economia circolare

I rifiuti costano 340 euro all’anno a famiglia

Crescono le tariffe, ma anche la percentuale di raccolta differenziata. Al sud si paga di più ma si “differenzia” di meno. Serve più trasparenza sui costi e sulla tariffazione puntuale per migliorare i risultati. Ogni anno ciascuno di noi ne produce circa mezza tonnellata. Il Rapporto 2025 di Cittadinanzattiva

di Nicola Varcasia

Più paghi, meno raccogli. Sembra funzionare così la raccolta differenziata dei rifiuti in Italia. Almeno se si confrontano le varie zone del Paese. Dove al nord la spesa media per questo servizio si attesta sui 290 euro l’anno, con la raccolta differenziata che raggiunge il 73% dei rifiuti prodotti. Mentre al centro le famiglie spendono in media 364 euro ma si differenzia il 62% dei rifiuti. Fanalino di coda il Sud, con una spesa media di 385 euro l’anno e una raccolta differenziata ferma al 59%. Guardando ai dati generali, però, la raccolta differenziata cresce ovunque: nel 2023 si attesta al 66,6% dei rifiuti prodotti (era il 65,2% nel 2022), con una spesa media nazionale per la gestione dei rifiuti urbani pari a 340 euro all’anno, in aumento del 3,3% rispetto ai 329 euro del 2024.

A Catania costa di più

Le tariffe crescono in tutte le regioni, ad eccezione di Molise, Valle d’Aosta e Sardegna, e in 95 dei 110 capoluoghi di provincia. Le regioni più economiche sono il Trentino-Alto Adige (224 €), la Lombardia (262 €) e il Veneto (290 €). Le più costose restano la Puglia (445 €), la Campania (418 €) e la Sicilia (402 €). Catania è il capoluogo di provincia dove si spende di più, 602 euro. Cremona quello più economico con 196 euro in media a famiglia. 

Famiglia tipo

Sono i dati che emergono dal Rapporto 2025 dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva.L’indagine ha interessato le tariffe rifiuti applicate in tutti i capoluoghi di provincia italiani nel 2024. Ha preso come riferimento una famiglia tipo composta da tre persone e una casa di proprietà di 100 metri quadri. I costi rilevati sono comprensivi di Iva (ove applicata) e addizionali provinciali. Il Rapporto e gli approfondimenti regionali sono scaricabili a questo link.

Più trasparenza

Come valutare questi dati, lo spiega Tiziana Toto, responsabile politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva:«Secondo l’indagine Arera 2024, solo il 57% degli italiani ritiene adeguato il servizio di raccolta rifiuti rispetto al prezzo pagato. A nostro avviso, per aumentare la fiducia dei cittadini, occorre migliorare in trasparenza e in una comunicazione chiara e accessibile: i cittadini informati tendono a partecipare di più, a differenziare meglio e a considerare la Tari come un servizio e non come una tassa».

Tariffe più chiare

Quali direzioni seguire per migliorare? «Due più generali, finalizzate anzitutto a ridurre le disuguaglianze territoriali, assicurando un servizio efficiente e accessibile in tutto il Paese, con particolare attenzione al Mezzogiorno. Poi a promuovere la partecipazione civica, valorizzando le esperienze locali e gli osservatori cittadini come parte integrante del sistema di governance», aggiunge Toto. Ci sono poi due aspetti più tecnici: «Rendere strutturale la tariffazione puntuale (Tarip), premiando cittadini e comuni virtuosi e introducendo incentivi misurabili. Consolidare la trasparenza,  attraverso l’uso sistematico del portale Tari e la rendicontazione pubblica dei costi e dei risultati ambientali».

Quanto pesano

Secondo il rapporto Rifiuti urbani Ispra, nel 2023 in Italia la produzione pro capite è stata di 496 chili per abitante, in lieve aumento rispetto ai 493 del 2022, ma inferiore alla media europea (521 chili). Valori più elevati si riscontrano al centro (533) seguito dal nord (515) e dal sud (449). Un aspetto rilevante riguarda la frazione organica, che rappresenta circa il 36% del totale dei rifiuti raccolti. L’Italia dispone oggi di oltre 400 impianti di trattamento (compostaggio e digestione anaerobica), concentrati per lo più nel nord, mentre nel sud la carenza impiantistica genera costi e inefficienze.

Riciclo effettivo

Ogni cittadino italiano produce in media 180 chili di rifiuto organico all’anno. Dove la raccolta è gestita in modo efficiente (Veneto, Trentino, Emilia-Romagna), il tasso di impurità dell’umido è inferiore al 3%; nelle regioni meridionali può superare il 15%, riducendo drasticamente le possibilità di recupero e aumentando i costi di smaltimento. Il riciclo effettivo complessivo dei rifiuti urbani – cioè la quantità realmente recuperata dopo la selezione degli scarti – è stimato da Ispra al 50,8%, valore in crescita ma ancora inferiore al target europeo del 55% fissato per il 2025.

In apertura, l’immagine di copertina del Rapporto 2025 di Cittadinanzattiva sui rifiuti

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