Idee Umanesimo e tecnologie

Con l’intelligenza artificiale arrivano i “terzers”, pionieri dell’attivismo digitale e del metaverso solidale

L'intervento del portavoce nazionale delle rete associativa Ada (Associazione per i diritti degli anziani): «I futuri attivisti saranno umani nelle intenzioni e tecnologici nella mediazione. Nell'emergere di un sé digitale sta nascendo la generazione dei "terzers": pionieri del metaverso solidale, volontari avanzati capaci di progettare città più giuste, sicure ed accessibili, tecnologie più umane, reti più inclusive»

di Antonio Derinaldis

La società ipercomplessa ha bisogno di nuove grammatiche sociali. Parlare di intergenerazionalità oggi significa costruire “ponti cognitivi” tra chi ha memoria storica e chi ha nativi strumenti digitali. È un processo bi-direzionale, dove l’esperienza incontra l’intuizione, dove la velocità adattiva dei giovani incontra la saggezza strategica delle persone in età matura/anziana. I volontari diventano così traduttori sociali, ponti epistemici, attiv-attori di gruppo.

Ma attenzione: questa non è solo un’alleanza “strategica” tra generazioni. È una “sfida strutturale di governance sociale”. L’intergenerazionalità va riconosciuta come asse sistemico di co-progettazione, come architrave di un nuovo welfare partecipativo, condiviso e rigenerante. Un welfare che non solo assiste, ma attiva, non solo protegge ma accompagna.

La presenza aumentata dei volontari del futuro

L’innovazione sociale di prospettiva evidenzia che il volontariato del futuro non sarà fatto solo di presenza, ma di “presenza aumentata”. Chatbot empatici, avatar relazionali, reti neurali artificiali tutor: non sono scenari futuristici, ma tecnologie già attive nella costruzione di relazioni di supporto, educazione ed inclusione.
Gli insegnamenti sull’algoretica di Paolo Benanti ci indicano che nell’ambito dell’innovazione sociale, il volontario 5.0 sarà una persona ibrida: umana nell’intenzionalità, tecnologica nella mediazione, capace di abitare lo spazio reale e quello digitale, senza mai assolutamente essere privi dell’anima della prossimità.

La formazione dei volontari quali trasformatori sociali cambia: laboratori immersivi, pratiche interattive, Ai al servizio dell’etica sociale, cyber-pedagogie relazionali. Non serve solo “saper fare”, ma anche “sapere stare” nella complessità, “sapere agire” nei nuovi contesti sociali. Non solo sussidiarietà ma “motore di innovazione sistemica”. Il Terzo settore può diventare un “hub generativo” di policy, di comunità e tecnologie. Non è utopia.

Volontariato anticipatore di futuro

Il volontariato non solo come risposta al bisogno, ma come “anticipatore di futuro”, “formatore di coscienze”, “architetto di reti inclusive”. Già ampiamente sperimentato oggi da reti sociali civiche, fab-lab sociali e numerose startup di impatto sociale. L’emergere di un “sé digitale” – alimentato dagli avatar, dalle Ai relazionali, dalle identità fluide online – pone questioni sociali cruciali. Come si costruisce un “volontariato della coscienza digitale”? Come si fa educazione all’empatia in ambienti immersivi? Come si evitano nuove esclusioni legate all’accesso cognitivo alla complessità tecnologica?

La copertina del numero di VITA magazine di novembre dedicato al volontariato

Un nuova generazione sociale: i Terzers

Il Terzo settore assume una funzione di “custode etico” del digitale.
L’intergenerazionalità, in questo senso, diventa un “codice di protezione” e rigenerazione umana. Nasce una nuova generazione sociale: “i terzers”.
I terzers sono giovani, adulti e persone anziane che operano nello spazio “terzo” tra istituzioni e mercato, generando valore sociale, emotivo, cognitivo.  Pionieri del metaverso solidale, volontari avanzati capaci di progettare città più giuste, sicure ed accessibili, tecnologie più umane, reti più inclusive.

Una “svolta antropologica”. Una nuova idea di impegno sociale solidale e volontario, che non teme le tecnologie emergenti ma le attraversa. È una nuova alleanza trasformativa con la saggezza, che costruisce “spazi di inter-azione aumentata” tra generazioni, culture, linguaggi. È la piena consapevolezza “avanzista” di esserci.

Un nuovo umanesimo sociale, integrale

Il Terzo settore è oggi il laboratorio dove si può sperimentare un nuovo umanesimo sociale. Un umanesimo “integrale” – come ci ricorda J. Maritain prima e Papa Francesco poi – che non oppone l’umano al digitale, ma che costruisce “connessioni etiche tra cuore e codice, tra memoria ed innovazione”.

L’intergenerazionalità, la competenza volontaria, il Terzo settore avanzato: sono tre matrici – pilastro su cui può camminare una nuova democrazia partecipata, che non si arrende al calcolo, ma rilancia la speranza per tutti e per tutte le età inter-generando insieme il futuro. E oltre.

In apertura photo by Steve Johnson on Unsplash

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