Idee Déjà vu

Da Bibbiano al bosco, il senso della destra per l’infanzia a rischio

La vicenda di tre minori che, vivendo in condizioni precarie in un bosco abruzzese, sono stati collocati dal Tribunale con la madre in una comunità, ha riattivato, nei due principali partiti di Governo, le parole d'ordine della mobilitazione per lo scandalo-fake del 2019

di Giampaolo Cerri

Dopo Bibbiano, il bosco. La destra di Governo, sull’infanzia a rischio, non riesce mai a frenare il richiamo del sangue e a separarsi dall’idea che i figli siano di chi li mette al mondo e che, in qualche modo, i loro diritti siano subordinati a quelli degli adulti-genitori.

Non paghi di aver scritto, proprio sulla vicenda giudiziaria della Val d’Enza, alcune tra le peggiori pagine della politica repubblicana – bambini già in affido mostrati sul palco di Pontida (Matteo Salvini); comparsate davanti ai cartelli stradali emiliani con gli occhi stralunati e la minaccia «non ce ne andremo» (la futura premier Giorgia Meloni); campagne social rutilanti e aggressive a solleticare la pancia del Paese, “parlateci di Bibbiano” (gli uni e gli altri) – non paghi, dicevamo, di aver scritto alcune delle pagine peggiori, senza mai chiedere scusa a quanti poi sono stati assolti, gli esponenti della destra scattano come un solo uomo sulla storia dei bambini del bosco abruzzese.

 “Parlateci di Vasto” è già pronto per essere servito nei talk show di turno, ai pomeriggicinque, alle viteindiretta, e poi ovviamente sui social.

Il primo è stato Salvini che, quando c’è di mezzo l’infanzia a rischio, non se lo fa ripetere due volte: esterna, attacca, fa la voce grossa, senza vedere le carte, senza approfondire le circostanze, senza rispettare l’autonomia della magistratura minorile, chiamata a lavorare su una materia così delicata come la salute psico-fisica dei bambini, di cui il Tribunale dei minori de L’Aquila ha disposto il collocamento in una comunità con la madre.

Poteva farsi scappare l’occasione di gettarsi sulla vicenda del bosco, Salvini? Poteva evitare di pronunciarsi, pronti-via, sulla storia di piccoli che vivevano nel profondo della natura certo, ma in un rudere senza abitabilità, scrivono le cronache, e cioè senza luce, senza acqua corrente, senza servizi igienici, e spendere le loro giornate senza scuola e senza socialità, e il cui caso era stato segnalato dopo che erano finiti all’ospedale per un’intossicazione da funghi?

Il ministro che definisce lo Stato «ladro di bambini»

Il ministro della Repubblica – ché a volte questo dettaglio sfugge – ha lanciato invettive contro lo Stato, di cui ha detto di vergognarsi “da padre”, perché “sta rubando quei bambini”. Inevitabilmente, ha fatto seguire l’annuncio che si recherà sul posto.

Un copione già visto. Nel giugno 2019, Salvini aveva subito abbracciato le ipotesi accusatorie della Procura di Reggio Emilia, che oggi, alla luce delle sentenze, raggelano – bambini trattati con l’elettroshock per indurre falsi ricordi e darli in affido “retribuito” agli amici, si disse in conferenza stampa – e ci si era proiettato da vicepremier di un esecutivo agli sgoccioli, il gialloverde Conte I, che si sarebbe dissolto a settembre di quell’anno (e peraltro i suoi alleati di allora, i grillini, oggi celebrati in lungo e in largo nei campi larghi d’Italia, non furono certo da meno, Luigi Di Maio in testa).

Tornando a Salvini, incidentalmente la vicenda di Bibbiano, che vedeva un sindaco dem ai domiciliari, coincideva con la tornata elettorale emiliano-romagnola con una leghista candidata presidente  – si sarebbe votato pochi mesi dopo, nel gennaio 2020 –  e lui, già suonatore di citofoni alle case popolari di Bologna («Scusi lei spaccia?»), non poteva certo esimersi.

Quella campagna elettorale finita a Bibbiano

Anzi a Bibbiano, Salvini decise di chiudere proprio la campagna elettorale della Lega, la sera del 23 gennaio.  Per rievocarla, prendiamo a prestito le parole di Paolo Cremonesi del Corriere: «”Questa non è una serata di partito. Non siamo qui ad accusare nessuno ma a chiedere giustizia in nome dei bambini e delle loro mamme e papà”. Il dolore-show di Matteo Salvini va in scena nella piazza centrale del paese divenuta il simbolo delle vicende horror dei bambini sottratti alle famiglie, quelle di cui si occupa l’inchiesta Angeli e demoni».

Il “dolore-show”, come lo chiamò Cremonesi, vide succedersi sul palco varie madri a cui il Tribunale aveva tolto i bambini, introdotte, scrisse proprio il Corriere, da Alessandra Locatelli (fatto che non le ha impedito di diventare, oggi, forse la migliore ministra della Disabilità della storia repubblicana e dunque c’è speranza).

Addirittura sul palco leghista fu chiamata la mamma del piccolo Tommy Onofri, il bimbo massacrato in un rapimento, che non si capiva (né si capisce ancora oggi) cosa c’entrasse con la vicenda.

Il bosco di Vasto ha avuto, alcuni mesi fa, un prologo nel Torinese

Salvini concluse col suo solenne impegno “da uomo e da papà”, lo stesso che ha richiamato ora dinnanzi ai bimbi del bosco, opponendo che anche nel campo rom di Giugliano, nel Napoletano, da lui visitato, si vive senza luce, acqua, servizi: «Lì, dove sono gli assistenti sociali? Dov’è la Procura, il Tribunale dei minori, lo Stato?».

Nel tempo che divide Bibbiano dal bosco di Vasto, un’assessora leghista, la piemontese Chiara Caucino, s’è incaricata di varare una legge regionale che si chiama, significativamente, “Allontanamenti zero” e chissà che la giunta regionale abruzzese di centrodestra non si appresti a prenderne subito spunto.

Meloni chiama Nordio: ispettori in arrivo al Tribunale?

E d’altra parte, neppure la premier Meloni è stata a guardare.

L’agenzia AdnKronos riporta di un colloquio avuto, sulla vicenda del bosco, col ministro Guardasigilli, Carlo Nordio, e si parla dell’arrivo degli ispettori di Via Arenula al Tribunale dei Minori del capoluogo abruzzese.

D’altra parte la presidente del Consiglio ha il pregio della coerenza in materia: quando il suo esecutivo chiese la fiducia alla Camera dei deputati, il 25 ottobre 2022, Meloni promise: «Abbiamo assunto l’impegno di limitare l’eccesso di discrezionalità nella giustizia minorile, con procedure di affidamento e di adozione garantite e oggettive, perché non ci siano mai più casi Bibbiano, e intendiamo portarlo a termine».

Per adesso l’impegno è coinciso con l’introduzione, a cura del ministero della Famiglia di concerto con quello della Giustizia, del Registro nazionale degli affidatari, un singolare albo dove saranno inseriti tutti i soggetti, famiglie o comunità, che accolgono minori allontanati dalle famiglie d’origine.

Una sorta di albo – e qui parlo da genitore affidatario da tre lustri – che appare rispondere un’unica finalità, il controllo, e che probabilmente sortirà un unico effetto, la dissuasione. Sperando che non sia voluto e sperando che sia il solo.

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