Idee Omnibus I
Europa, “semplice” diventa nemico di “sostenibile”
Che cosa succede dopo il voto del Parlamento Ue che "azzoppa" le direttive in fatto di sostenibilità? Un'analisi di Simone Siliani, direttore di Fondazione finanza etica
Il dato politico che emerge dal voto al Parlamento europeo sul cosiddetto pacchetto Omnibus 1, cioè il primo gruppo di revisioni di normative europee che, sotto la bandiera della “semplificazione” tende piuttosto a depotenziare e annacquare norme europee in ambito di sostenibilità approvate nella scorsa legislatura quando la spinta del Green Deal europeo e della transizione ecologica aveva il vento nelle vele, è almeno duplice.
Il tono di Ursula II
Il primo attiene, appunto, ad una revisione sostanziale del “tono” che ha caratterizzato il mandato della Commissione “von der Leyen 1” e quello dello stesso Parlamento: dal Green Deal che aveva convogliato risorse finanziarie e sforzi normativi verso la transizione ESG, ad un accento decisamente marcato dallo sforzo per il riarmo (Readiness Eu). Non che non si fossero viste le avvisaglie di questo cambiamento e le contraddizioni interne già sul finire dello scorso mandato, basti pensare all’inserimento del gas naturale e del nucleare fra le fonti energetiche considerate “sostenibili” nel regolamento sulla tassonomia della finanza sostenibile. Ma, indiscutibilmente, la direzione era chiara. Oggi, dai 1.000 miliardi di euro di investimenti entro il 2030 che il Green Deal europeo prometteva di dedicare, attraverso vari fondi e canali, alla transizione ecologica, si è passati agli 800 miliardi dedicati al riarmo. Il secondo dato è la rottura del tabù politico che imponeva alle forze di centro e centrodestra europee di allearsi con quelle di estrema destra, in crescita in gran parte del continente. Questo tabù è stato infranto dai partiti del Ppe.
Se i sovranisti contano più dei loro seggi
A dimostrazione del fatto che la forza attrattiva della cultura dell’estrema destra è più forte della sua stessa consistenza numerica.

Fondazione finanza etica
Ma dimostra anche che entrambi questi raggruppamenti politici europei rispondono a interessi di gruppi produttivi, economici e finanziari che temono l’affermarsi di una pur blanda politica di norme e obblighi sociali e ambientali che mirano a cambiare sia la direzione dello sviluppo del Continente, sia la prevalenza degli attori sociali di riferimento. Riduzione delle diseguaglianze, attenzione ai diritti delle generazioni giovani e non presenti, dei lavoratori delle lunghe catene del valore che legano in una responsabilità comune imprese e consumatori del Primo Mondo con quelle del Sud Globale, cedono il passo a interessi molto più prossimi nel tempo e nello spazio e potenti politicamente ed economicamente. Insomma, si è negoziato su diritti umani e ambiente, in nome della competitività assurta a valore assoluto: alla fine ha prevalso quest’ultima. Ma ciò cambia il volto, il Dna dell’Europa che ha fondato su questi valori il proprio progetto politico, fondandolo su un corpus normativo che, dalla Corte Internazionale di Giustizia fino alle Costituzioni degli Stati fondatori dell’Unione, è stato alla base della civiltà giuridica del diritto internazionale.
Il peso dei nuovi paletti
Per intenderci, la Direttiva sulla due diligence (Csddd), nella versione approvata dal Parlamento Europeo ci dice che i lavoratori delle imprese al di sotto dei 5 mila dipendenti e un fatturato netto minore di 1,5 miliardi di euro saranno meno tutelati e avranno meno diritti delle imprese maggiori.

O la Direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità (Csrd) nella versione approvata a Bruxelles ci dice che le imprese con meno di 1.750 dipendenti e un fatturato annuo inferiore a 450 milioni di euro non hanno obblighi di rendicontare a noi cittadini il loro impatto sull’ambiente.
Trilogo ultima speranza
Cosa succederà ora? Si passa al cd. Trilogo, un negoziato informale nel quale i tre attori del processo legislativo europeo – Parlamento europeo, il Consiglio dell’Unione europea e la Commissione europea – cercano un accordo politico e un testo di compromesso sulle proposte legislative prima dell’approvazione formale delle tre istituzioni. Il Consiglio Ue vi arriva con un testo che prevede una soglia più bassa di rendicontazione delle imprese in campo ambientale e sulla responsabilità civile in caso di violazione dei diritti umani da parte delle imprese. Il Consiglio cederà alla nuova alleanza fra forze politiche emerse nel voto parlamentare o cercherà di attenersi a queste posizioni preconcordate nei negoziati? E la Commissione Ue? Se cederà alla inedita alleanza fra le destre, potrebbe segnare la sua fine e si aprirebbe uno scenario politico confuso e complesso da dirimere. Nel quale, la storia europea ce lo ha insegnato, le forze eversive dell’estrema destra trovano il terreno ideale per affermarsi.
Nella foto di apertura, di Eraldo Peres per AP Photo/LaPresse, Ursula von der Leyen è uno dei pupazzi montati per protesta a Belem, dove è in corso Cop30.
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