Idee Generazioni e imprese

Flourishing e reskilling: tracce di lavoro per il futuro del lavoro

Le imprese e le organizzazioni possono diventare luoghi di fioritura, contesti in cui le persone possano crescere come persone, oltre che come lavoratori? È questa la sfida che il mercato del lavoro dovrà affrontare, superando una riduzione del mismatch inteso solo come modellare una scuola che sforni giovani “plug and play”, mettendo in campo nuovi modelli organizzativi per mantenere al lavoro persone in età avanzata, impegnandosi non solo sulle technical skills e le soft skills ma anche sulle life skills. Una sfida tutta da giocare

di Cinzia Pollio

operai al lavoro in fabbrica

Ci sono tre argomenti di cui dovremmo tutti essere più consapevoli e che dovrebbero orientare l’agenda strategica del Paese, a tutti i livelli.

Il primo è la riduzione prospettica della popolazione nazionale. Come noto, siamo un Paese in declino demografico: secondo l’Istat perderemo circa 4 milioni di abitanti entro il 2050. In parallelo si ridurrà la forza lavoro: a parità di tasso di occupazione (oggi al 62,7%) avremo quasi 5 milioni di lavoratori in meno. Per mantenere la sostenibilità del sistema nazionale, il livello di occupazione dovrà assolutamente crescere: il mercato del lavoro dovrà aprirsi a un numero molto maggiore di donne, ai giovani, riducendo il numero di Neet (gli 1,44 milioni in Italia che non studiano e non lavorano), agli immigrati e ai fragili. Nello stesso tempo, andranno mantenuti attivi sempre più a lungo i lavoratori maturi.

Il secondo tema è l’invecchiamento della forza lavoro. Oggi gli over 60 rappresentano il 10% dei lavoratori, ma nel 2050 arriveranno al 20% del totale, mentre gli over 50 supereranno il 55%. Saranno queste generazioni a fare innovazione, a sviluppare competenze digitali e green, a trovare modi nuovi per rispondere a bisogni, come quelli sanitari, che diventeranno difficili da sostenere?

Ultimo argomento: il progressivo impoverimento della popolazione italiana, in particolare la classe media. Gli ultimi dati Istat restituiscono un quadro dolente: il 9,8% della popolazione (circa 5,7 milioni di persone) vive sotto la soglia di povertà. Abbiamo un problema di salari e di cuneo fiscale… Come si concilia questo con i costi crescenti della vita e della casa? Un’Italia più povera vuol dire meno sostenibile, meno preparata e più marginale: cosa che non vogliamo.

Cinzia Pollio, direttrice generale Fondazione AIB

Soffermiamoci sulle implicazioni, in termini di policy e di strategie aziendali, della necessità di allargare il mercato del lavoro e di mantenere al lavoro persone di età avanzata.

Ridurre il mismatch

Da un lato, dobbiamo continuare a occuparci della riduzione del mismatch tra le competenze dei giovani e le richieste del sistema economico. L’impressione è che siamo però fuori fuoco: ridurre il mismatch non vuol dire immaginare che il sistema di istruzione produca dei giovani “plug and play”, immediatamente produttivi nei contesti di lavoro. Vuol dire invece lavorare affinché i ragazzi e le ragazze acquisiscano realmente le capabilities (per usare un termine caro a filosofi come Amartya  Sen e Martha Nussbaum) fondamentali per essere produttivi, e soprattutto liberi, a lungo termine. Si tratta di poche competenze di base, per lo più trasversali, che non hanno nulla a che vedere né con il nozionismo, né con l’acquisizione di abilità tecniche specifiche: la competenza emotiva, conoscere ciò che ci rende umani, saper imparare, saper distinguere nel mare magnum delle informazioni tra il falso, l’inutile, il futile, il saliente e il necessario.

Ridurre il mismatch non vuol dire immaginare che il sistema di istruzione produca dei giovani “plug and play”, ma lavorare affinché i ragazzi e le ragazze acquisiscano realmente le capabilities fondamentali per essere produttivi e liberi a lungo termine

Reskillin e upskilling

Dall’altro lato, sarà fondamentale impegnarsi nel reskilling e upskilling degli adulti, che oltre ad essere immessi o reimmessi o mantenuti al lavoro, dovranno essere formati, qualificati per essere attivi, produttivi, soddisfatti. Bisogna però investire seriamente nella formazione continua che oggi è troppo un mercato e troppo poco considerata un bene pubblico, un asset competitivo strategico.

Nella formazione continua, non sarà più sufficiente occuparsi di technical skills e neanche di soft skills. Le aziende dovranno assumere – le grandi lo fanno già – un ruolo formativo nell’ambito delle life skills: alfabetizzazione di persone di origine straniera, competenze di cittadinanza, di literacy, numeracy e digitali elementari, di igiene e salute fisica e mentale, di prevenzione delle dipendenze, di educazione al risparmio.

Nella formazione continua, non sarà più sufficiente occuparsi di technical skills e neanche di soft skills. Le aziende dovranno assumere un ruolo formativo nell’ambito delle life skills

Nuovi modelli organizzativi

Se vogliamo allargare il mercato del lavoro e mantenere al lavoro persone in età avanzata, dovremo anche sperimentare nuovi contratti di lavoro e nuovi modelli organizzativi. Per le donne, anzi per i genitori: misure di riequilibrio tra i generi, orari elastici, smart working, percorsi di re-onboarding post congedi per la genitorialità, percorsi di carriera trasparenti. Per i lavoratori maturi: turni sostenibili, part-time di qualità, lavoro ibrido, percorsi a “usura decrescente” che permettano di passare nel tempo a ruoli di mentorship.

La questione del purpose

Gli scenari attesi invitano infine a approfondire quale sarà il significato del lavoro nelle vite delle persone in una società come la nostra e soprattutto, come le organizzazioni possano contribuire a dare senso al lavoro. Il nostro modello di vita, negli ultimi decenni, si è spostato troppo su valori materiali e performativi: il disagio non solo giovanile ne è un sintomo. Ma un nuovo modello post consumista, sostenibile e realmente orientato a un rinnovato umanesimo, stenta ancora ad affermarsi. Le aziende devono e dovranno sempre più occuparsi anche di purpose: quali contesti organizzativi, quali modelli di organizzazione del lavoro favoriscono la fioritura, la realizzazione delle persone? Quali competenze servono per vivere una vita piena e pienamente umana e come formarle? 

Sono convinta che, negli ambiti dell’istruzione e della formazione, dobbiamo, innanzi tutto, riconoscere l’integralità dell’essere umano, che si compone, senza poterle disgiungere, di diverse dimensioni: corporea, energetica, emotiva, psicologica, cognitiva e spirituale. Dovremmo aspirare a una formazione che operi verso tutti i livelli della persona. Gli studi del programma di Harvard sul “flourishing” ci ricordano che “fiorire” significa poter contare su stabilità materiale, salute fisica e mentale, relazioni di qualità, soddisfazione e purpose. Le imprese e le organizzazioni possono diventare luoghi di fioritura, contesti in cui le persone possano crescere come persone, oltre che come lavoratori?

Abbiamo bisogno di ri-spiritualizzare la vita e ri-spiritualizzare il lavoro, di riconoscere che le persone non possono vivere solo di consumo, produttività, performance: cercano origine, destinazione, scopo, autonomia e vera connessione (non quella dei social). Avremo meno giovani e meno persone al lavoro, chiediamoci come aiutarle a integrare l’essere con il fare, la vita con il lavoro, a trovare senso e scopo in quello che fanno e… a fiorire.

Cinzia Pollio, aziendalista, psicologa è direttrice generale della Fondazione AIB di Brescia. Si occupa di progettazione e realizzazione di academy e formazione aziendale, coaching, consulenza strategica e organizzativa. Sta lavorando su un modello di formazione e affiancamento integrale, che tenga conto delle dimensioni individuali e sistemiche, fisiche, psicologiche, di senso.

In copertina, foto di Andrea Samaritani, Meridiana/Sintesi

Si può usare la Carta docente per abbonarsi a VITA?

Certo che sì! Basta emettere un buono sulla piattaforma del ministero del valore dell’abbonamento che si intende acquistare (1 anno carta + digital a 80€ o 1 anno digital a 60€) e inviarci il codice del buono a abbonamenti@vita.it


La rivista dell’innovazione sociale.

Abbònati a VITA per leggere il magazine e accedere a contenuti
e funzionalità esclusive