Idee Casa e politiche fiscali

Housing sociale? Si fa tassando i ricchi

Come rispondere all’emergenza abitativa? Con un fondo nazionale per l’edilizia sociale finanziato attraverso una riforma fiscale pienamente democratica. Per esempio, con l'1% annuo sui patrimoni oltre i 2 milioni di 500mila italiani, si generano 26 miliardi all'anno. Il dibattito continua

di Bertram Niessen

Come rispondere all’emergenza abitativa? Un’interessante sessione dedicata al social housing nel corso del recente Urbanpromo a Firenze ha innescato un confronto sulle vie da percorrercui VITA s’è aperta subitoDopo gli interventi di Flaviano Zandonai, responsabile Innovation di Cgm, di Filippo Addarii, founder di Plus Value, di Davide Dal Maso, partner di Avanzi, interviene Bertram Niessem, presidente e direttore scientifico di CheFare. La discussione è ovviamente apertissima. Scriveteci (G.Cerri)

Gli approcci neoliberali alla questione abitativa, di destra come di sinistra, continuano a invocare il protagonismo dei soggetti privati.

Gli ultimi tre decenni hanno mostrato chiaramente come questa opzione non solo non sia la soluzione, ma sia piuttosto la causa dell’ attuale stato di sfacelo del diritto all’ abitare in Italia e in Europa.

Come ha sottolineato puntualmente Davide Dal Maso nel suo intervento, la priorità degli investitori privati non può non essere la massimizzazione dei profitti: nel momento in cui questa cessa, i fondi si spostano altrove. 

La crisi dell’abitare gemella di quella fiscale

Negli ultimi anni – sotto il cappello della “tassa patrimoniale” – si sono moltiplicate le proposte di soluzione per questo permutatore strutturale di disuguaglianza e iniquità. Nel 2024, ad esempio, lo studio Per un fisco più giusto tassare il capitale pubblicato su Lavoce.info ha messo chiaramente in evidenza la natura regressiva del sistema fiscale italiano: premia i redditi più alti e grava sproporzionatamente sul ceto medio.

D’altro canto, è evidente che la situazione drammatica del diritto all’abitare va a braccetto con una crisi gemella: quella della democrazia fiscale. In Italia, più che nella maggior parte dei paesi occidentali, i redditi da capitale sono considerevolmente meno tassati di quelli da lavoro; chi ha molto avrà sempre di più, per il solo fatto di possedere una rendita di partenza. La ricchezza è prevalentemente soggetta a agevolazioni e imposte fisse: questo porta i più ricchi a contribuire in proporzione minore rispetto al resto dei contribuenti.

Tassare la ricchezza estrema

Più di recente, la campagna Oxfam Tax The Rich per l’Italia è stata supportata dal manifesto Tassare l’estrema ricchezza è giusto e fattibile, firmato da un nutrito gruppo di economisti e altri accademici. Propone diverse misure come una riforma del catasto – con l’obiettivo di identificare la reale natura di valori immobiliari spesso sottostimati – e soprattutto lo spostamento del carico fiscale verso una maggiore tassazione sulla ricchezza e sui redditi da capitale.

I numeri prospettati in queste e altre proposte sono chiari. Tassare l’1% delle grandi ricchezze – circa 500mila individui con più di 2 milioni di euro – genererebbe circa 26 miliardi di euro all’anno di gettito aggiuntivo. Tassare i 50mila individui più ricchi – quelli con patrimonio superiore ai 15 milioni di euro – si otterrebbero quasi 12 miliardi annui. Le risorse così potrebbero sostenere i costi dell’Edilizia residenziale pubblica, attraverso la creazione di un fondo nazionale della durata pluridecennale.

Quanto basta per un nuovo stock abitativo

Questo implicherebbe la possibilità di produrre nuovo stock abitativo, la cui domanda varia a seconda delle fonti, ma che va comunque oltre le centinaia di migliaia di unità. E fornirebbe anche sostegno alle spese necessarie di efficientamento energetico, ristrutturazione e manutenzione straordinaria del patrimonio esistente. Un ruolo chiaro e direttivo della strategia pubblica, quindi, orientato esplicitamente a diminuire le disuguaglianze e a favorire una – seppur minima – redistribuzione della ricchezza. 

Una situazione in cui altre soluzioni – come quelle della proprietà indivisa di tipo cooperativo e l’affordable housing sostenuto dalla finanza a impatto – potrebbero trovare un proprio ruolo, inevitabilmente ancillare ma comunque importante.

Non si può pensare, ovviamente, a uno scenario di questo tipo senza pensare alla democrazia fiscale anche come a una lotta all’evasione dai grandi patrimoni, perché il mancato gettito riduce i fondi per i servizi – abitativi e più in generale di welfare – e questo va a colpire le fasce più deboli della popolazione.

La connessione con l’overtourism

E non si può pensare, soprattutto, alla questione della casa senza mettere al centro il diritto alla città e la lotta all’overtourism. Questo vuol dire prendere in considerazione una serie di misure, già in via di sperimentazione in Europa e negli Stati Uniti, come l’impossibilità di acquistare immobili per motivi diversi da quelli abitativi (come nel caso di Amsterdam) o il contingentamento delle licenze per Airbnb (come nel caso di Barcellona). 

La foto di apertura è di Dmitriy da Pixabay

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