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I bimbi nel fiume inquinato di New Delhi e la nostra involuta coscienza dei diritti dell’infanzia

Un giornale indiano rilancia l'immagine di due bambini immersi fra le schiume tossiche di un fiume inquinato a New Delhi. Emblema della condizione odierna dei più piccoli nel mondo. Mentre in Italia, la coscienza dei diritti dei minori ha fatto un salto indietro di 30 anni. Telefono Azzurro ci ricorderà, a giorni, i rischi per i nostri figli a bagno nell'inquinamento digitale

di Giampaolo Cerri

Quando leggerete questa nota, avrete probabilmente visto già il filmato, cannibalizzato da qualche giornale italiano nella sua versione online.

Stamane all’alba, quando sono solito scorrere le versioni Instagram dei giornali asiatici, la scena mostrata dal Times Now News, portale da 1,2 milioni di follower su questo social, mi è apparsa davvero raccapricciante, tant’è vero che ho sospettato fosse stata costruita con l’Ai ma poi, ispezionando il canale e valutando bene il filmato, appare assolutamente reale.

Mostra due bimbi di 4-5 anni che giocano nella schiuma: saltano, capitombolano, ridono. Completamente nudi. Due batuffoli scuri in mezzo a un mare biancheggiante. Senonché, averte il testo di accompagnamento in inglese, quello è il fiume Yamuna, uno dei tre sacri fiumi dell’India, insieme al Gange e il Saraswati. Siamo infatti a Kalindi Kunj, il grande parco pubblico di New Delhi dove appunto ci si affaccia al corso del fiume e dove si svolgono i bagni rituali. Gli hindu infatti celebrano in questi giorni Magh Purnima, una festa in cui ricorrono rituali di purificazione, immergendosi appunto nelle acque.

Uno screenshot dal video pubblicato l’altro ieri dal Times Now News

I due bimbi sono infatti sorvegliati a vista da una signora vestita in sari ocra, che ogni tanto si avvicina per versare sulle loro teste dell’acqua e, inevitabilmente, della schiuma. Al sacro rituale, i bimbi coniugano una dimensione di gioco. Solo che quella schiuma, come avverte il giornale, è il segnale di un inquinamento tragico di quelle acque: non è un’emulsione innocente ma è tossica. La madre non lo sa, né lo sospetta, perché si intuisce che, chi fa il video, cerca di spiegarglielo. Probabilmente, quei bimbi pagheranno nella loro salute quell’esposizione e quella madre soffrirà per quell’avventatezza.

La sicurezza e la salute dei bambini nel mondo

È uno dei tantissimi casi che esemplifica la condizione dell’infanzia nel mondo oggi. Niente, se vogliamo, in rapporto alla denutrizione, alla fame, alle stragi di guerra, alle bombe di Gaza o ai missili balistici su Kharkiv, che non distinguono l’adulto dal bambino ovviamente, spesso innocente l’uno, sicuramente e sempre l’altro. Per tacere dello sfruttamento dei corpi, per lavorare in condizioni massacranti o per i piaceri degli adulti.

Viviamo tempi migliori: meno povertà e meno sofferenze – e non sono un globalista un tanto al chilo – ma c’è tanto, tantissimo da fare. Magari, a duecento metri da quel fiume, c’è un bimbo gravemente denutrito, e i due immersi nella schiuma velenosa stanno, comunque e paradossalmente, meglio di lui.

Da noi, in Italia, la tutela dell’infanzia va a targhe alterne ed è sempre più involuta: l’opinione pubblica si fa prendere dal cardiopalma per il ragazzino lasciato a piedi, al freddo e al gelo, dalla corriera dolomitica, ma al freddo e al gelo ci avrebbe lasciato i bimbi del Bosco, strappati alla famiglia, anzi “prelevati” direbbe la Garante dell’infanzia (anche se è evidente che la situazione abitativa dei bambini di Vasto è solo un aspetto, e anche marginale, fra quelli che hanno spinto le autorità all’allontanamento di minori).

Paradossi: c’era più consapevolezza negli anni ’90

Questo sentimentalismo capace di essere feroce, che esalta il legami di sangue sopra di tutto, è certamente un arretramento rispetto agli anni ’90, quando eravamo tutti entusiasti per la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia (con la legge 176 della 27 maggio 1991), quando associazioni e addetti ai lavori partecipavano alle prime Conferenze nazionali promosse dalla brava Livia Turco, ministro della Solidarietà sociale del Governo Prodi, quando ci commuovevamo per la storia, terribile, di Iqbal Masih, il bambino pakistano piegato alla manifattura di palloni da calcio che servivano al trastullo dei nostri figli. Era il tempo in cui quando si affermava che i bambini fossero persone e soggetti di diritto. Nientemeno, mi viene da dire con drammatica ironia – perdonatemene – oggi.

Un’altra immagine del bagno sacro nello Yamuna

Oggi sembriamo paurosamente balzati all’indietro, come coscienza dei problemi e come consapevolezza dei diritti di più piccoli. Lo siamo qui in Italia e, inevitabilmente, lo siamo di meno rispetto al mondo, magari meno pronti a sostenere le ong che di questo si occupano.

Conforta, in questo contesto, vedere l’impegno che un’organizzazione storica, come Telefono Azzurro, una di quelle che c’era negli anni dell’Italia più consapevole e avvertita, essendo nata nel 1988, e che anzi la nostra coscienza pubblica dell’infanzia ha contribuito a costruirla.

Telefono Azzurro ci ricorda un altro fiume dove noi teniamo a bagno i figli

Telefono Azzurro si appresta a celebrare, come fa da anni, il Safer Internet Day, iniziativa lanciata dalla Commissione europea nel 2004. Lo farà alla sua maniera, con due giornate, a Milano e a Roma, di confronto fra studiosi, società civile, istituzioni e politica, nella consapevolezza che i bambini e gli adolescenti hanno diritto a un mondo digitale sicuro, che li aiuti a sviluppare competenze e che invece non nasconda insidie manipolatorie, cyberbullismo e dipendenze. A breve, ve ne daremo il programma, visto che il 10 sarò nella Capitale a moderarne i lavori.

Appuntamenti e riflessioni importanti, necessario richiamo alla consapevolezza di tutti. Oggi infatti il fiume di immagini, di suoni di messaggi in cui anche noi portiamo a bagno i nostri figli non è meno inquinato di quello in cui saltellavano l’altro ieri i bimbi di New Delhi. La velleitaria scorciatoia di vietare loro i bagni, ultima moda progressiva e progressista, non li salverà.

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