Idee Scuola

In classe con l’intelligenza artificiale: una sfida sociale, non solo tecnologica

L’apprendimento oggi avviene in un contesto che non è soltanto fisico o virtuale, ma “firtuale”, uno spazio in cui le due dimensioni si rafforzano reciprocamente. Per la Fondazione Mondo Digitale, l’alleanza tra docenti, studenti, famiglie, imprese tecnologiche, università e istituzioni può generare soluzioni utili, etiche e sostenibili

di Alfonso Molina

L’ingresso dell’intelligenza artificiale nella scuola segna una svolta epocale. Non siamo di fronte a un semplice strumento da integrare, ma a una trasformazione che tocca la natura stessa dell’educazione: il modo in cui si apprende, si insegna, si costruiscono comunità e si coltivano relazioni.
La sfida non è solo tecnica, ma culturale e sociale. Riguarda la capacità delle istituzioni scolastiche di restare fedeli alla loro missione educativa in un contesto che cambia, mettendo sempre al centro la persona, la dignità e il bene comune.

Le nuove linee guida del Ministero dell’Istruzione e del Merito (agosto 2025) hanno fissato principi importanti – centralità della persona, equità, sostenibilità, tutela dei diritti – ma rischiano di restare documenti troppo astratti se non incontrano la realtà quotidiana di docenti e studenti. È nelle comunità scolastiche che l’intelligenza artificiale trova il suo terreno vivo. Per questo parlo di una “scuola del noi”, fatta di docenti che non agiscono isolati ma come parte di comunità professionali e di pratica. È in questo tessuto che la tecnologia può diventare leva di trasformazione culturale, didattica e sociale.

Un ecosistema vivo

La Fondazione Mondo Digitale ha lanciato la comunità dei “Docenti della scuola del noi” già in tempo di pandemia per offrire agli insegnanti uno spazio open source di confronto, co-progettazione e condivisione di pratiche didattiche inclusive e trasformative. Negli ultimi tre anni, questa comunità ha
prodotto decine di percorsi sperimentati, pubblicazioni editoriali e webinar, dimostrando che l’innovazione non cala dall’alto ma si costruisce dal basso, grazie alla collaborazione e alla creatività dei docenti.

Palestre d’innovazione con Fondazione Mondo Digitale.

Non siamo soli in questo percorso. L’esperienza di Shanghai, dove una gigantesca comunità open source di docenti è diventata il motore della crescita educativa e del successo nei test Pisa, mostra che il valore di una scuola si fonda sulla capacità di attivare reti professionali che condividono e si arricchiscono reciprocamente. È questa la sfida che vogliamo rilanciare in Italia: fare della scuola del noi un ecosistema vivo, dove ogni docente diventa attore di cambiamento e la comunità educante si rafforza come soggetto collettivo.

È nelle comunità scolastiche che l’intelligenza artificiale trova il suo terreno vivo. Per questo parlo di una “scuola del noi”, fatta di docenti che non agiscono isolati ma come parte di comunità professionali e di pratica

Alfonso Molina, direttore scientifico Fondazione Mondo Digitale

Ambienti “firtuali” e apprendimento continuo

Oggi viviamo in una condizione che non è semplicemente fisica o virtuale, ma firtuale: un intreccio continuo di esperienze e relazioni che avvengono nello spazio fisico e nello spazio virtuale insieme, senza fusione né confusione. Il termine “firtuale”, nato nell’esperienza educativa e sociale della Fondazione Mondo Digitale, non descrive soltanto una situazione di fatto, ma anche una prospettiva strategica per progettare ambienti educativi e processi di innovazione sociale integrati fisico-virtuali.

A differenza di phygital (che richiama il marketing dell’esperienza fisico-digitale) e di onlife (Floridi, che descrive la dissolvenza dei confini tra offline e online), firtuale indica anche la costruzione intenzionale di spazi e pratiche in cui la dimensione fisica e quella virtuale si rafforzano reciprocamente, ciascuna con le proprie caratteristiche, senza che una sostituisca l’altra. Un ambiente di apprendimento firtuale è quindi un contesto in cui le attività online ampliano e potenziano l’esperienza in presenza, arricchendo le relazioni umane e comunitarie.

L’intelligenza artificiale può arricchire enormemente gli ambienti firtuali con strumenti adattivi che personalizzano percorsi di apprendimento in tempo reale, tutor virtuali che affiancano lo studente, simulazioni e realtà aumentata che permettono di esplorare scenari complessi, piattaforme collaborative che estendono il concetto di classe a comunità di pratica globali. Ma il valore di questi strumenti non si misura nella loro spettacolarità tecnologica, bensì nella capacità di radicarsi in un progetto educativo e sociale. Se lasciati alle sole logiche di mercato, rischiano di produrre ambienti frammentati, commercializzati, orientati più al consumo che all’apprendimento. Gli ambienti firtuali sono spazi di apprendimento continuo, aperti e inclusivi, in cui studenti, docenti, famiglie e comunità possono co-progettare esperienze.

Come valutare l’impatto

Ogni innovazione educativa è anche innovazione sociale, perché coinvolge persone, relazioni e comunità che lavorano per il bene comune. La tecnologia, in questo processo, non è mai neutrale: assume un ruolo sociale, che può amplificare disuguaglianze oppure rafforzare inclusione e partecipazione. Per questo la trasformazione educativa richiede la costruzione di “costituenti sociotecniche”: comunità allargate in cui attori diversi (docenti, studenti, famiglie, dirigenti, comunità locali, imprese tecnologiche, università, istituzioni) collaborano insieme.

Ogni scuola ha bisogno di esperti interni alla trasformazione, capaci di accompagnare i colleghi in modo continuativo e sistemico.

Per la Fondazione Mondo Digitale queste alleanze non sono semplici partnership, ma veri e propri ecosistemi di valore, in cui ciascun attore contribuisce con risorse, competenze e visioni. Per misurare l’efficacia di questi processi è utile applicare metodologie di valutazione di impatto. Per questo abbiamo sviluppato RTE4SI, Real Time Evaluation for Social Innovation, un approccio che consente di monitorare risorse, attività, risultati e cambiamenti lungo il percorso. Applicato al contesto scolastico, permette di valutare come l’innovazione influisca sull’inclusione, sul rafforzamento delle comunità educanti e sulla trasformazione dei modelli organizzativi.

Il ruolo dei docenti: l’animatore digitale non basta

Ogni transizione tecnologica nella scuola – dalla calcolatrice al registro elettronico, dalla Lim alle piattaforme digitali – ha sempre rimesso in discussione il ruolo degli insegnanti. Con l’intelligenza artificiale questo passaggio è ancora più radicale, perché il docente non è chiamato a “controllare” lo strumento, ma a insegnare a usarlo con consapevolezza, distinguendo fonti attendibili da output automatici, stimolando creatività e pensiero critico. Perché questo cambiamento sia possibile, occorrono condizioni di sistema: spazi, tempi, risorse e comunità di pratica che consentano agli insegnanti di ripensare il proprio lavoro e di aggiornarsi continuamente.

Non basta la figura dell’“animatore digitale”, preziosa ma spesso isolata. Ogni scuola ha bisogno di esperti interni alla trasformazione, con competenze pedagogiche, digitali e organizzative, capaci di accompagnare i colleghi in modo continuativo e sistemico. La lezione che emerge a livello internazionale è chiara: dove i docenti sono messi nelle condizioni di formarsi, collaborare e sperimentare in comunità professionali solide, i sistemi scolastici riescono a compiere veri salti di qualità. Lo stesso vale per l’Italia: la scuola del noi si costruisce solo se i docenti diventano veri innovatori.

La voce della scuola ai tavoli dell’innovazione

Ogni volta che si parla di intelligenza artificiale a scuola, emerge una paura diffusa: quella di consegnare l’educazione – e con essa il futuro delle nuove generazioni – al superpotere incontrollato delle grandi corporation tecnologiche. È un timore reale, perché la concentrazione di risorse e capacità nelle mani di
pochi attori globali rischia di condizionare le scelte educative ben oltre i confini della scuola. La risposta non può essere il rifiuto pregiudiziale né la dipendenza passiva, ma la costruzione di una governance ibrida.

Con l’intelligenza artificiale il docente non è chiamato a “controllare” lo strumento, ma a insegnare a usarlo con consapevolezza.

Significa che comunità educanti, istituzioni pubbliche, società civile, università e imprese devono lavorare insieme, con ruoli chiari e visione condivisa. In questa prospettiva Fondazione Mondo Digitale ha scelto di collaborare con partner globali (Google, Microsoft ecc.) non per subire tecnologie preconfezionate, ma per portare la voce della scuola e dei docenti ai tavoli dell’innovazione, contribuendo a modellare soluzioni utili, etiche e sostenibili.

Alfonso Molina è personal chair in Technology Strategy all’Università di Edimburgo e direttore scientifico della Fondazione Mondo Digitale

Le fotografie sono di Fondazione Mondo Digitale

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