Idee Governo & Terzo settore
Iva, il valore di una proroga
Il rinvio al 2036 dell’esclusione Iva sulle attività rivolte ai soci delle associazioni è un grande risultato. Così come l'aumento del tetto a seguito della campagna lanciata da VITA sul 5 per mille. E ancora: la mobilitazione internazionale la Palestina. Tre casi che ci dicono della forza del non profit nel creare "opinione pubblica". Una forza, che noi stessi sottovalutiamo. L'intervento del responsabile nazionale Terzo settore delle Acli
La notizia della proroga al 1 gennaio del 2036 dell’esclusione Iva sulle attività rivolte ai soci delle associazioni è un grande risultato – non il solo nel decreto legislativo – sia per il merito, ma anche, per così dire, per come ci si è arrivati in quattro anni, grazie al lavoro che abbiamo fatto insieme al Forum del Terzo settore, ad Arci e ad altre associazioni.
Nel merito, lo è perché salva migliaia di associazioni del Terzo settore da oneri che in ogni caso ne avrebbero pregiudicato l’operato e ne avrebbero snaturato la stessa fisionomia e limitato la libertà che, di fatto, si basa innanzitutto sull’autofinanziamento, sul condividere, sul concorso dei propri soci. Come abbiamo dichiarato anche con la campagna “No Vendita, No Iva”, è non solo assurdo, ma offensivo considerare vendita la condivisione delle spese (con tutto il rispetto per il valore di tanti servizi che sono “vendita”). L’abbiamo detto in tutti i modi: oratori, circoli, gruppi scout, centri di quartiere, centri giovanili o per anziani, gruppi teatrali e quant’altro ancora anima le nostre comunità con l’aiuto reciproco tra persone, specie a favore di chi vive condizioni maggiormente vulnerabili, sono, di base un’altra cosa. Non si può ridurre tutta la società a mercato. E ciò qualcosa dice anche al percorso europeo sull’Economia Sociale.
A seguito del confronto promosso il 15 aprile come Acli e Arci insieme al Forum e con altre associazioni proprio di fronte alla Camera, va riconosciuto ai parlamentari – presenti quasi tutti i gruppi – di aver sostenuto le nostre proposte e al Governo di essersi attivato nel dialogo con l’Europa (la fine dell’esclusione era dettata proprio dalla Ue) sposando la specificità dell’associazionismo del Terzo settore, un tassello fondamentale per giungere a una soluzione definitiva anche tra 10 anni.
Vale la pena, forse, dirsi come ci si è arrivati. Sono stati anni tutti in salita, con vento contrario, da più parti. Ha pagato la competenza e la tenacia, il non lasciarsi trattare come un mondo di ingenui e di illusi che non sa che conta anche tanto la politica, inclusa la competenza tecnica. Se guardiamo anche ad altri risultati come quelli della campagna lanciata da VITA per togliere il tetto al 5 per mille, o come quelli in parte ottenuti dall’indignazione civile internazionale contro il governo israeliano e l’eterna logica della spirale vigliacca guerra-terrore (e del genocidio o come volete chiamare una strage che ricorda per numeri l’atomica su Nagasaki), viene da farsi una domanda fondamentale.
Presi dal “fare”, che è il nostro tratto essenziale e imprescindibile, non è che stiamo troppo con la testa china sul gestire attività e così facendo stiamo sottovalutando la nostra forza di Terzo settore per creare opinione pubblica su obiettivi precisi ed essere quindi maggiormente considerati e determinanti nelle agende che contano?
La vera ricchezza delle nazioni sono e saranno sempre più le persone, più del petrolio, e non solo per l’esplosione della crisi demografica e delle diseguaglianze. Senza scadere in retorica, possiamo essere più incisivi nelle agende che contano, mettendo in primo piano le persone, le famiglie, le comunità, il “sociale” come chiave dello sviluppo, dell’economia, della sicurezza internazionale, di un pianeta ospitale per ogni persona e per sempre.
Quando ci diamo tempo e determinazione insieme possiamo anche scoprire di riuscirci.
Foto in apertura: manifestazione con l’Iva al non profit a Roma nella scorsa primavera (credit Acli)
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