Idee Modelli di sviluppo
La finanza che serve all’economia sociale
«Ora che c’è il Piano nazionale servono investimenti importanti e diffusi. Cruciale il ruolo della finanza a impatto». L'intervento del presidente di Federsolidarietà, la federazione delle cooperative sociali di Confcooperative che ogni mese tiene una rubrica su VITA magazine
Dopo un lungo e tormentato percorso anche l’Italia è pronta a tagliare il nastro per l’inaugurazione del proprio Action Plan, accogliendo la raccomandazione europea di qualche tempo fa. L’economia sociale, il cui Piano nazionale è stato presentato le scorse settimane dal Governo, si appresta a entrare a pieno titolo nel panorama normativo, qualificandosi come pilastro economico del Paese, completamente inserita nel contesto europeo.
La soddisfazione degli addetti ai lavori è più che legittima, si apre un nuovo capitolo che vorrebbe raccontare una nuova modalità di interpretare lo sviluppo della società: un’economia più equa, capace di redistribuire ricchezza con maggiore equilibrio, garantendo quell’inclusività necessaria per arrestare e ridurre l’impietoso scivolamento verso le diseguaglianze.
Tuttavia dobbiamo essere lucidamente consapevoli che siamo ad un punto di partenza e le ambiziose prospettive sono tutte da realizzare.
Innanzitutto il primo obiettivo sarà quello di non cadere nella trappola di un vizio tipicamente italico, ossia nell’atterrare il dibattito focalizzando l’attenzione esclusivamente alle lacune che il Piano inevitabilmente presenta. Certo, forse sarebbe stato meglio non impostare la discussione preliminarmente sulla definizione del perimetro dell’economia sociale. La letteratura economica ci insegna che garantire campi aperti è ingrediente essenziale per generare innovazione e attivare processi di cambiamento radicali. Il contesto italiano ha dovuto, però, tener conto di una realtà decisamente diversa dagli altri Paesi europei, caratterizzata da un importante e storico movimento economico mutualistico, oltre che da un Terzo settore che rappresenta un unicum. Fenomeni generati dal basso, che non solo garantiscono importante forza economica, ma anche in grado di produrre partecipazione democratica, inclusività e coesione sociale. Un tassello irrinunciabile, al quale dobbiamo avere l’ambizione di vederne aggiungere degli atri che proprio con l’avvento dell’economia sociale dovrebbero essere il frutto di nuovi flussi nel mondo economico.
Altro pericolo da sventare sarà quello di legare lo sviluppo del Piano esclusivamente ad incentivi fiscali. Un tale indirizzo si rivelerebbe, con molte probabilità, come una sorte di avvelenamento di qualsiasi aspirazione positiva. Oggi l’economia sociale ha bisogno assolutamente di uno slancio lungo, originato da una grande afflato intenzionale e da visioni fortemente condivise, capaci di allontanare qualsiasi deriva di opportunismo, che finirebbe per inquinare irrimediabilmente l’intero ecosistema.

Dove puntare l’obiettivo fin da ora?
Una prima via da seguire è certamente quella di sviluppare la cultura dell’impatto come autentico paradigma di cambiamento ed elemento di caratterizzazione dell’economia sociale. Una seconda via immediatamente successiva è quella di dare un deciso impulso alla finanza di impatto. L’ecosistema dell’economia sociale, per attecchire davvero, necessiterà forzatamente di investimenti importanti e diffusi. I famigerati capitali pazienti dovranno scendere in campo e bisognerà attivare ogni sforzo per stimolare le capacità attrattive. Basti pensare solo a come muterebbe il rapporto con la Pubblica amministrazione se si avviasse una reale collaborazione con la finanza d’impatto per il disegno di nuove infrastrutture sociali, ad oggi un’autentica chimera per la scarsità di risorse pubbliche.
Sfide molto interessanti che poterebbero risvegliare speranza e desiderio, soprattutto per le nuove generazioni di giocarsi il futuro all’interno di realtà dell’economia sociale.
Foto in apertura: Stefano Granata (foto: ufficio stampa Social Impact Agenda per l’Italia)
Il presidente di Federsolidarietà/Confcooperative Stefano Granata tiene ogni mese una rubrica su VITA magazine. In via eccezione questo mese pubblichiamo il testo aperto anche ai non abbonati.
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