Idee Board of Peace e dintorni
Modello “pay-to-play”: così funziona il tecno-feudalesimo del mondo di Trump
Cittadini ridotti a consumatori e svuotamento dello Stato. Come opporsi a questa deriva? Civicus, alleanza globale di organizzazioni della società civile e di attivisti impegnati a rafforzare l'azione dei cittadini, indica la strada della "Pace dei Popoli"
L’architettura globale, pazientemente costruita sulle ceneri del secondo conflitto mondiale e fondata sull’ideale della sovranità popolare e dell’uguaglianza formale degli Stati, si trova oggi in una fase di rapido e profondo disfacimento. Come avvertito dallo stesso segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, l’Onu è a «rischio collasso», vittima di un mondo frammentato in cui i canali della diplomazia classica si dimostrano sempre più inceppati.
Invece di evolvere verso un mondo post-statale e senza confini, il sistema internazionale sta sprofondando nel trionfo sistemico del personalismo. L’inaugurazione del “Board for Peace” (BoP) da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, avvenuta al World Economic Forum di Davos nel gennaio 2026, rappresenta l’apoteosi di questa trasformazione. L’umanità sta passando dalla faticosa costruzione di strutture fondate sul costituzionalismo, all’inseguimento di personalismi oligarchici dove gli interessi privati superano apertamente i vincoli del diritto internazionale.
L’architettura del “Board of Peace”: la governance a pagamento
Inizialmente concepito come un meccanismo temporaneo per il piano di pace per Gaza, il BoP si è unilateralmente trasformato in un’organizzazione permanente. L’analisi del suo statuto fondativo rivela una struttura che si discosta radicalmente dai canoni del multilateralismo moderno.
Il documento conferisce un’autorità straordinaria a un singolo individuo: Donald Trump è nominato Presidente a vita con diritto di veto assoluto sulle decisioni e la capacità inappellabile di designare il proprio successore. L’organizzazione, popolata nei suoi vertici da figure legate alla sfera immobiliare e affaristica (da Jared Kushner a Tony Blair), istituzionalizza a livello globale il modello pay-to-play: piuttosto che un organo neutrale, il BoP appare come un paradosso istituzionale: la pace globale viene affidata alla gestione fiduciaria di potenze attivamente coinvolte in guerre o repressioni autoritarie.
Il Laboratorio Gaza: la ricostruzione come estrazione di valore
Per comprendere questa virata verso un paradigma in cui gli Stati operano come holding alla ricerca di profitto, è indispensabile analizzare il primo banco di prova del Board: la Striscia di Gaza. Sotto l’egida del BoP è stata ideata la Gaza International Transitional Authority (Gita), concepita per scavalcare le strutture di autogoverno palestinesi imponendo un’autorità internazionale dotata di poteri esecutivi assoluti.
Il progetto di ricostruzione (denominato “Great Trust”) piega un territorio devastato agli interessi diretti delle corporazioni tecnologiche mondiali. La ricostruzione non è pensata in termini di guarigione collettiva o restituzione dei diritti civili, ma come un’opportunità immobiliare. Il piano documentato prevede la creazione di “città intelligenti” guidate dall’Intelligenza artificiale, supportate da infrastrutture digitali fornite da colossi vicini al Board.
L’amministrazione civile, basata su registri blockchain e Id biometrici, sfrutta le medesime tecnologie impiegate in campagne militari per la sorveglianza. Si assiste alla trasformazione della gestione civile in una continuazione del controllo attraverso mezzi digitali, gestita da enti esenti da responsabilità democratica.
Dal cittadino al consumatore: l’era del tecno-feudalesimo
L’iniziativa del Board for Peace riecheggia prepotentemente il modello di governance globale della prima età moderna, dominato dalle Compagnie delle Indie. Oggi, nell’era che gli studiosi definiscono di “tecno-feudalesimo”, corporazioni tecnologiche e fondi di private equity vengono elevati al rango di decisori geopolitici diretti. Il diritto internazionale viene piegato alle esigenze dell’estrazione di valore e del controllo algoritmico.
Come teorizzato dalla filosofa Wendy Brown, stiamo assistendo allo smantellamento del demos. L’impatto sulla cittadinanza è devastante:
- Il cittadino scompare: la figura del cittadino attivo, inventore del linguaggio comune del “noi”, diviene un mero consumatore mosso dalla retorica divisiva del “me”.
- Lo Stato si svuota: lo Stato muta la sua ragion d’essere; non è più garante dell’equità, ma mero facilitatore dell’economia e dell’estrazione di valore corporativo.
L’arroganza oligarchica del BoP si palesa nell’esclusione programmatica e totale dell’Africa subsahariana, epicentro del peacebuilding globale, a cui si contrappone il netto rifiuto di adesione da parte delle vere potenze emergenti del Sud Globale (come Brasile, India e Sudafrica).
Ma di fronte a questo stravolgimento, dove trovano posto le persone più fragili della nostra società?
Nel sistema del pay-to-play, i diritti umani universali cessano di esistere come imperativi morali e legali, riducendosi a esternalità negative. La protezione dei più deboli (profughi, minoranze, civili sotto i bombardamenti) viene formalmente subordinata al concetto di Return on Investment. Le popolazioni vulnerabili, che per definizione non hanno accesso al capitale per sedere al tavolo negoziale, vengono strutturalmente escluse. Senza il baluardo del diritto internazionale, la loro marginalizzazione diventa legalizzata e istituzionale.
Prospettive di resistenza: riappropriarsi della “Pace dei Popoli”
Il ruolo della politica oggi non può esaurirsi nella sterile constatazione della sua agonia. Proprio in risposta a tale svuotamento, emergono con urgenza forme di resistenza.
Organizzazioni della società civile e alleanze come Civicus (alleanza globale di organizzazioni della società civile e di attivisti impegnati a rafforzare l’azione dei cittadini) stanno già sollecitando apertamente gli Stati democratici a respingere queste strutture irresponsabili. La spinta vitale per la sopravvivenza del diritto deve emergere dalla “diplomazia dal basso”. Questo ecosistema di peacemakers privati, reti civiche e ong persegue un ideale di Peoples Peace (Pace dei Popoli): una risoluzione dei conflitti che sia genuinamente partecipativa, radicata nei reali bisogni di giustizia delle comunità colpite, anziché calata dall’alto sotto forma di appalti infrastrutturali privi di anima.
Arrendersi tacitamente alla prospettiva di Davos significherebbe accettare l’abbandono della civiltà del diritto. Sostenere la resistenza dal basso e ricostruire un autentico spazio multilaterale sono necessità esistenziali urgenti, passaggi obbligati per garantire che il futuro dell’umanità non sia gestito come il bilancio trimestrale di una holding in cerca di rendimento, ma come una fragile comunità di destino solidale.
Foto La Presse: Donald Trump parla a Corpus Christi in Texas
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