Idee Politica

Ritorno alla leva? No, è tempo di un ministero per la Pace

«Germania, Francia e ora anche Italia parlano sempre più spesso della possibilità di tornare ad una leva volontaria. Ma se si vuole veramente la Pace, quello che serve agli Stato è un ministero per la Pace. L'Unione europea dovrebbe creare un “Dipartimento per la pace e la riconciliazione”, con un commissario ad hoc. E l'Onu dovrebbe nominare un relatore speciale per attuare il diritto alla pace. Per costruire una pace stabile infatti è necessario avere istituzioni pensate esplicitamente con questo scopo: se volgiamo la pace, allora pianifichiamola». L'intervento del presidente nazionale delle Acli

di Emiliano Manfredonia

manifestazione pace

«Dobbiamo essere pronti alla guerra!». È quello che ci sentiamo ripetere dai grandi leader europei. Insieme alla folle spesa al riarmo, viene sempre più proposta da vari paesi europei – Germania, Francia e ora anche Italia – la possibilità di tornare ad una leva, se non obbligatoria volontaria. In Italia poi la Legge di Bilancio 2026 prevede un budget per la difesa di poco superiore ai 31 miliardi di euro, in aumento di oltre due miliardi rispetto al 2024, per effetti della finanziaria precedente. Il ministero della Difesa, oltre ad ottenere 15 miliardi di prestiti Safe (da restituire in comode rate per i prossimi 45 anni) è l’unico a non subire tagli, tra tutti i dicasteri. In nessun altro ambito si osserva un concentramento di risorse come in quello militare. Non è tollerabile che qualcuno dica che le risorse non ci sono per le famiglie, per la natalità, per la tutela della salute, per la scuola e per tutti i servizi che possono far crescere il nostro Paese in economia e solidarietà.

Trump ha cambiato nome al ministero della Difesa, ribattezzandolo ministero della Guerra. Noi vogliamo essere più ambiziosi e insistere sulla proposta di istituire un ministero per la Pace. Sembra quasi una battuta di pessimo gusto. Nel libro 1984 di George Orwell, il ministero della Pace si occupa della guerra, così come il ministero dell’Amore si occupa della repressione e delle torture e quello della Prosperità di amministrare la miseria: in quello scenario distopico il vocabolario, la lingua servono a mentire.  Uno scenario che sembra troppo simile alla realtà. 

Tuttavia, la proposta del ministero della Pace non si ferma alla dimensione lessicale, ma guarda alla sostanza. Per costruire una pace stabile, infatti, è necessario, in primo luogo, che esistano istituzioni pensate esplicitamente con questo scopo: l’idea di un ministero per la Pace è del tutto realistica, perché, se è vero che vi è il dovere costituzionale di ogni cittadino di difendere la Patria, è altrettanto vero che questo lo si può fare in molte forme.

Per costruire una pace stabile, infatti, è necessario, in primo luogo, che esistano istituzioni pensate esplicitamente con questo scopo: l’idea di un ministero per la Pace è del tutto realistica

Alcune attività possibili del ministero riguardano la possibilità di portare al centro dell’indirizzo di governo la questione della pace in modo non episodico, coordinando le iniziative già esistenti, ma sin qui slegate fra di loro come la cooperazione internazionale (magari onorando l’impegno di portare tale spesa allo 0,7 del Pil), il dialogo multilaterale e la promozione dei diritti umani.

C’è l’importante compito di diffondere la cultura della pace e fungere di supporto alla cosiddetta “diplomazia ibrida” per favorire l’azione sinergica per la pace delle istituzioni e delle forze della società civile. Occorre valorizzare le scuole di ogni ordine e grado e le università per inserire nei programmi la cultura della pace, rilanciare pratiche di mediazione anche nei conflitti quotidiani che si rivolgono alla giustizia, valorizzare il servizio civile universale per renderlo veramente esperienza che cambia la vita e doni consapevolezza di un impegno per la società, dare nuovo significato ai coordinamenti territoriali degli enti locali per la Pace. Occorre rafforzare leggi per fare luce su quanto si muove nel mondo della finanza che sostiene l’industria e il commercio delle armi.

È necessario che l’Unione Europea non solo approvi una Raccomandazione per gli Stati membri per istituire al loro interno ministeri della Pace, ma anche che preveda all’interno della propria struttura un “Dipartimento per la pace e la riconciliazione” affidandone la direzione ad un Commissario ad hoc

Rilancio: è necessario che anche l’Unione Europea non solo approvi una Raccomandazione per gli Stati membri per istituire al loro interno ministeri della Pace, ma anche che preveda all’interno della propria struttura un “Dipartimento per la pace e la riconciliazione” affidandone la direzione ad un Commissario ad hoc. Presso le Nazioni Unite, inoltre, va sostenuta la nomina di un “relatore speciale” con il mandato di monitorare l’attuazione del “diritto alla pace”.

Se si vuole veramente la Pace, allora pianifichiamola. Ci sarà qualcuno disposto a raccogliere questa idea?

In apertura, la manifestazione nazionale contro il riarmo dell’Unione Europea del 21 giugno 2025, foto di Stefano Carofei/Sintesi 

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