Idee Diritti

Un tutore per ogni minore: la sicurezza passa dalla cura

I minori stranieri non accompagnati - Msna non sono un problema da contenere. Sono soprattutto persone che stanno crescendo e titolari di diritti. A fronte di una deriva securitaria, chi si occupa di loro sottolinea l'importanza di una relazione continuativa. Invertire la narrazione è possibile. La riflessione della vicepresidente dell'associazione "Insieme nel viaggio" e membro del consiglio direttivo nazionale di Tutori in Rete

di Rossella Guiot

Nel dibattito pubblico sulla sicurezza, i minori stranieri non accompagnati tornano ciclicamente al centro della cronaca come problema da contenere. Provvedimenti annunciati, strette emergenziali, richiami ai rimpatri e alla devianza rischiano però di oscurare una dimensione fondamentale: i minori non accompagnati sono prima di tutto persone in crescita, titolari di diritti, non categorie astratte su cui esercitare misure simboliche. 

L’esperienza dei tutori volontari

L’esperienza quotidiana dei tutori volontari racconta un’altra storia. Racconta che l’accompagnamento funziona, che la relazione educativa e la presenza di un adulto di riferimento riducono le fragilità, prevengono derive e costruiscono percorsi di autonomia reale. È una pratica prevista dalla Legge 47/2017, ma che oggi soffre di applicazioni disomogenee, carenze di nomine e risorse insufficienti. 

«La tutela volontaria non è un gesto formale, è una relazione continuativa che accompagna i ragazzi nei passaggi più delicati della loro vita», sottolinea Paola Scafidi, presidente di Tutori in Rete. «Quando questa relazione viene interrotta bruscamente, per esempio al compimento della maggiore età, senza strumenti come il prosieguo amministrativo, si espongono i giovani a nuove fragilità e si indebolisce l’intero sistema di protezione». 

La semplificazione che non aiuta

Negli ultimi mesi, il clima politico sembra invece orientato a una lettura semplificata: separare, escludere, contenere. Una narrazione che rischia di spostare l’attenzione dalle vere leve di governo del fenomeno: programmazione, formazione, continuità educativa, responsabilità condivisa tra istituzioni e società civile. In questo quadro, il prosieguo amministrativo rappresenta uno strumento essenziale per garantire continuità ai percorsi avviati, sostenere l’autonomia dei neomaggiorenni e prevenire situazioni di marginalità che nessuna misura repressiva è in grado di risolvere. 

La rete nazionale Tutori in Rete, che riunisce associazioni e gruppi informali attivi in tutta Italia, lavora proprio in questa direzione. Lo ha ribadito con forza durante l’Assemblea nazionale tenutasi a Messina nell’ottobre scorso: rafforzare la tutela volontaria significa investire in competenze, costruire alleanze territoriali, garantire che a ogni minore corrisponda un tutore formato e realmente nominato, e che il passaggio alla maggiore età non coincida con un vuoto di protezione. 

Non si tratta di opporre accoglienza e sicurezza, ma di riconoscere che la sicurezza nasce dalla cura, non dall’abbandono. Dove il sistema accompagna, i ragazzi trovano orientamento; dove il sistema arretra, aumentano marginalità e conflitto. È una lezione che arriva dal lavoro sul campo, prima ancora che dalle analisi.

Non per buonismo, ma per responsabilità pubblica

Invertire la narrazione è possibile. Significa smettere di chiedere soluzioni rapide e iniziare a sostenere quelle che funzionano: tutori formati, servizi adeguati, prosieguo amministrativo garantito, reti territoriali solide. Non per buonismo, ma per responsabilità pubblica. Perché, alla fine, non sono i numeri a pagare il prezzo delle scelte miopi, ma le vite.

Rossella Guiot è membro del consiglio direttivo di Tutori in Rete, la Rete nazionale delle associazioni e dei gruppi informali di tutori volontari per minori stranieri non accompagnati – Msna

In apertura photo by Micah & Sammie Chaffin on Unsplash

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