Idee Le sfide dell'educare

Volontariato degli adolescenti: non fa bene (solo) a loro, fa bene alla società

Lame, sicurezza, controlli: gli adolescenti sono spesso descritti attraverso le categorie del rischio e della fragilità, della paura e della violenza. Ma tra loro cresce anche il volontariato. Proprio questa esperienza ci invita a cambiare sguardo: non soltanto giovani da proteggere, ma energie da valorizzare.

di Vanna Iori

giovani volontari di Retake Milano

Quante volte abbiamo sentito dire, o abbiamo pensato noi stessi, che l’adolescenza è un’età difficile? Una stagione sospesa tra fragilità e potenza, tra identità ancora in costruzione e futuro da immaginare. È l’età delle domande radicali: dove vado, che posto occupo nel mondo? Che sarà di me domani?

Proprio dentro questo tempo così delicato e insieme così fecondo si sta aprendo, e molte ricerche lo attestano, una possibilità educativa nuova e di grande valore: l’esperienza del volontariato. Non come semplice attività extracurricolare, né come ornamento del curriculum, ma come occasione concreta di crescita umana.

Benefici individuali

La ricerca scientifica, negli ultimi anni, ha offerto dati sorprendenti. Non si tratta soltanto di un’intuizione pedagogica: fare del bene agli altri produce benefici misurabili anche sul piano fisico. Uno studio pubblicato su JAMA Pediatrics ha mostrato che i ragazzi coinvolti in attività di volontariato strutturate presentavano, a distanza di mesi, indicatori di migliore salute cardiometabolica rispetto ai coetanei che non vi avevano partecipato. Non è un dettaglio marginale: il corpo risponde all’esperienza relazionale, e l’impegno solidale sembra incidere persino su parametri biologici legati allo stress.

I ragazzi coinvolti in attività di volontariato strutturate presentano indicatori di migliore salute cardiometabolica rispetto ai coetanei: il corpo risponde all’esperienza relazionale e l’impegno solidale sembra incidere persino su parametri biologici legati allo stress

Anche sul versante della salute mentale e sul benessere emotivo i risultati sono significativi. Ampie indagini su popolazioni giovanili hanno evidenziato che gli adolescenti che svolgono volontariato riferiscono più frequentemente uno stato di vivacità generale elevato e livelli inferiori di ansia. Il motivo non è misterioso: l’esperienza dell’aiuto sposta il baricentro dall’io isolato al noi condiviso. Offre senso, rafforza l’autostima, alimenta la percezione di essere utili. In un tempo storico in cui molti ragazzi sperimentano isolamento, solitudine e smarrimento, sentirsi necessari per qualcuno rappresenta un potente fattore di protezione e percezione di speranza verso il futuro.

Studi longitudinali hanno rilevato che i giovani impegnati in attività di volontariato hanno maggiori probabilità di completare il ciclo di studi e di mantenere, anche in età adulta, un orientamento alla partecipazione civica

Non meno rilevanti sono gli effetti sul percorso educativo. Studi longitudinali hanno rilevato che i giovani impegnati in attività di volontariato hanno maggiori probabilità di completare il ciclo di studi e di mantenere, anche in età adulta, un orientamento alla partecipazione civica. L’impegno solidale diventa così palestra di competenze trasversali: responsabilità, organizzazione, capacità di lavorare in gruppo, gestione dei conflitti. Sono competenze che la scuola fatica talvolta a trasmettere, ma che l’esperienza concreta di empatia relazionale rende vive e interiorizzate.

C’è quindi una dimensione meno misurabile ma altrettanto decisiva: quella della ricerca di senso per conoscere meglio sé stessi e le relazioni con gli altri. Il bisogno di sperimentare che la propria energia, talvolta inquieta e disordinata, può trasformarsi in forza costruttiva, etica della solidarietà, arricchimento emotivo. Il volontariato organizzato da parrocchie, scuole, associazioni, ma anche da scelte individuali, offre luoghi reali in cui questa trasformazione accade. Nella relazione con un anziano solo, nell’affiancamento a un bambino con difficoltà, nella cura di un ambiente degradato, prendendosi cura degli animali, il ragazzo scopre che la sua presenza può fare la differenza. E questa scoperta incide profondamente sulla costruzione dell’identità.

Accompagnare alla libertà

Naturalmente, perché l’esperienza sia autenticamente formativa, è essenziale che non venga vissuta come imposizione. Le ricerche mostrano che i benefici maggiori si registrano quando l’impegno è scelto liberamente e percepito come coerente con i propri interessi e valori. L’educazione non è mai costrizione, ma accompagnamento alla libertà. Anche il volontariato, per essere generativo, deve nascere da una motivazione interiore e non da un obbligo formale.

Fare volontariato significa imparare che si diventa adulti non chiudendosi nel proprio mondo, ma aprendosi a quello degli altri. Ed è questa la lezione più urgente di cui abbiamo bisogno come comunità e come società

In un’epoca in cui gli adolescenti sono spesso descritti attraverso le categorie del rischio e della fragilità, della paura e della violenza, l’esperienza del volontariato ci invita a cambiare sguardo. Non soltanto giovani da proteggere, ma energie da valorizzare. Non solo destinatari di interventi educativi, ma protagonisti attivi di relazioni di cura.

Fare volontariato, in adolescenza, significa allenarsi alla responsabilità e alla solidarietà. Significa scoprire che la felicità non coincide con l’accumulo, ma con la condivisione. Significa, in fondo, imparare che si diventa adulti non chiudendosi nel proprio mondo, ma aprendosi a quello degli altri. Ed è forse questa la lezione più urgente di cui abbiamo bisogno come comunità e come società.

In apertura, volontari di Retake Milano (foto di Carlo Cozzoli – LaPresse)

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