Oltre Sanremo

Il coro “Special Festival”: «Sul palco dell’Ariston abbiamo portato le nostre storie»

Quarantatré elementi del coro “Special Festival” dell’Anffas La Spezia sono stati trai i protagonisti della seconda serata del Festival di Sanremo. La direttrice Alessia Bonati: «Ogni persona su quel palco portava dentro di sé storie fatte di bellezza, di crudezza, di depressione, di bullismo. E la musica è stato quel veicolo meraviglioso che ha aperto un nuovo mondo per loro. Sanremo è stata l’opportunità di dare un palco a chi questi palchi non ce li ha». E alle critiche sui social risponde: «Forse chi scrive non ci conosce»

di Ilaria Dioguardi

«Emozioni infinite, uniche, un turbinio di incontri di anime: una magia. Chi vive quotidianamente con questi ragazzi può capirlo, dietro ogni persona che era su quel palco c’è una storia dietro», dice Alessia Bonati, direttrice di Anffas La Spezia e direttrice regionale Special Olympics Italia Team Liguria. Dopo ore che provo a rintracciarla al telefono, riusciamo a parlare: «Siamo ancora nel frullatore di Sanremo».

Le magliette con la scritta «Sono come te»

Il coro dello “Special Festival” ha portato sul palco Si può dare di più, cantata con Laura Pausini. Dopo la performance sono state scritte tante cose sui social. Alcune sono cattiverie degli immancabili “leoni da tastiera”, altre sono riflessioni e spunti. In primis, sono arrivate le critiche alle magliette con la scritta «Sono come te».


«La disabilità entra a Sanremo come parentesi emotiva»

«Avrebbero potuto invitare un artista con disabilità che la musica la sa fare davvero. Avrebbero potuto portare sul palco qualcuno che non avesse bisogno di essere spiegato, ma semplicemente ascoltato. Invece no. Ancora una volta la disabilità entra a Sanremo come parentesi emotiva», scrive sui social Valentina Tomirotti. Che aggiunge: «E poi la maglietta. “Sono come te”. No. Non sono come te. Non abbiamo le stesse condizioni di partenza. Non abbiamo lo stesso accesso. Non abbiamo lo stesso potere. Dire “sono come te” serve a tranquillizzare chi guarda. La vera inclusione non cancella la differenza. La riconosce. La sostiene. La rende competente».

«Slogan pietistici e sbagliati»

In merito alla scritta sulle magliette Jacopo Melio, sulla sua pagina Facebook, scrive: «Poi magari un giorno Sanremo imparerà anche a ospitare (meglio ancora, a far partecipare) artiste e artisti con disabilità senza chiamarli “speciali” ma soltanto “artisti” e basta, senza magliette vistose con slogan pietistici e pure sbagliati, perché nessuna persona è come le altre e tutte le persone sono invece diverse: quando interiorizzeremo questo concetto avremo fatto inclusione davvero».


Si può dare di più insieme a Laura Pausini

«Forse chi scrive non ci conosce. Sono come te è il titolo del nostro inno. Noi abbiamo una canzone che si chiama così, che ha scritto il direttore artistico Beppe Stanco tanti anni fa, per il nostro primo “Special Festival”. Quelle sono le nostre maglie storiche. Dal palco dell’Ariston avremmo voluto dire a tutto il popolo italiano che quella era la nostra canzone, ma Carlo Conti non ce l’ha fatta cantare, ci ha detto di scegliere una canzone che ha vinto Sanremo. Quale poteva essere più adatta di Si può dare di più? Noi conosciamo le persone con cui lavoriamo. Le abilità canore erano perfette: con “Simi” che fa Enrico Ruggeri, Tommy che fa Gianni Morandi e Giovanni che fa Umberto Tozzi. E hanno avuto l’onore di cantarla con Laura Pausini».

La forza della musica che apre un nuovo mondo

«Le persone prima di scrivere dovrebbero conoscere la nostra storia, cosa c’è dietro questi dieci anni di lavoro con loro, cosa fanno queste persone per prepararsi a “Special Festival”, che è unico nel mondo», continua Bonati. «Sul palco dell’Ariston ieri c’erano 43 persone e ognuna portava dentro di sé storie fatte di bellezza, di crudezza, di depressione, di bullismo. E la musica è stato quel veicolo meraviglioso che ha aperto un nuovo mondo per loro. Chi era chiuso in se stesso, cantando, ha visto quasi la luce», prosegue Bonati.

«Abbiamo dei ragazzi che vivono in strutture psichiatriche, per loro la musica è qualcosa di unico. C’è chi è stato bullizzato in continuazione, “Simi” (Simone Bianchi) lo ha anche detto sul palco: “Voi leoni da tastiera, scrivete adesso, io sono qui con Laura Pausini”. Molti ragazzi, dopo che hanno conosciuto lo “Special Festival” sono cambiati. La mamma di Giovanni, un ragazzo neurodivergente, mi dice che non lo ho ha mai visto così parlare così tanto, continua a fare interviste. Questa è la forza della musica, la forza di quello che lui ha vissuto, che noi abbiamo vissuto insieme. Stare su quel palco è stato travolgente».


Lo “Special Festival” è un progetto organizzato da Anffas e Special Olympics, con il supporto di Rotary, Lions e altri partner pubblici e privati, che coinvolge numerose persone con disabilità intellettiva e relazionale.

L’opportunità di dare un palco a chi questi palchi non ce li ha

«Forse avremmo voluto avere tempo per spiegare meglio chi siamo e cosa facciamo. Ovviamente sul palco il tempo è stato poco, in conferenza stampa non siamo stati invitati», continua Bonati. «Sanremo è stata l’opportunità di dare un palco a chi questi palchi non ce li ha. A chi dice che non sono veri artisti, dico che sono cantanti veri. Giovanni Signorato ha fatto già dei dischi, lui scrive, arrangia, suona la chitarra», racconta Bonati. «Simone Bianchi ha pubblicato delle canzoni con autori del nostro territorio. Per questi ragazzi è stata una rivalsa, un modo di dire: “Cavolo, io sono qui!”. Poi ognuno ha la propria filosofia. Se le persone vorranno informarsi si informeranno e andranno a fondo per capire quello che siamo».

Foto Anffas La Spezia

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