Giornata della Memoria

Il nostro viaggio a Stutthof, doloroso ma necessario: «I ragazzi oggi pensano che l’Olocausto sia un film»

Gli studenti dell'Ics G. Di Vittorio di Palermo hanno raccontato attraverso le foto il loro viaggio nel campo di concentramento di Stutthof, in Polonia. Oggi quelle foto sono diventate una mostra. Milena Marsala, referente alla legalità dell'istituto: «Sono partiti con l'idea che l'Olocausto fosse un film. Per "fare memoria" bisogna uscire dalle pagine dei libri e portare esempi concreti di vita vissuta. Fa male, ma serve».

di Gilda Sciortino

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«Volevamo confrontarci con l’orrore, volevamo cercare le tracce, rispondere a quella domanda che, soprattutto loro, i ragazzi, si e ci ponevano: “Ma è veramente successo tutto quello che ci hanno raccontato i film, tutto quello che abbiamo letto nei libri di storia?”». Con questa voglia di capire, alcuni studenti dell’Ics G. Di Vittorio di Palermo hanno varcato la soglia del campo di concentramento di Stutthof, in Polonia, facendo cadere passo dopo passo quel velo di scetticismo che la distanza temporale dall’Olocausto e la progressiva scomparsa dei testimoni sta facendo crescere.

Un’esperienza di viaggio trasformata in testimonianza viva per Rita, Giulia, Emanuele, Francesco e Giuseppe, i cinque ragazzi di età compresa tra i 13 e 14 anni che l’hanno vissuta, fissata negli scatti esposti ora nella mostra “Il viaggio che diventa memoria, per non dimenticare. Un viaggio nella memoria per custodire il passato e costruire il futuro”.

«Siamo andati in Polonia in occasione di un Erasmus+», racconta Milena Marsala, referente alla legalità e alla dispersione scolastica di un istituto a indirizzo musicale che conta 600 alunni. «Ma non potevamo non cogliere l’occasione di portare i nostri ragazzi a visitare il campo di concentramento di Stutthof, che si trova vicino Danzica, dove eravamo alloggiati. Sono venute con noi anche le loro mamme, è stato un momento molto significativo. All’inizio sembrava tutto surreale, era febbraio e c’era le neve, proprio come nei film. Il campo innevato, la porta della morte, un pugno allo stomaco».

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La mostra delle foto al campo di Stutthof
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Non è stato un film

Stutthof è stato uno dei primi campi che sono stati costruiti fuori dalla Germania e vi sono stati rinchiusi da 110mila a 127mila deportati non solo ebrei. Lo ricordava ai ragazzi la professoressa Marsala: «Lì hanno convissuto almeno 25 nazionalità, infatti di fronte ai forni si trovano 25 diverse bandiere esposte. Un campo dove sono morte almeno 65mila persone. Fuori ci sono state numerosissime altre vittime, che non si contano, spinte nelle acque di quel mar Baltico, le cui temperature, in inverno, non consentono di sopravvivere. Ogni passo una lama nel cuore. Lo vedevamo negli occhi dei nostri ragazzi che non riuscivano a dire nulla. Percepivamo tutti il dramma che hanno vissuto ogni minuto quanti hanno abitato quelle baracche, sperando di farcela, ma ogni giorno in più che passava con la tragica consapevolezza che non avrebbero più goduto della bellezza di un cielo limpido e sereno».

L’orrore di una tragedia epocale vissuto attraverso gli oggetti

Molte delle foto scattate dai ragazzi sono in bianco e nero, ma non è una scelta casuale quella di averne volute alcune a colori. Per esempio, quella del forno crematorio: è a colori perché si veda il verdino delle pareti, creato proprio dal gas.

I fiori freschi poggiati lì davanti commuovono, ma non riescono a lenire quanto accaduto. I ragazzi fermi davanti al cumulo di scarpe, bloccati davanti ai pezzi di carbone con le ossa umane, desiderosi di chiedere di tutto, partendo da quanto la letteratura e i cinema ci ha raccontato. Basta sentire la parole di Emanuele, in occasione della presentazione della mostra: “Allora forse non avevo gli strumenti per comprendere a fondo, ma oggi per me tutto diverso”.

L’importanza di fare memoria anche nei luoghi della vita di tutti i giorni

«Sicuramente noi facciamo memoria finché non avvenga più nulla di tutto questo», conclude la professoressa Marsala, «anche se poi ti guardi attorno e i dubbi ti vengono. Noi siamo allo Sperone, un quartiere difficile di Palermo, periferico da tanti punti di vista. Non sempre hai e puoi dare gli stimoli giusti a ragazzi che vivono situazioni familiari difficili, con genitori in stato di detenzione, a volte sia il papà che la mamma, perché l’ingerenza della droga è molto forte e per loro costituisce la normalità. Grazie anche alla libertà che ci dà la nostra dirigente, la professoressa Angela Marciante, cogliamo sempre l’occasione per portarli fuori, a teatro, a visitare musei, giardini dedicati a vittime delle mafie, ma non solo, incontrare persone che possano ispirarli. In occasione della “Giornata della Memoria” visitiamo il Giardino dei Giusti dove ci sono le mattonelle dedicate a chi ha perso la vita anche nell’Olocausto, andiamo a piazza Marina, nel cuore del centro storico di Palermo, a vedere le pietre d’inciampo. Facciamo memoria del nostro passato in maniera viva. La visita al campo di Stutthof, la mostra e tante altre iniziative si inseriscono in un più ampio percorso educativo, volto a promuovere memoria, tolleranza e pace. Perché il passato può e deve continuare a parlare alle nuove generazioni, ma deve esserci un dialogo interattivo, che aiuti i nostri ragazzi a capire per costruire un futuro veramente libero».

Le foto sono state scattate dai ragazzi dell’Ics G. Di Vittorio di Palermo

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