Ucraina

Il politologo russo in esilio: «Un piano per la pace? Il Cremlino vuole solo la capitolazione di Kiev»

Alexander Morozov è membro del Comitato antiguerra russo, ora si trova in esilio a Praga. Per lui il presunto "piano di Trump" per la pace non è un piano, ma un controverso memorandum di Witcoff, che non piaceva né Kiev né al Cremlino. Dopo le consultazioni a Ginevra è stato elaborato un nuovo documento che tutela la sovranità ucraina e offre garanzie internazionali. «Il piano concordato», dice, «sarà respinto dal Cremlino. La situazione non avanza perché Mosca non punta ai negoziati, ma a una ulteriore conquista dei territori ucraini con mezzi militari»

di Alexander Bayanov

Con la fuga di notizie attorno al cosiddetto “piano di Trump” si è immediatamente scatenata una nuova ondata di discussioni. Tuttavia, come sottolinea il membro del Comitato antiguerra russo, il politologo Alexander Morozov ora in esilio a Praga, parlare di un vero e proprio “piano” è scorretto.

«A rigor di termini, nei media non è trapelato un piano di Trump, ma un documento di lavoro di Witcoff. Non è un piano, ma piuttosto un memorandum che include idee diverse e poco compatibili tra loro», ha detto Morozov, chiarendo la confusione sorta nelle prime ore dopo la pubblicazione.

Ha poi proseguito: «Alcune idee presenti in questo memorandum sono state prese dall’ultimatum del Cremlino, altre rappresentano un tentativo di formulare garanzie per l’Ucraina, altre ancora riguardano i vantaggi dell’accordo per Trump. Il contenuto del memorandum di Witcoff non soddisfaceva né il Cremlino né Kiev e ha suscitato obiezioni da parte di alcuni senatori americani. Alcune idee erano formulate in modo tale da provocare una forte reazione in Europa».

Per questo motivo, spiega Morozov, nel giro di pochi giorni sono iniziate consultazioni riservate a Ginevra con la partecipazione di Andrij Jermak e del Segretario di Stato Usa Marco Rubio. «Il 25 novembre è stato elaborato a Ginevra un documento sostenuto da Kiev, dai leader europei e dagli Stati Uniti. In esso non ci sono più quei punti che permettevano di sostenere che l’Occidente avesse capitolato di fronte al Cremlino costringendo Kiev a fissare una sconfitta nella guerra», ha osservato.

Il nuovo documento tiene conto degli interessi dell’Ucraina?

Commentando il punto cruciale – fino a che punto la versione concordata a Ginevra tiene conto degli interessi ucraini – Morozov ha sottolineato che il documento rappresenta un nuovo equilibrio.

«Nella versione elaborata a Ginevra sono stati presi in considerazione gli interessi dell’Ucraina. Non viene messo in discussione il suo diritto alla sovranità né il diritto di decidere autonomamente le proprie partnership. Vi è inoltre una formulazione più chiara delle garanzie internazionali per l’Ucraina nel caso in cui la Russia violi l’accordo sul cessate il fuoco», ha detto.

Ma è proprio il tema del regolamento territoriale a rimanere il nodo essenziale. Morozov sottolinea che il Cremlino – diversamente da Kiev e dai partner occidentali – non accetta il principio “prima il cessate il fuoco, poi i negoziati”.

Ha spiegato: «Esiste un’intesa generale: prima un accordo sul cessate il fuoco e poi tutti gli altri negoziati. Su questa idea Trump insiste dall’inizio dell’anno, l’Ucraina la sostiene, e anche i leader europei sono d’accordo. Ma il Cremlino non è d’accordo e per tutto l’anno ha cercato di imporre negoziati sull’eliminazione delle cosiddette “cause profonde” della guerra. Di conseguenza, la guerra continua e il processo negoziale è fermo». Di fatto, Mosca continua a considerare il regolamento territoriale non come oggetto di negoziazione, ma come conseguenza della pressione militare.

«È probabile che le consultazioni di Ginevra e la stesura del nuovo documento concordato non facciano passi avanti. Il consigliere di Putin per gli affari internazionali, Ushakov, ha già dichiarato che il Cremlino non è soddisfatto del risultato delle consultazioni ginevrine», ha osservato il politologo. Questo rafforza l’idea che il Cremlino continui a puntare su una soluzione che consolida il fatto dell’occupazione, non il suo superamento.

Come reagirà la Russia a un piano concordato?

Morozov non lascia spazio a illusioni riguardo alla risposta di Mosca:
«Il piano concordato sarà respinto dal Cremlino. La situazione non avanza perché il Cremlino non punta ai negoziati, questo era già chiaro ad Anchorage, ma a una ulteriore conquista dei territori ucraini con mezzi militari», ha detto.

Ha poi aggiunto: «Il Cremlino mira alla capitolazione di Kiev. Trump cerca senza successo di ottenere da Putin un consenso al cessate il fuoco. E il Cremlino ha come obiettivo quello di creare fratture tra Stati Uniti e Unione Europea e di alimentare disaccordi nella coalizione globale di sostegno all’Ucraina».

Secondo Morozov, ciò significa che qualsiasi formula che preveda l’inviolabilità della sovranità ucraina sarà automaticamente respinta dalla Russia. E conclude: «In una tale situazione, i contorni di un possibile accordo per porre fine alla guerra restano completamente avvolti nella nebbia».

La questione territoriale come principale ostacolo alla pace

Analizzando le posizioni delle parti e le valutazioni dirette di Morozov, emerge chiaramente il punto centrale: il regolamento delle regioni ucraine occupate è diventato l’elemento che rende impossibile un rapido avanzamento verso la pace. Kiev e l’Occidente considerano il cessate il fuoco come l’inizio dei negoziati, mentre il Cremlino ritiene la questione territoriale già risolta a suo favore. Questa incompatibilità di fondo trasforma anche il documento concordato da Stati Uniti e Ucraina in un progetto teorico destinato a essere bloccato da Mosca in partenza.

In apertura una foto di Kharkhiv, Ucraina

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