L’arte che cura

Il potere di un film sul grande schermo, anche in ospedale

Portare il cinema nei centri di cura come strumento di supporto al benessere dei pazienti. È l'obiettivo di MediCinema Italia dal 2013: ispirata al modello britannico, ha realizzato sale cinematografiche in strutture come il Policlinico Gemelli di Roma e il Niguarda di Milano, coinvolgendo pazienti, familiari e caregiver. Attraverso film selezionati e progetti per bambini e adulti, il cinema diventa parte del percorso di cura, migliorando la qualità della degenza e umanizzando l’esperienza ospedaliera

di Simonetta Sandri

Ospedale Niguarda di Milano o Policlinico Gemelli di Roma, ore 16, un martedì o giovedì di gennaio. La programmazione ha inizio. Tutti al loro posto, pazienti, amici e caregiver. Chi arriva solo, chi accompagnato. Si accendono i proiettori di MediCinema Italia, organizzazione non profit creata nel 2013.

L’ispirazione viene dall’esperienza di MediCinemaUK, nata dall’intuizione di Christine Hill nel 1996, osservando le infermiere del St. Thomas’Hospital di Londra che trasportavano i pazienti sui loro letti per guardare le barche passare. «Sembrava un cinema con i pazienti che guardavano un film», pensò. Propose quindi di utilizzare il cinema come supporto psicologico per i piccoli pazienti del reparto oncologico pediatrico e fondò MediCinema. Sette anni dopo le venne conferita dall’allora Primo ministro Theresa May l’onorificenza di Membro dell’Ordine dell’Impero britannico per il suo contributo all’intrattenimento ospedaliero e nel 2018 il premio Points of Light, per aver ispirato i volontari. Nel 2025, MediCinema ha ricevuto un Bafta per il suo Outstanding British Contribution to Cinema, premio ritirato dal ceo Colin Lawrence. Christine era nel pubblico, fra star internazionali e dirigenti di cinema e televisione.

Al cinema, in ospedale

«A fine 2012, dopo una lunga militanza come direttore marketing nel settore del cinema, per caso avevo ritrovato un mio ex capo rientrato in Inghilterra dagli Stati Uniti e che, in quel momento, era ceo di MediCinema UK», racconta Fulvia Salvi, presidente di MediCinema Italia. «In quell’occasione, a Londra, ho incontrato Christine Hill e ho potuto vedere l’associazione inglese all’opera negli ospedali. Rimasi profondamente colpita dalla sua passione nel raccontare il progetto e dall’entusiasmo dello staff. Nel mio lavoro, ero abituata a misurarmi con le emozioni dello spettatore. Decisi di cambiare percorso e fondai MediCinema Italia. È stato complesso: nel mondo della sanità, all’epoca, si parlava di protocollo di umanizzazione della cura ma non era certo la priorità. Da allora, però, sono stati fatti passi da gigante».

Nel mio lavoro, ero abituata a misurarmi con le emozioni dello spettatore. Decisi di cambiare percorso e fondai MediCinema Italia. È stato complesso: nel mondo della sanità, all’epoca, si parlava di protocollo di umanizzazione della cura ma non era certo la priorità. Da allora sono stati fatti passi da gigante

Fulvia Salvi, presidente di MediCinema Italia

L’esordio è stato all’Humanitas di Rozzano, monitorando i benefici del cinema con l’Università Bicocca, puntando tutto sulla ricerca. «Ci tengo sempre a ricordare l’importanza dell’impostazione scientifica», spiega Salvi: «la cinematerapia può entrare in cartella clinica come programma di assistenza e riabilitazione con approccio rigoroso. Non è semplice intrattenimento».

Da allora, in Italia MediCinema ha realizzato sale cinematografiche in ospedali e centri di cura, progettate per essere confortevoli e tecnologicamente attrezzate, accessibili anche per chi si muove in carrozzina o non può lasciare il letto. Al Policlinico Gemelli l’associazione ha inaugurato nel 2016 una sala in grado di accogliere 130 spettatori; al Niguarda, dal 2018 ne esiste una da 80 posti. Ma la cineterapia non è solo questo.

Le volontarie di MediCinema a Roma.

Oltre al Gemelli e al Niguarda, MediCinema Italia – che, oggi, ha il patrocinio del Ministero della Salute e di ANICA, Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e digitali – è accreditato presso l’Istituto Gaslini di Genova, collabora con l’Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari e l’Hospice Pediatrico di Padova e ha di recente siglato una partnership con l’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso e l’Irccs Crob di Rionero in Vulture. Soprattutto collabora per la misurazione clinica dei benefici indotti dalla cineterapia con alcune delle principali università italiane come la Cattolica del Sacro Cuore di Milano, le Università di Pavia e Padova e la Bicocca di Milano.

Film su misura

Il cinema non guarisce certo la malattia, ma modifica il modo in cui la si vive, la si attraversa e la si affronta. Il cinema, come altre forme d’arte, si prende cura, allevia dolori e preoccupazioni. Non si tratta semplicemente di far passare il tempo con la visione di un film o di interrompere la routine da degente fatta di protocolli, analisi, terapie e pasti a orario. E magari anche di ansia e di noia. Le immagini diventano parte del trattamento, al pari di un ausilio farmacologico o di un colloquio con lo psicologo.

«La cineterapia non è semplicemente “guardare un film”», aggiunge Salvi, «è usare il cinema come terapia complementare, un percorso sostenuto da studi clinici e monitoraggi che mostrano come la visione di film attentamente selezionati abbia effetti positivi misurabili sul piano psicologico, neurologico ed emozionale. L’ascolto e la conoscenza del paziente è importante ai fini della ricerca e resta uno dei principi cardine da adottare per l’elaborazione di un protocollo di cineterapia».

La sala Medicinema al Niguarda di Milano.

Il protocollo di ricerca è approvato da un comitato etico, secondo la procedura in uso per la sperimentazione clinica: «La cineterapia adotta spesso, per la misurazione dei benefici indotti, le scale di qualità della vita. Si tratta sempre di “cucire” un programma specifico su ogni singolo individuo, di strutturare un percorso che tenga conto di molti parametri, vedendo il paziente nel suo vissuto, lavorando su tutte le sfere di emotività, problematiche mediche, fisiche e posologiche. Non si può generalizzare, un film adatto a una determinata persona, può non esserlo per un’altra».

Tra supereroi ed emozioni al femminile

Il film aiuta a identificarsi con i personaggi sullo schermo, spesso a immedesimarsi in loro, riconoscendone pregi, difetti, difficoltà, paure, coraggio, volontà di riscatto. Aiuta a parlare di sé indirettamente – un coinvolgimento senza esposizione -, attiva ricordi profondi, può calmare o attivare il sistema nervoso autonomo. La review pubblicata nel 2022 su Frontiers in Psychology ha analizzato 38 studi dedicati alla cineterapia da cui sono emersi benefici significativi, dal miglioramento del benessere emotivo alla diminuzione dei sintomi psicologici in diversi quadri clinici.

Fulvia Salvi, presidente di MediCinema Italia.

In occasione della Festa del Cinema di Roma 2025, sono stati presentati i risultati di due studi realizzati dalla Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli e dall’Università Cattolica, in collaborazione con MediCinema Italia. Si tratta del progetto clinico “Super Eroi Insieme”, presentato dalla professoressa Daniela Chieffo, direttrice di Psicologia clinica al Gemelli, che ha coinvolto nel nosocomio romano 30 bambini con patologie neurologiche complesse in età compresa tra gli 8 e i 12 anni. Gli appuntamenti prevedevano la proiezione di film di animazione dedicati a temi come amicizia, collaborazione ed empatia, accompagnati da attività ludico-educative tra bambini ospedalizzati e coetanei della scuola Lambruschini a Roma. I bambini, divisi in squadre ispirate a personaggi come Spiderman o Topolino, hanno partecipato a giochi e momenti di riflessione guidati dalle “6 A magiche” (aiuto, ascolto, accoglienza, accompagnare, alleanza, attenzione), pensate per rafforzare i messaggi trasmessi dai film. I risultati del progetto hanno mostrato che i bambini ricoverati hanno registrato un miglioramento significativo in tutte le dimensioni socio-emotive e dell’autostima tra l’inizio e la fine del percorso, promuovendo socializzazione e benessere e trasformando l’ambiente ospedaliero in uno spazio di crescita e condivisione.

La sala del Gemelli.

“Emozioni al Femminile”, invece, è un protocollo clinico presentato dalla professoressa Marianna Mazza e dalla dottoressa Caterina Brisi della Uoc di Psichiatria clinica d’urgenza del Gemelli, con lo scopo di verificare l’efficacia della cineterapia in donne con disturbi ansiosi e disturbi dell’umore. Lo studio ha previsto incontri in cui un gruppo di donne con depressione e ansia ha assistito alla proiezione di un film insieme al proprio partner. Ogni film trattava un’emozione diversa e, dopo la visione, si apriva una discussione per riflettere sui contenuti. Guardare i film e parlarne insieme ha portato a una riduzione del 50% dei sintomi depressivi e del 64% di quelli ansiosi nel gruppo di donne che ha partecipato.

Il contributo dei big del cinema

Lo stesso mondo del cinema ha iniziato a specchiarsi in questa esperienza. Registi come Giuseppe Tornatore, Andrea de Sica e Rolando Ravello hanno dedicato corti e documentari a MediCinema, contribuendo a raccontarlo e a diffonderlo. Il Film Come Terapia è lo spot realizzato dal regista Premio Oscar Giuseppe Tornatore con le musiche di Claudio Baglioni, L’eroe è il cortometraggio diretto da Andrea De Sica con Christian De Sica e Valeria Solarino, Roba da grandi di Rolando Ravello è un film dalla parte dei bambini che parla di potere dell’immaginazione e Il tempo dell’attesa, sempredi Ravello, è il docu-film che ha coinvolto le pazienti del Gemelli in un percorso sperimentale di cineterapia a complemento delle cure oncologiche.

Anche Cinecittà ha dato il suo contributo, presentando a luglio 2025 il progetto-documentario Rivoluzione MediCinema – Il potere della Cineterapia, oggi in produzione, che raccoglie testimonianze di pazienti, operatori sanitari, volontari, artisti e racconta l’impatto trasformativo di questa esperienza culturale applicata alla cura. Proiezioni e storie di rinascita, di emozione, di contatto umano, che rivelano come l’immaginazione possa accompagnare la guarigione.

In apertura, la proiezione di “Buen Camino” nella sala cinematografica del Policlinico Gemelli. Le fotografie sono di MediCinema

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