Giovani e impegno
Il Servizio civile cresce, ma non è “universale”: 5.600 posti in più, ma la coperta è ancora corta
Pubblicata la graduatoria dei programmi ammessi al finanziamento: in tutto 2.856 progetti ammessi, per un totale di 66.769 posizioni aperte. Lo scorso anno i posti erano poco più di 61mila e i progetti 2.641. Laura Milani, presidente della Conferenza nazionale entri servizio civile: «La strada verso la piena universalità del servizio è tracciata ma non conclusa»
Cresce, ma non abbastanza da potersi dire “universale”: il Servizio civile 2026 ha comunque numeri importanti, stando alla graduatoria dei programmi approvati, pubblicata in questi giorni sul sito del Dipartimento: 2.856 i progetti ammessi al finanziamento, di cui 2.641 in Italia, 215 all’estero.
In totale, 66.769 i volontari che saranno selezionati, tramite il bando che – ci fanno sapere dal Dipartimento – sarà pubblicato tra fine febbraio e inizio marzo. Lo scorso anno erano stati poco più di 61mila i posti disponibili, per un totale di 2.509 progetti, di cui 2.324 in Italia e 184 all’estero.
L’incremento è evidente, ma ben lontano dall’essere sufficiente: basti pensare che lo scorso anno le domande presentate erano state più di 135mila. Se il numero di candidature sarà lo stesso, una volta ancora saranno meno della metà le domande che potranno essere accolte. Tra queste, alcune non idonee, ma anche tante idonee.
C’è poi un dato significativo, che non si trova evidenziato ma che con un semplice calcolo emerge e dice molto: come si legge nel decreto, gli enti hanno presentato, in risposta all’Avviso del 12 marzo 2025, 3.800 progetti, per un totale di 92.551 posizioni di operatore volontario. Le posizioni finanziate risultano 66.769. Questo significa che 25.782 posti non saranno finanziati. Ovvero, quasi il 28%. La coperta, insomma, è decisamente troppo corta.
Abbiamo chiesto a Laura Milani, presidente della Conferenza nazionale enti per il servizio civile, di aiutarci a leggere e interpretare i dati contenuti nel decreto di finanziamento, anche alla luce delle richieste e delle aspettative degli enti.
Le vostre istanze sono state accolte?
La Cnesc aveva chiesto con forza al governo di dare continuità agli ultimi bandi, superando la soglia delle 60mila posizioni: constatare che questa istanza è stata accolta e rilanciata dal Ministro è un segnale di grande rilievo, che va nella direzione di favorire il rafforzamento e la valorizzazione di questo istituto della Repubblica. Si consolida così l’impegno verso le nuove generazioni e la coesione sociale del Paese.
Cosa ci dicono questi numeri?
Certamente le 66.769 posizioni complessivamente finanziate parlano della dimensione dello sforzo che si sta compiendo. Nello specifico, il decreto garantisce la partenza di 65.211 operatori volontari in Italia e 1.558 all’estero. Si consolida e si rafforza, quindi, anche l’intervento all’ estero, settore espressione di una politica estera “dal basso” che vede come protagonisti i civili, giovani e enti assieme nella costruzione di interventi di diplomazia popolare e di prevenzione dei conflitti. Questi numeri, seppur positivi, ci ricordano quanto lavoro resti ancora da fare. La progettualità degli enti negli ultimi anni, infatti, è in continua crescita e in questo avviso ha superato le 90mila posizioni meritevoli di finanziamento.

Il traguardo dell’universalità è più vicino?
A fronte di questi numeri e di una domanda che ogni anno vede più di 100mila giovani candidarsi con entusiasmo, è chiaro che la strada verso la piena universalità del servizio è tracciata ma non conclusa. Apprezziamo i risultati raggiunti e auspichiamo che, con la collaborazione di tutti gli attori del sistema, si riesca presto a consolidare questa crescita verso l’universalità.
Qual è ora la sfida?
Rilanciare l’impegno di tutto il sistema. Siamo pronti, come Cnesc, a operare affinché il servizio civile sia sempre più universale e radicato nelle sue finalità costitutive, garantendo a ogni giovane che desidera mettersi a disposizione della comunità di poterlo fare. Il nostro obiettivo resta favorire la partecipazione a un’esperienza finalizzata alla tutela del bene comune, alla costruzione della pace e alla partecipazione civica.
Continueremo a collaborare con le istituzioni perché questo istituto della Repubblica resti un pilastro della difesa civile non armata e nonviolenta, rendendolo uno strumento sempre più accessibile, inclusivo, attrattivo e capace di rispondere alla voglia di protagonismo dei nostri giovani nella difesa dei valori costituzionali e dei diritti fondamentali di ogni persona.
Foto apertura Elisa Pezzotti_Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
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