Aree interne, l’Italia da scoprire

Il sindaco che dorme in tenda per difendere il suo ospedale

«Quelle mura appartengono a tutti noi», dice il sindaco di Isernia, Piero Castrataro. Da giorni dorme davanti all’ospedale per sensibilizzare sul diritto alla salute e sulla carenza di personale e servizi essenziali: la città è tra le aree interne del Molise. «Non è una protesta», dice, «ma un presidio di presenza e responsabilità civica. Le battaglie non si combattono solo negli uffici o dietro una scrivania. A volte, bisogna riportarle là dove il bisogno è reale»

di Daria Capitani

Creatività, concretezza, rabbia, non ancora, lingua, cura, vitalità. C’è un sindaco che sembra tenerle tutte insieme le parole che abbiamo scelto per raccontare le aree interne nell’ultimo numero di VITA. Si trova in Molise, Isernia, capoluogo di provincia inserito nell’ultima classificazione dedicata proprio alle aree interne. Dal 26 dicembre dorme in una tenda, piazzata di fronte all’ospedale della sua città. Un presidio che «non è protesta», dice, «ma il desiderio di non lasciare nulla di intentato». Le motivazioni, quelle più profonde, le ha consegnate a un post su Facebook: «Le battaglie non si combattono solo negli uffici o dietro una scrivania. A volte, bisogna riportarle dove tutto ha inizio, dove il bisogno è reale, dove ogni minuto conta. Stasera accadrà qualcosa di diverso. Sarà un atto di presenza, un presidio di cuore e di corpo proprio lì, davanti a quelle mura che appartengono a tutti noi. Perché se il diritto alla salute viene messo in ombra, noi porteremo la luce della testimonianza».

Quando si parla di territori marginali, la narrazione è appiattita ai poli opposti: declino o rinascita. Sul tema, il numero di dicembre/gennaio di VITA porta un altro racconto: chi sono le persone che scelgono di vivere nella pancia dell’Italia? Un viaggio tra le storie di chi, pur tra fatica e ostacoli, ha deciso di restare, ritornare o arrivare. 
AREE INTERNE, L’ITALIA DA SCOPRIRE

Chi è Piero Castrataro?

Sono nato a Jelsi in provincia di Campobasso, ma mi sono trasferito a Isernia a dieci anni. Ho studiato a Pisa Ingegneria nucleare, ho conseguito un dottorato alla Scuola superiore Sant’Anna in Ingegneria biomedica e ho lavorato nel campo della ricerca accademica e in alcune startup. Nel 2020 ho deciso di ritornare a casa, nel 2021 sono stato eletto sindaco.

Che cosa sta succedendo a Isernia?

Seppur piccola, Isernia è il capoluogo di una provincia che conta poco più di 80mila persone. Qui c’è uno dei quattro ospedali pubblici del Molise: gli altri si trovano a Campobasso, capoluogo di regione, a Termoli sulla Costa Adriatica e ad Agnone nell’Alto Molise, in area disagiata. A gravitare verso l’ospedale Ferdinando Veneziale di Isernia è una popolazione sempre più ridotta nei numeri ma non per questo meno bisognosa di cure. Negli anni sono stati tagliati diversi servizi, ma il problema non si pone per gli interventi programmati: qui siamo abituati a una mobilità passiva verso le strutture sanitarie del Sud o del Centro Nord. La questione emerge in tutta la sua criticità quando si presenta l’ipotesi di perdere le reti tempo dipendenti: Infarto Miocardico Acuto, Ictus e politrauma. Chiediamo che non vengano sacrificate in nome del calo demografico. Lo stesso vale per il punto nascita: rinunciarvi significherebbe condannare tutta l’area al declino. Ma c’è un altro tema su cui desideriamo tener desta l’attenzione.

Il sindaco di Isernia Piero Castrataro.

Quale?

La carenza di medici al Pronto Soccorso e nei reparti di Rianimazione, Medicina e Radiodiagnostica. Siamo consapevoli che il fenomeno attraversa tutta l’Italia, ma qui è amplificato dal filtro della medicina territoriale che ancora non funziona a pieno regime. Sappiamo che i problemi non potranno essere risolti in un giorno né con qualche notte sotto le stelle, ma ci sono azioni che possiamo fare oggi, che non costano molto e possono dare sollievo. Se agli ospedali si toglie tutto, non riusciranno più a erogare servizi e diventeranno un costo e basta.

Le battaglie non si combattono solo negli uffici o dietro una scrivania. A volte, bisogna riportarle dove tutto ha inizio, dove il bisogno è reale, dove ogni minuto conta

Pietro Castrataro, sindaco di Isernia

 Perché ha deciso di occupare lo spazio pubblico?

È un’idea maturata nell’ultimo anno. Ho compiuto diverse azioni a livello istituzionale ma nessuna ha avuto l’effetto sperato. II ruolo dei sindaci è marginale nella sanità, ma insieme ai colleghi dei comuni limitrofi ci siamo spesi per garantire un servizio che è essenziale e salvavita. La scelta di presidiare la piazza è dettata dalla volontà di sensibilizzare non soltanto la classe politica che ha il compito di decidere ma anche i cittadini. Se ci dimentichiamo che la sanità è un bene comune, se non ce ne prendiamo cura ognuno per la sua parte, non facciamo altro che compiere passi indietro.

Ha più volte sottolineato che la sua non è una protesta. Che cos’è allora?

È un atto di sensibilizzazione senza piangersi addosso, una voce levata in modo pacifico, con proposte concrete e soluzioni possibili.

Il presidio fuori dall’ospedale.

Ha ricevuto diverse manifestazioni di solidarietà da parte dei cittadini. C’è un messaggio che l’ha colpita più di tutti?

Sto ricevendo tanto calore umano. In fondo, il mio obiettivo era proprio questo: focalizzare non soltanto l’attenzione ma anche un’emozione. Un bambino mi ha lasciato un biglietto che da solo vale ogni notte in tenda: «Il tuo gesto è il mio futuro». Un altro mi ha portato un disegno con i cinque bambini appena nati nel nostro ospedale: «Sono contento di essere nato qui», ha scritto.

Il biglietto che un bambino ha lasciato al sindaco di Isernia.

Quale messaggio invece vuole lanciare a chi non crede nel futuro delle aree interne?

Questo non è un tema che riguarda soltanto il Molise. Appartiene alle comunità locali del Veneto, della Lombardia, del Piemonte come della Calabria. Nella sola provincia di Isernia c’è più biodiversità che in tutta l’Inghilterra, una qualità della vita e dell’ambiente incredibili. Mancano le comodità dei centri urbani? Sì, ma le aree interne non devono inseguire quel modello di urbanizzazione, si devono caratterizzare per altro. Mi viene in mente una frase di José Saramago: «La noia è quando senti di vivere». Gli esperti invocano i servizi ecosistemici, io le chiamo sinergie: abbiamo diversi modi di vivere ma un unico destino, apparteniamo a un futuro comune.

Le fotografie sono state fornite dall’intervistato

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