Il diritto di viaggiare
Il valore nascosto dell’accessibilità: nel turismo muove quasi 10 miliardi
8,8 milioni di arrivi e 38,4 milioni di presenze l’anno, con un impatto economico che vale quasi 10 miliardi di euro: sono i numeri legati al turismo accessibile. Per Daniela Broglio, presidente dell'Istituto italiano per il Turismo per tutti, sul tema c'è un grande equivoco da superare: «L’accessibilità non è “un di più”, ma una condizione di qualità e anche di competitività economica». Con la sua intervista, inizia una serie di VITA dedicata al viaggio e alla cultura dell'accoglienza
di Sara Piana
Il turismo accessibile non è un tema di nicchia, ma una leva di sviluppo sociale ed economico per l’Italia. Lo conferma il nuovo Rapporto sul Turismo accessibile e inclusivo curato da Srm – Studi e ricerche per il Mezzogiorno, secondo cui il settore genera in Italia 8,8 milioni di arrivi e 38,4 milioni di presenze all’anno, con un impatto economico diretto di 5,3 miliardi di euro, che arriva a 9,6 miliardi se si considerano gli effetti indiretti. Ne parliamo con Daniela Broglio, presidente di IsITT – Istituto Italiano per il Turismo per Tutti, realtà che da oltre quindici anni lavora per diffondere la cultura dell’accoglienza e che, lo scorso ottobre, ha portato a Torino il 3rd World Summit on Accessible Tourism – Destinations for All, evento internazionale di riferimento per il settore.

Per chi ancora non vi conosce: che cos’è IsITT e qual è il vostro ruolo nel panorama del turismo accessibile in Italia?
IsITT nasce a Torino, in Piemonte, da una collaborazione con la Cpd – Consulta per le Persone in Difficoltà, che ha dato vita al progetto Turismabile, uno dei primi esempi concreti di accompagnamento dei territori verso un turismo realmente accogliente per tutti. Da allora lavoriamo con destination management organization, enti pubblici e privati, consorzi turistici, agenzie turistiche locali, Gal e associazioni di categoria del settore turismo. Il nostro lavoro unisce formazione, ricerca e consulenza: aiutiamo operatori e istituzioni a comprendere che l’accessibilità non è solo una questione di rampe, bensì di relazioni e accoglienza.
Presidente Broglio, il rapporto Srm offre una fotografia chiara: il turismo accessibile è un motore di crescita sociale ed economica. Che cosa ci dicono davvero questi numeri?
Ci dicono che l’accessibilità non è un costo, ma un investimento intelligente. Il turismo accessibile in Italia vale quasi dieci miliardi di euro e rappresenta oltre l’8% delle presenze totali: non parliamo quindi di una minoranza, ma di un mercato reale e in espansione. È un segmento che mette insieme persone con disabilità, anziani, famiglie con bambini piccoli, viaggiatori con esigenze temporanee – cioè una parte sempre più ampia della popolazione. Rendere accessibile una destinazione significa migliorare la qualità dell’esperienza per tutti.
C’è un dato, tra quelli emersi dalla ricerca Srm, che colpisce più degli altri?
Sì. Le imprese che investono in accessibilità crescono di più. Hanno un ritorno sugli investimenti superiore alla media e una maggiore solidità finanziaria. Questo significa che l’inclusione genera valore anche economico, oltre che sociale. Ogni euro speso in accessibilità migliora la qualità del servizio, amplia la clientela e rafforza la reputazione del territorio. È la dimostrazione che il turismo per tutti conviene a tutti.
Eppure spesso si pensa ancora all’accessibilità come a un obbligo normativo o a un gesto di sensibilità…
Sì, e questo è un grande equivoco. L’accessibilità non è “un di più”, ma una condizione di qualità e anche di competitività economica. Le imprese che investono in accoglienza – lo dimostra la stessa ricerca – crescono di più e sono più solide. In molti casi, chi ha scelto di adeguare la propria struttura per ospitare persone con esigenze specifiche ha visto aumentare il proprio fatturato, la reputazione e la fidelizzazione dei clienti.
Al World Summit on Accessible Tourism di Torino, che si è concluso da poco, avete raccolto esperienze da oltre 30 Paesi. Qual è il messaggio più forte che ne è uscito?
Che il turismo accessibile è ormai un tema globale e che l’Italia può giocare un ruolo da protagonista. Torino ha dimostrato come la collaborazione tra enti pubblici, imprese e Terzo settore possa generare innovazione vera. Durante il Summit abbiamo visto che i territori che investono in accessibilità sono anche quelli che attraggono nuovi turisti, destagionalizzano i flussi e creano occupazione. L’accessibilità è, di fatto, una politica di sviluppo territoriale.

Guardando al futuro, come si muoverà IsITT dopo questo appuntamento internazionale?
Il Summit è stato un punto di arrivo, ma anche di ripartenza. Stiamo lavorando per trasformare IsITT in un Osservatorio nazionale sul Turismo accessibile. Sarà uno spazio di ricerca, formazione e confronto, in cui raccogliere dati, buone pratiche e strumenti utili per chi lavora nel turismo. L’obiettivo è semplice ma ambizioso: accompagnare l’Italia verso un modello in cui l’accessibilità non sia un obbligo, ma un valore riconosciuto e praticato. Il turismo accessibile non è soltanto una frontiera dell’inclusione, ma una concreta opportunità di crescita per l’Italia. I numeri lo confermano, ma a contare ancora di più è la visione: un Paese che sceglie di rendersi accessibile sceglie di essere più accogliente, più sostenibile e più competitivo. Con il lavoro di IsITT e la nascita dell’Osservatorio Nazionale sul Turismo Accessibile, il cammino è tracciato: trasformare la cultura dell’accessibilità in una pratica quotidiana oltre la norma, capace di generare valore per le persone e per i territori.
Le fotografie sono state fornite da Cpd – Consulta per le persone in difficoltà
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