Scenari di crisi

Il Venezuela tra “calma tesa” e crisi umanitaria

Strade vuote e file ai supermercati, dopo l’azione militare degli Stati Uniti del 3 gennaio in Venezuela. Ora le attività sono riprese, ma la popolazione vive nella paura e le organizzazioni umanitarie temono due scenari, entrambi allarmanti: un’escalation o uno stallo prolungato. La testimonianza di José Castellano, operatore umanitario di Fondazione Cesvi: «Anche in assenza di un coprifuoco ufficiale, molti scelgono di non uscire di casa». Il direttore generale dell'ong Stefano Piziali, alla comunità internazionale: «Non abbandonate questo Paese»

di Chiara Ludovisi

In Venezuela si respira un clima di “calma tesa” dopo l’azione militare lanciata dagli Stati Uniti all’alba del 3 gennaio. A raccontarlo a VITA è José Castellano, vice capo missione di Cesvi, che vive e lavora a Caracas.

«Il 3 gennaio le strade erano vuote e solo i distributori di benzina e i supermercati erano affollati di persone che facevano rifornimento, nei pochi esercizi commerciali che avevano deciso di riaprire. Già il giorno successivo, però, il senso di allarme si era placato: non c’erano più code ai negozi o ai distributori di benzina, mentre nelle strade si vedevano più persone».

Secondo Castellano, la popolazione sta vivendo queste ore in un’attesa carica di incertezza: «In generale, i venezuelani attendono azioni diplomatiche sia da parte del governo venezuelano sia da quello americano, mentre cercano di capire se possano esserci nuove operazioni militari».

Attività riprese, ma massima allerta

Nel frattempo, tutte le attività stanno proseguendo, incluse quelle umanitarie. «Il ministro della Difesa venezuelano, in una dichiarazione del 4 gennaio, ha chiesto la ripresa di tutte le attività nel Paese, comprese quelle educative, commerciali e pubbliche. Le organizzazioni umanitarie internazionali stanno monitorando costantemente la situazione».

Per garantire la massima sicurezza, però, Cesvi e le altre organizzazioni «stanno implementando misure di lavoro a distanza, finché non si verificheranno condizioni di maggiore stabilità».

Una popolazione già stremata

La popolazione venezuelana, già indebolita e impoverita dal regime autoritario di Nicolás Maduro e dalla lunga crisi socio-economica, oggi vive nella paura.

«Anche in assenza di un coprifuoco ufficiale, molti scelgono di non uscire di casa. Le chiusure dei primi giorni dell’anno e il persistente clima di tensione sono condizioni che rischiano di esacerbare criticità e problemi di sicurezza che già erano gravi in molte aree del Paese», spiega Castellano.

Due scenari, entrambi allarmanti

Per questo Cesvi, presente in Venezuela da oltre 20 anni, esprime forte preoccupazione per le possibili conseguenze dell’attacco statunitense e per i nuovi scenari che potrebbero aprirsi.

Operatore Cesvi in Venezuela

A delinearli è il direttore generale di Cesvi, Stefano Piziali, che parla di «due scenari, entrambi allarmanti».

Il primo è quello di «una ripetizione dell’azione militare, con nuovi bombardamenti e l’invio di truppe di terra, che potrebbe generare una situazione del tutto ingovernabile, con scontri diffusi all’interno del Paese».

Il secondo scenario, giudicato «altrettanto preoccupante», è quello di una fase di stallo e confusione: «I poteri locali si rafforzerebbero, il controllo statale si indebolirebbe ulteriormente e la violenza diffusa, il caos e la criminalità crescerebbero senza freni».

L’allarme umanitario e l’appello alla comunità internazionale

In entrambi i casi, a pagare il prezzo più alto sarebbe la popolazione civile, «in particolare donne e bambini. Già oggi il cibo comincia a scarseggiare e le lunghe code davanti ai supermercati non promettono nulla di buono per il futuro», sottolinea Piziali.

Da qui l’appello di Cesvi alla comunità internazionale:
«Non abbandonate il Venezuela in questo momento. È fondamentale mantenere aperti i servizi di protezione per donne e bambini, raccogliere dati sulla popolazione più vulnerabile e conservare canali di comunicazione con le organizzazioni della società civile venezuelana, che offrono spontaneamente un supporto diretto alle persone più bisognose».

«Cesvi fa parte di questo sistema e può garantire a tutte le organizzazioni internazionali interessate il supporto necessario per operare nel Paese. È un momento delicato, e il nostro impegno deve continuare senza sosta», conclude Piziali.

AP Photo/Petros Karadjias/Associated Press/LaPresse

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